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Gli immortali

Immaginiamo di costruire da zero una discoteca: per carità, non una discoteca che raccolga i documenti sonori di tutte le culture e tutte le tradizioni. Una discoteca privata, misura domestica, con pezzi scelti in tutta la musica classica con il solo criterio del valore: gli "immortali", appunto.

Trio in mi bemolle maggiore, op.100: II. andante con moto | Franz Schubert
Questo Andante con moto ha dei caratteri da marcia funebre. Ma con Schubert la marcia funebre diventa ironicamente un passo di danza, un balletto sinistro di figure spettrali, mentre la melodia del violoncello è il baricentro di tutto il pezzo. Tanto è vero che Schubert a un certo punto lo mette da parte; ma ecco che a metà del brano il grande tema del violoncello riappare inatteso, come il personaggio di un romanzo che – colpo di scena – torna, lavorato dal tempo e carico d'esperienze …

Gymnopédie n.1 in re maggiore: lent et douloureux | Erik Satie
Le Gymnopédies sono tre brevi pezzi pieni di atmosfera, in tempo di 3/4, che condividono un tema e una struttura comuni. Nel loro insieme sono considerate come precorritrici della moderna musica ambient – pezzi armoniosi ma tuttavia eccentrici che all'epoca uscivano dalla tradizione classica. Le melodie dei 3 pezzi fanno un uso deliberato di dissonanze, che producono un effetto melanconico come previsto dalle istruzioni di Satie, che prevedevano esecuzioni comunque lente, e poi dolorose, tristi e gravi. Se poi queste istruzioni fossero da prendere alla lettera, o fossero invece dei commenti satirici su altra musica del tempo non è dato sapere. Ma nulla toglie al fascino eterno dei pezzi.

Sinfonia n.7 in la maggiore, op.92: II. allegretto | Ludwig van Beethoven
Ascoltando la Settima sinfonia si ha l'impressione di una massa lanciata con impeto crescente verso l'apoteosi finale. Il ritmo è tutto: anche il celebre Allegretto non consente indugi perchè è tutto definito dal suo immutabile sottofondo ritmico che lo sospinge oltre, lo costringe a muoversi. Naturalmente questo correre in avanti, accumulando energia anziché consumarla strada facendo, ha pure una sua drammaticità, che ricorda la forza con cui la Quinta sinfonia si lanciava contro ogni ostacolo. Ma la Settima non conosce ostacoli, è un dramma di forme, un dramma danzato; appunto, l'apoteosi della danza, come la definì Wagner.

Duo des fleurs | Léo Delibes
"Duetto dei fiori" è un famoso duetto per soprano e mezzo-soprano dall'opera Lakmé di Léo Delibes. Il duetto si svolge nel primo atto, tra il personaggio di Lakmé, la figlia di un prete di Brahmin, e la sua serva Mallika, mentre vanno a raccogliere dei fiori in riva ad un fiume.

Trio in la minore per pianoforte, violino e violoncello: I. moderé | Maurice Ravel
Il modo migliore per conoscere il Trio di Ravel è quello di ascoltarlo dopo una fiera batosta, oppure storditi di stanchezza, con la testa che ronza a vuoto, gli occhi pesti e i nervi ancora tutti drizzati e indoloriti: così conciati, il primo tema del pianoforte, pianissimo, con il suo ritmo lieve e sospeso, con il suo gioco tra commosso e ironizzato, ci trasporta subito in un mondo nuovo, in un tempo nuovo, che non ha più nulla a che fare con le misure reali e dove ogni contingenza oscura, materiale, vergognosa scompare. Poi tocca al genio di Ravel preservare questa sensazione per tutta la durata del pezzo, per tutti e quattro i movimenti. Qui propongo il miracoloso Moderé, primo movimento.

Goldberg Variations, BWV 988: aria da capo | Johann Sebastian Bach
Per le Variazioni Goldberg di Bach suonate sul pianoforte da Glenn Gould verrebbe voglia di usare la sigla autorale abbinata: Bach-Gould. Non che Gould abbia trascritto nulla, che anzi tutto è scrupolosamente fedele all'originale, fino all'ultima nota e all'ultima pausa. Ma Gould ha la facoltà d'inventare una vita sonora e timbrica, un gioco di pesi e di rapporti temporali molto originale. Gould voleva essere tutto cervello, ma qui è anche cuore, tanto da cantarsi a voce percepibile le note che suona.



Il molto eclettico Dr. Hannibal Lecter (de Il silenzio degli innocenti) è notoriamente un appassionato delle Variazioni Goldberg nell'esecuzione di Glenn Gould.

Danse macabre | Camille Saint-Saëns
La Danza macabra è un breve poema sinfonico composto nel 1874 da Camille Saint-Saëns. Fonte di ispirazione fu un poemetto grottesco di Henri Cazalis in cui la morte suona un violino scordato in un cimitero. Il violino della Morte, oltre ad avere la corda più alta “scordata” appositamente, suona anche in tonalità sbagliata. Gli scheletri escono dalle tombe e avvolti in bianchi sudari si mettono a ballare forsennatamente: la danza vera e propria è formata da contrabbassi e violoncelli, con lo xilofono che imita il rumore secco delle ossa degli scheletri che danzano. Insomma un “Thriller” 110 anni prima di Michael Jackson!

Berceuse per pianoforte in re bemolle maggiore, op.57 | Fryderyl Chopin
Tutti sanno la differenza tra il tempo matematico degli orologi e il tempo psicologico percepito dalla coscienza; la musica, arte dell'interiorità, lavora su quel rapporto e ciascun compositore attira e organizza nel proprio tempo idee e immagini sonore. Quanto "dura" la Berceuse per pianoforte di Chopin? La mano sinistra ripete da cima a fondo sempre la stessa formula ritmica e il tempo sembra arrestarsi; ma su questa sorta d'ipnosi la mano destra disegna una linea immacolata e poi la conduce per una rete di varianti che ognuna illumina una faccia di quel purissimo diamante; partita da un filo di musica, la pagina passa per un rigonfiamento e poi si vuota alla fine tornando al punto di partenza: se a questo punto guardiamo l'orologio, vedremo che sono passati si e no cinque minuti; mentre nella realtà della fantasia siamo stati rapiti in una misteriora immobilità fuori da ogni tempo meccanico.

Sinfonia n.3 in fa maggiore, op.90: III. poco allegretto | Johannes Brahms
Secondo attendibili statistiche, delle quattro sinfonie di Bramhs la n.3 è di gran lunga la meno eseguita. Ma proprio quest'opera contiene, con il suo Terzo movimento, una delle pagine più popolari di tutto Brahms, specie dopo il successo mondiale del film ricavato dal romanzo di Françoise Sagan Aimez-vous Brahms?, dove il tema ricorre con persistente malinconia.

Adagio for strings | Samuel Barber
L'Adagio per archi di Barber è struggente e bellissimo.

The Elephant Man (1980), diretto da David Lynch, è stato il primo film ad utilizzare questo brano: fu aggiunto in coda al film per aumentare l'emotività della pellicola. Il pezzo è stato usato anche nel film Platoon (1986) di Oliver Stone, per sottolineare i momenti più forti della pellicola.

Sinfonia n.5 in do minore, op.67: I. allegro con brio | Ludwig van Beethoven
La buona musica non sempre sa tenere compagnia. Il caso più evidente è quello della Quinta sinfonia di Beethoven, che a dire la verità, se uno l'ascolta proprio bene, è un po' come mettersi un leone in casa: che non è certo una buona compagnia, a meno di non nascere con la vocazione del domatore. Eppure la Quinta sinfonia è irrinunciabile, essendo l'opera in cui il pensiero beethoveniano si presenta efficace come un dramma e chiaro come un teorema.

Water Music, suite n.2 in re maggiore, HWV 349: II. alla hornpipe | Georg Friedrich
Se c'è una musica che bisogna ascoltare tutte le mattine prima d'incominciare le solite occupazioni, nulla di piú tonico e corroborante si può trovare della Water Music di Haendel; come le pratiche igieniche, il rassettarsi e il vestire con appropriatezza, questa musica potrà mettere in forma lo spirito per buona parte della giornata. C'è persino il pericolo che quella grandiosità di respiro e quel fraseggiare sempre maestoso inducano – in chi ascolta e se ne compenetri – una certa qual grandigia e altezzosità di gesti e di atteggiamenti: c'è il rischio di non rispondere al saluto della vicina sul pianerottolo, peggio, di respingere schifati e annoiati la piú urbana osservazione di un superiore: tanto è maiuscola quella musica, tanto è impregnata di maniere graziose e regali!

Concerto in re maggiore per tromba e archi: I. adagio | Georg Philipp Telemann
Sono sicuro che questa melodia ti è molto familiare. Infatti è quella de "La canzone dell’amore perduto" di De André (vedi alla voce Plagi d'autore).

Agitata da due venti | Antonio Vivaldi
Aria dal II atto di Griselda, opera di Antonio Vivaldi su libretto di Carlo Goldoni. Fe-no-me-na-le la Cecilia Bartoli.
Agitata da due venti,
freme l’onda in mar turbato
e il nocchiero spaventato
già s’aspetta a naufragar.

Kinderszenen n.7 in fa maggiore, op.15: Träumerei | Robert Schumann
Una delle Kinderszenen. Schumann inizialmente le definì come scene infantili composte per bambini da parte di un adulto, ma in seguito modificò il proprio giudizio in 'reminiscenze per adulti da parte di un adulto'; non più musica per i bimbi dunque, bensì sui bimbi. Questa è "Sogno".

Variations on an original theme, op.36, Enigma: 9. Nimrod (adagio) | Edward+Elgar
Le Enigma Variations consistono in un tema principale, seguito da 14 variazioni, che differiscono dal tema per melodia, armonia e ritmo; l'ultima variazione costituisce il gran finale. Questa è Nimrod, la nona variazione, la più famosa.


Playlist

The Big Chill

Il grande freddo è un film del 1983 diretto da Lawrence Kasdan, che rappresenta uno spaccato della generazione del Sessantotto e della contestazione giovanile.

Per il funerale di Alex, suicidatosi senza motivo apparente, nella villa del vecchio compagno Harold e della moglie Sara, viene invitato un gruppo di ex compagni di college. Dopo avere condiviso i sogni e le aspirazioni negli anni sessanta, gli amici si sono persi di vista per circa quindici anni e si ritrovano all'inizio degli anni ottanta, cambiati nelle aspirazioni e nelle aspettative. L'incontro è l'occasione per ricordare i sogni della giovinezza e confrontarli con il presente, ristabilire rapporti e crearne di nuovi: Karen, delusa dal proprio matrimonio con Richard, ravviva una vecchia e latente fiamma con Sam, attore fresco di divorzio; Michael, logorroico giornalista scandalistico, tenta senza successo d'offrirsi a tutte le donne disponibili; la giovane Chloe, ragazza di Alex, forse troverà un nuovo amore in Nick, psicologo introverso e segnato dall'esperienza in Vietnam e dalla droga; l'avvocatessa rampante Meg, che desidera un figlio ma non ha un compagno, forse l'avrà da Harold, con la complicità di Sarah, che si sente ancora in colpa per avere tradito il marito cinque anni prima con Alex.

La colonna sonora, scelta personalmente dal regista e dalla moglie, racchiude alcuni dei grandi successi americani degli anni sessanta, in particolare dell'etichetta soul Motown.


I heard it through the grapevine | Marvin Gaye
(I heard it through the grapevine, 1968)
Beh, un mito, anche se l’hanno infilata in tutti i film e gli spot del mondo, compreso uno per le uvette: ma con quell’attacco lì, si può vendere qualsiasi cosa. Nell’anno prima che convincessero il signor Motown, Barry Gordy, a farla cantare a Gaye, la canzone era stata già data a parecchi altri. Ma con lui divenne il singolo più venduto nella storia della Motown. Una delle più grandi canzoni sulla rivelazione dell’esistenza dell’altro, assieme a “Fiori rosa, fiori di pesco”.
Al minuto 0:01. Sara inizia a piangere. I principali protagonisti vengono introdotti attraverso una serie di brevi riprese.

You can’t always get what you want | The Rolling Stones
(Let it bleed, 1969)
Fenomenale. Lo era già prima di entrare dentro nuovi cuori grazie alla scena del funerale che apre Il grande freddo, con tutto il coro del London Bach Choir (in alcune versioni è tagliato, e la canzone parte dalla chitarra). Poi tira avanti per sette minuti e mezzo di effettiva ascensione al cielo, in palese eccezione al titolo.
Al minuto 0:12. Scena del funerale in chiesa, con Karen che suona il brano con l'organo. Il brano si evolve poi da strumentale all'originale dei Rolling Stones, mentre tutti vanno al cimitero.

Tell him | The Exciters
(singolo, 1962)
Al minuto 0:25. Dopo che Michael ha incontrato Chloe, scene di tutti che disfano le valigie.

A whiter shade of pale | Procol Harum
(Procol Harum, 1967)
Nessuno ha ancora capito cosa accidenti volesse dire (se lo chiedevano anche in The commitments, il film), ma fu l’emblema dell’Estate dell’Amore hippie e rimase una delle canzoni più famose e riprodotte della storia. C’è soul, rock e musica classica assieme (Bach è citato esplicitamente), senza indulgere in sinfonismi à la Queen. “We skip the light fandango...”.

The tracks of my tears | Smokey Robinson & The Miracles
(Going to a go-go, 1965)
Al minuto 0:27. Meg parla di un caso giudiziario e Michael di giornalismo, mentre tutti gironzolano intorno.

Good Lovin' | The Young Rascals
(The Young Rascals, 1966)
Al minuto 0:42. In giro con la jeep.

Ain't yoo proud to beg | The Temptations
(Gettin' ready, 1966)
I Rolling Stones registrarono una versione della canzone per il loro album It's only rock 'n' roll nel 1974.
Al minuto 0:53. Harold mette questo disco e tutti ballano mentre puliscono la cucina.

My girl | The Temptations
(The Temptations sing Smokey, 1965)
Il brano fu scritto e prodotto da Smokey Robinson e portato per la prima volta al successo dai Temptations. Molte sono le cover successive, tra cui quella di Otis Redding.
Al minuto 0:54. Seduti sul divano a fumare uno spinello.

Wouldn’t it be nice | The Beach Boys
(Pet sounds, 1966)
La prima traccia di un disco – Pet sounds – considerato uno dei più importanti della storia del rock. Dopo due minuti ci sono già abbastanza melodie per quattro canzoni. Rivoluzionaria anche nel testo, che dopo tutta l’epica del giovanilismo surfistico suggerisce invece come sarebbe bello essere già vecchi e passare giorni e notti assieme e tranquilli come fa tutto il mondo.

Quicksilver girl | Steve Miller Band
(Sailor, 1968)
Al minuto 0:58. Richard dorme sul divano, mentre Nick e Meg provano delle scarpe.

The weight | The Band
(Music form Big Pink, 1968)
"The weight" è una canzone del 1968 del gruppo canadese The Band. Il brano è tra i più celebri della controcultura della fine degli anni sessanta.
Al minuto 1:01. Meg si prepara un caffè e fuma una sigaretta, mentre Nick e Meg continuano a provarsi delle scarpe.

Gimme some lovin' | The Spencer Davis Group
(Autumn '66), 1966)
Brano del gruppo rock britannico The Spencer Davis Group, di cui faceva parte anche Steve Winwood. Tuttavia molti credono sia invece dei Blues Brothers, perché nel 1980 ne fecero una cover nella colonna sonora del film omonimo. Il riff di base della canzone è stato preso da "(Ain't That) A Lot of Love" di Homer Banks.
Al minuto 1:10. Il match di football.

Bad moon rising | Creedence Clearwater Revival
(Green river, 1969)
Per uno come Fogerty che era così affascinato dai luoghi intorno a New Orleans, una canzone che predice ogni sventura naturale e suggerisce di chiudersi in casa, parve poi piuttosto anticipatrice. Metaforicamente, invece, è buona per tutto. Il verso “there’s a bad moon on the rise” è da sempre confuso dagli ascoltatori con “there’s a bathroom on the right” (il bagno è in fondo a destra).
Al minuto 1:18. Sam e Harold suonano questa canzone mentre sono in giro in jeep.

When a man loves a woman | Percy Sledge
(The Best of Percy Sledge, 1966)
Il brano fu scritto dallo stesso Percy Sledge e fu un grande successo negli anni sessanta. Nel 1991 Michael Bolton registrò una cover del brano, che fece guadagnare a Bolton un Grammy per la miglior interpretazione vocale maschile.
Al minuto 1:22. Sara guarda Harold che passa il telefono a Meg, poi tutti parlano del biglietto di addio di Alex.

(You make me feel like) A natural woman | Aretha Franklin
(singolo, 1967)
Canzone scritta per Aretha Franklin dalla cantautrice americana Carole King, che poi la cantò nel 1971 nel suo album Tapestry. Il brano diventato un classico della musica americana.
Al minuto 1:29. Michael fa riprese con la sua cinepresa, Meg e Harold sono seduti sul letto.

In the midnight hour | Wilson Pickett
(In the midnight hour, 1965)
Il primo successo di Pickett, e rimase il più celebre. Fu registrato a Memphis con tutto il suo storico attacco di fiati. Lui aspetta la mezzanotte, così finalmente sarà solo con lei.
Al minuto 1:32. Chloe da a Nick la giacca di Alex, mentre Sam e Karen e anche Harold e Meg fanno sesso.

I second that emotion | Smokey Robinson & The Miracles
(singolo, 1967)
Brano scritto da Smokey Robinson e da lui portato per primo al successo nel 1967, replicato due anni dopo dalla versione di Diana+Ross & The Supremes con i Temptations.
Al minuto 1:34. Harold va a fare una corsa, Sara lo guarda dalla finestra, mentre Chloe dorme.

Joy to the world | Three Dog Night
(Naturally, 1970)
Il brano è quello che inizia con il verso "Jeremiah was a bullfrog", cioè Geremia era una rana toro. Nella sua canzone natalizia omonima del 1994, Mariah Carey fa uso dei un campionamento del brano dei Three Dog Night.
Al minuto 1:37. Titoli di coda.

Altri 4 brani compaiono nei due album 'ufficiali' della colonna sonora del 1983 (The Big Chill) e del 1984 (More songs from The Big Chill) .

It's the same old song | Four Tops
(Four Tops' second album, 1965)

Dancing in the street | Martha and the Vandellas
(singolo, 1964)
Brano musicale scritto da William "Mickey" Stevenson e Marvin Gaye nel 1964, divenne uno dei maggiori successi del gruppo Martha and the Vandellas. Ne hanno fatto un duetto anche David Bowie e Mick Jagger nel 1985.

What’s going on | Marvin Gaye
(What’s going on, 1971)
La canzone affrontava genericamente i drammi del mondo, odi e guerre, proponendo la generica ma infallibile soluzione dell’amore: “You’ve got to find the way to bring some lovin’ here today”.

Too many fish in the sea | The Marvelettes
(singolo, 1964)

Playlist

Brani citati

Colori

Canzoni di tutti i colori


True colors | Cyndi Lauper
(True colors, 1986)
But I see your true colors
Shining through
I see your true colors
And that's why I love you
So don't be afraid to let them show
Your true colors
True colors are beautiful
Like a rainbow

Colours | Donovan
(Fairytale, 1965)
Con rispetto parlando, il coretto suona del tutto incongruo rispetto alla leggerezza della canzone: sem-brano le sorelle Bandiera. Nick Drake lo avrebbe capito esercitandosi tutta la vita sugli stessi suoni, ma senza coretto.

Forbidden colors | Ryuchi Sakamoto ft David Sylvian
(Merry Christmas Mr. Lawrence, 1983)
Nel 1983 Ryuchi Sakamoto – frequente collaboratore di Sylvian e viceversa – coprodusse e recitò nel film di Nagisa Oshima Merry Christmas Mr. Lawrence (Furyo, in Italia). Compose anche la colonna sonora, e chiese a Sylvian di scrivere il testo e cantare nella canzone che poi divenne molto più famosa del film. Sylvian ne mise una versione in fondo al suo Secrets of the beehive, che scomparve in alcune edizioni in cd. È anche il titolo di un romanzo di Yukio Mishima del 1953, per restare in giapponeserie.


A whiter shade of pale | Procol Harum
(Procol Harum, 1967)
Nessuno ha ancora capito cosa accidenti volesse dire (se lo chiedevano anche in The commitments, il film), ma fu l’emblema dell’Estate dell’Amore hippie e rimase una delle canzoni più famose e riprodotte della storia. C’è soul, rock e musica classica assieme (Bach è citato esplicitamente), senza indulgere in sinfonismi à la Queen. “We skip the light fandango...”.


Ivory boy | The Nits
(Wool, 2000)
Era in un disco uscito nel 2000 – Wool – il più bel disco mai pubblicato da una band olandese, per quel che ne so io. Qualche tempo fa a Utrecht c’è stata una convention internazionale di fans dei Nits, per festeggiare i trent’anni della band (avete letto bene: trent’anni, che nel frattempo sono diventati quaranta e durante i quali ci fu anche lo spazio per una canzone dedicata a Bobby Solo). Wool aveva qualcosa degli Steely Dan (o degli Aluminium Group, o viceversa): qualcuno la chiamò “musica da camera pop”.


Mellow yellow | Donovan
(Mellow yellow, 1967)
Roba di ragazze, anche giovani, con una annosa questione filologica sulla attribuzione all’ambito sessuale o a quello stupefacente dell’espressione “electrical banana”. Comunque, è la canzone-bollino di Donovan, sempre parlando di banane. Si racconta che nel coretto, in un angoletto, ci fosse pure Paul McCartney: ma la tesi è controversa. Di giallo in giallo, Donovan mise le mani nella composizione di “Yellow submarine”. Adesso “Mellow yellow” è usata come sigla da Linus e Nicola su Radio DeeJay.


Yellow | Coldplay
(Parachutes, 2000)
Le cronache raccontano che nel video, a camminare sulla spiaggia avrebbero dovuto essere tutti e quattro e non solo Chris Martin. Ma gli altri tre dovettero andare al funerale della madre di Will Champion, il batterista. La domanda sorge spontanea: Chris Martin fu un po’ stronzo?

Big yellow taxi | Counting Crows ft Vanessa Carlton
(Hard candy, 2002)
Vecchia fantastica canzone di Joni Mitchell, usata persino da Janet Jackson in un raro momento di illuminazione. Reincisa con la voce di Vanessa Carlton, andò molto forte anche tra il pubblico più giovane della media dei fans dei Counting Crows.

Big yellow taxi | Joni Mitchell
(Ladies of the canyon, 1970)
La più famosa canzone di Joni Mitchell per chi non conosce Joni Mitchell. Grazie al campionamento di Janet Jackson nella sua notevole “Got ‘til it’s gone” e alla cover dei Counting Crows. Il taxi lo vide dalla finestra di un albergo alle Hawaii, e capì che “va sempre a finire che non sai quello che possiedi fino a che non lo hai perso: hanno asfaltato il paradiso e ci hanno messo un parcheggio”.

Yellow submarine | The Beatles
(Revolver, 1966)

Goodbye yellow brick road | Elton John
(Goodbye yellow brick road, 1973)
La strada dei mattoni gialli viene dal Mago di Oz. L’idea di Elton che molla tutto e torna dal vecchio gufo nel bosco, fa un po’ ridere: chissà il gufo, quando se lo vede comparire davanti.


Oro | Mango
(singolo, 1984)
Nel 1984 Mango presenta alla Fonit un provino che piace molto a Mara Maionchi. La musica, un downtempo dall'arrangiamento elettropop, ispirò Mogol, che decise di riscriverne il testo, credendo nelle potenzialità del pezzo.


Azzurro | Adriano Celentano
(Azzurro, 1968)
Bisognerebbe fare un’analisi della prevalenza dei toni del blu nella poetica della musica italiana, da “Volare” a “Celeste nostalgia” a “I’m blue, dabadì dabadà” (sì, il rischio sono quelle playlist sceme che pubblicano le riviste, tipo “canzoni scritte da uno che si chiama Paolo” ... oddio, ma è proprio quello che faccio qui!).
“Azzurro” l’aveva scritta Paolo Conte: stravendette, divenne un classico, e Conte si risolse a cantarla in concerto un quarto di secolo dopo.


Nel blu dipinto di blu | Domenico Modugno
(1958)
"Nel blu dipinto di blu" fu scritta da Franco Migliacci e Domenico Modugno, che con questa canzone vinse il Festival di Sanremo del 1958 in coppia con Dorelli. Da lì ottenne un successo planetario, fino a diventare una delle canzoni italiane più famose nel mondo. La parola che apre il ritornello, "Volare", divenuta identificativa della canzone, è stata depositata alla SIAE come titolo alternativo della canzone.
Modugno raccontava che l'idea del ritornello "Volare, oh oh" gli era venuta una mattina osservando il cielo azzurro dalla finestra della sua casa a Roma, mentre Migliacci affermava che l'idea era venuta a lui, osservando il quadro Le coq rouge dans la nuit di Marc Chagall. Musicalmente, la canzone rappresentò il punto di rottura della musica italiana tradizionale e l'inizio di una nuova era, recependo il nuovo stile portato dagli "urlatori" e mediandolo con un'esecuzione che risente delle influenze swing di importazione statunitense.

Blue | The Jayhawks
(Tomorrow the green grass, 1995)
La cosa migliore di Louris e Olson non sono tanto le canzoni che scrivevano assieme, o come le suonavano assieme: è come le cantano, assieme, con le due voci appiccicate una sopra all’altra: “Ho sempre pensato di essere qualcuno: viene fuori che mi sbagliavo”. Gran canzonetta, che mette allegri, malgrado lui sia un po’ abbattuto, “sobluuuuue!”.


Purple rain | Prince
(Purple rain, 1984)
Introduzione chitarresca leggendaria, voce nel megafono, la power-ballad definitiva, versione Prince: tutti con gli accendini e lui e la chitarra che imbizzarriscono un finale spettacoloso, buono per chiudere baracca e mandare tutti a casa.


English rose | The Jam
(All mod cons, 1978)
Ballata sentimentale piuttosto anomala nel repertorio Jam, ispirata dal tour americano e dalla lontananza dalla terra natìa e dalla fidanzata. Le parole sono così banali che finiscono per suonare del tutto sincere, e rivelatrici del legame della band con l’isola da cui proveniva.


La vie en rose | Grace Jones
(Portfolio, 1977)
“La vie en rose” è per i francesi quello che per gli italiani è "Nel blu dipinto di blu”, e uno può ragionarci a lungo, soprattutto sull’alternativa cromatica. Fu incisa nel 1946 da Edith Piaf, che ne aveva scritto il testo: la musica è di Louis Guglielmi. Farla cantare a Grace Jones fu una scelta piuttosto fuori moda – invenzione geniale del produttore Tom Moulton, considerato l’inventore del remix e dell’EP - ma funzionò alla grande, grazie al lezioso arrangiamento ballabile, ma ballabile piano. Si raccomanda la versione lunga.


Rosso | Niccolò Fabi
(Il giardiniere, 1997)
Rosso, è un vestito rosso oggi quello che indossi per il mio funerale

Rosso relativo | Tiziano Ferro
(Rosso relativo, 2001)
Il tuo è un rosso relativo

Little red Corvette | Prince
(1999, 1983)
Non che le allusioni sessuali – a parole e gesti – siano mai mancate nel repertorio di Prince, ma in questo caso la metafora automobilistica lo protesse dai censori disattenti. Il pezzo scalò le classifiche in una riedizione successiva assieme a “1999”. Anni dopo la Chevrolet pubblicò dei manifesti che ritraevano una Corvette rossa del ’63 e lo slogan “Nessuno scrive canzoni sulle Volvo”.

Red red wine | UB40
(Labour of love, 1983)
Una vecchia canzone di Neil Diamond, sul bere per dimenticare, che l’arrangiamento UB40 rende ancora più dondolante ed etilica (una versione reggae esisteva già, per voce del giamaicano Tony Tribe). Lo stesso Diamond, nelle esecuzioni dal vivo, si convertì al loro ritmo: ma raccontò come lui la intendesse meno allegra e più malinconica, la sbronza.


Crimson and clover | Tommy James & The Shondells
(Crimson and clover, 1968)
Ne esiste anche una versione in italiano, con un testo scritto dal solito Mogol, del cantante libanese Patrick Samson, con il titolo "Soli si muore".


Profondo rosso | Goblin
(Profondo rosso, 1975)
Il più famoso brano del gruppo musicale di rock progressivo italiano Goblin, parte della colonna sonora del film omonimo di Dario Argento.


Tangerine | Led Zeppelin
(III, 1970)
“Tangerine” risaliva ai tempi in cui Jimmy Page stava con gli Yardbirds, la band a cui appartennero anche Jeff Beck ed Eric Clapton, e da cui poi nacquero i Led Zeppelin.


Back in black | AC/DC
(Back in black, 1980)
Il titolo spiega il ritorno degli AC/DC dopo la morte del cantante Bon Scott: aveva 33 anni e fu trovato morto in una macchina per “intossicazione da alcolici” dopo una notte di eccessi. Quanto alla canzone, ricorda molto “Highway to hell”: attacco sensazionale anche qui, e il resto vien da sé. Negli Stati Uniti Back in black è il quarto album più venduto della storia.

Nero | Gazzelle
(singolo, 2017)
Nemmeno è tutto nero

Black | Pearl Jam
(Ten, 1991)
La canzone più amata del primo disco dei Pearl Jam, malgrado la band non abbia voluto farne un singolo sostenendo che ne sarebbe stata rovinata.
I know someday you’ll have a beautiful life, I know you’ll be a star in somebody else’s sky, but why, why, why can’t it be, oh, can’t it be mine?
E insomma, salvo il cantare assai più tormentato e tenebroso, è ancora lo stesso guaio di Baglioni in “E tu come stai?”.


Ebony and ivory | Paul McCartney ft Stevie Wonder
(Tug of war, 1982)
Celebre duetto musicale di Paul McCartney e Stevie Wonder. Potrebbe sembrare che il brano parli dell'ebano e dell'avorio, i colori dei tasti del pianoforte, ma i più perspicaci di voi hanno compreso che sottintende l'armonia fra bianchi e neri Come disse qualcuno"black notes, white notes, and you need to play the two to make harmony folks!"

Black and white unite | Belle and Sebastian
(Storytelling, 2002)
Nel 2000 Belle and Sebastian accettarono di scrivere le canzoni per un film di Todd Solondz, Storytelling. Il film ebbe vicende complicate, e anche i rapporti con la band furono faticosi. Alla fine, della loro musica fu usato solo qualche minuto. “Black and white unite”, lo scrive qualcuno su un muro, nella canzone.


Black and blue | Counting Crows
(Hard candy, 2002)
C’è quel momento, quando dice “to fall down on your knees” che può essere meravigliosamente commovente o meravigliosamente tragico, a seconda se capite subito le parole o no.


Colorblind | Counting Crows
(This desert life, 1999)
Una canzone bella ma tristissima. Divenne celebre perché fu la colonna sonora del funerale del padre di Dawson in Dawson’s Creek. Già, quello che morì perché si era rovesciato addosso un gelato mentre guidava. Colorblind significa 'daltonico.

Blinded by the light | Manfred+Mann's Earth Band
(The roaring silence, 1976)
"Blinded by the light" è il singolo del debutto di Bruce Springsteen, nel 1973 e non ebbe particolare successo. Nel 1976 il gruppo Manfred Mann's Earth Band realizzò una versione della canzone che raggiunse la prima posizione della Billboard Hot 100, prima e unica volta in cui Bruce Springsteen raggiunse la vetta della classifica statunitense dei singoli, sia pur solo come autore. Incredibile, ma vero. Comunque, per ragioni affettive, il brano nella versione di Manfred Mann è una delle mie personali 'all time favorites'!

Playlist
Brani citati

The Rolling Stones

(1963, Londra, Inghilterra)

Come è noto, i Rolling Stones sono il più spettacolare fenomeno della storia del rock’n’roll. C’è chi ha fatto canzoni più belle delle loro, chi ha inventato cose più difficili, chi ha creato culti maggiori. Ma loro sono sulla breccia da prima che ammazzassero JFK, hanno cavalcato ogni tempo senza mai finire fuori scena, aggiornandosi senza cambiare davvero mai e frequentando tutto il repertorio estetico di casini e passioni del rock. Quanto a belle canzoni, uuuf.

Time is on my side
(12 X 5, 1964)
Non era degli Stones: l’aveva scritta Jerry Ragovoy per una versione jazz, nel 1963. Poi la cantò soul Irma Thomas, e subito dopo gli Stones, che misero nei libri di storia l’attacco di chitarra blues (assente in alcune versioni) e lo slogan del titolo. Fu il loro primo pezzo a entrare nella top ten americana. Alla luce dell’accaduto, si dimostra che erano nel giusto: il tempo era dalla loro parte.

(I can't get no) Satisfaction
(Out of our heads, 1965)

Nel 2004 la rivista Rolling Stone ha classificato questo brano al #2 della classifica 500 Greatest Songs of All Time.

Out of time
(Aftermath, 1966)
Viceversa, “tempo scaduto, baby”.

Paint it, black
(Aftermath, 1966)
La canzone nacque mentre Wyman suonava l'organo durante una sessione di registrazione. Charlie Watts cominciò ad accompagnare l'organo con la batteria creando quella che sarebbe diventata la base della canzone finale. Brian Jones aggiunse il giro di sitar (che aveva pensato di suonare dopo una visita di George Harrison) e chitarra acustica. Jagger aggiunse il testo probabilmente incentrato sul dolore di un uomo che ha visto morire la propria fidanzata.

Nel 2004 la rivista Rolling Stone ha classificato questo brano al #174 della classifica 500 Greatest Songs of All Time.

Under my thumb
(Aftermath, 1966)
Brian Jones alla marimba (a me la marimba ricorda sempre una battuta in Alan Ford, «marimba fa rima con rimbamba»): anzi, il più celebre riff di marimba di tutti i tempi, si può dire. Quanto al testo, è uno di quelli di cui si dice “ha fatto arrabbiare le femministe”, facendo pensare a manifestazioni di virago urlanti in gonnelloni e zoccoli. In realtà è un testo misogino e vendicativo che può far arrabbiare anche le persone normali, a meno che siano così normali da trovarla solo una canzone e fregarsene. Lei una volta lo tirava scemo, ma ora sta sotto il suo pollice, e fa tutto quello che lui le ordina, “vero, piccolina?”. Come parla, come si veste, lo decido io: un gattino che fa le fusa, brava, così, brava, va tutto bene, piccola...

Ruby Tuesday
(Between the buttons, 1967)
In effetti, il martedì, inteso come giorno della settimana, non c'entra nulla: Tuesday sarebbe il cognome di una groupie conosciuta in tournée da Keith Richards.

Nel 2004 la rivista Rolling Stone ha classificato questo brano al #303 della classifica 500 Greatest Songs of All Time.

Jumpin’ Jack flash
(1968)
Il pezzo fu visto come un ritorno della band alle radici blues. La canzone venne registrata durante la sessione in studio dell'album Beggars banquet anche se poi il brano non fu incluso nel disco. Per la cadenza plagale utilizzata nel brano, Mick Jagger ha dichiarato di essersi ispirato ad alcune composizioni di Lou Reed per i Velvet Underground, come "Heroin" o "Venus in Furs".

Nel 2004 la rivista Rolling Stone ha classificato questo brano al #124 della classifica 500 Greatest Songs of All Time.

Sympathy for the devil
(Beggars banquet, 1968)
Il brano viene cantato da Jagger in prima persona dal punto di vista narrativo di Lucifero. Nel corso di una intervista del 1995 rilasciata alla rivista Rolling Stone, Jagger disse: «Penso che l'ispirazione venne da una vecchia idea di Baudelaire, credo, ma potrei sbagliarmi. Alle volte quando rileggo i miei libri di Baudelaire, non la ritrovo. Ma era un'idea che rubai ad uno scrittore francese. Ne presi solo un paio di frasi e le ampliai. La scrissi come una sorta di canzone alla Bob Dylan». In realtà la memoria di Jagger è fallace, poiché la tematica del brano è chiaramente desunta dal romanzo dello scrittore russo Mikhail Bulgakov Il maestro e Margherita, dove il Diavolo viene descritto come un affabile gentiluomo dell'alta società moscovita.

Nel 2004 la rivista Rolling Stone ha classificato questo brano al #32 della classifica 500 Greatest Songs of All Time.

Street fighting man
(Beggars banquet, 1968)
Altro pezzo forte dell'album, ispirato agli scontri studenteschi del maggio ‘68 e ai disordini di strada causati dalle manifestazioni contro la guerra in Vietnam che all'epoca impazzavano un po’ dappertutto. Presunto inno rivoluzionario, ma piuttosto un freddo resoconto dei fatti.

Nel 2004 la rivista Rolling Stone ha classificato questo brano al #295 della classifica 500 Greatest Songs of All Time.

You can’t always get what you want
(Let it bleed, 1969)
Fenomenale. Lo era già prima di entrare dentro nuovi cuori grazie alla scena del funerale che apre Il grande freddo, con tutto il coro del London Bach Choir (in alcune versioni è tagliato, e la canzone parte dalla chitarra). Poi tira avanti per sette minuti e mezzo di effettiva ascensione al cielo, in palese eccezione al titolo.

Nel 2004 la rivista Rolling Stone ha classificato questo brano al #100 della classifica 500 Greatest Songs of All Time.

Gimme shelter
(Let it bleed, 1969)
Un critico musicale così definì il brano: «Gimme Shelter è una canzone sulla paura; che probabilmente servirà, meglio di qualsiasi altra cosa scritta quest'anno, come passaggio diretto verso il futuro dei prossimi anni»

Nel 2004 la rivista Rolling Stone ha classificato questo brano al #38 della classifica 500 Greatest Songs of All Time.

Honky tonk women
(Through the past, darkly, 1969)
L’ingresso è da appendere al muro accanto a quello di “Time is on my side”: Keith Richards dice che lo imparò da Ry Cooder, Cooder disse che glielo aveva fregato. Una versione più country, “Country honk”, uscì in Let it bleed. In gergo, una “honky tonk woman” è un termine utilizzato in America per indicare le ballerine da saloon che spesso sono anche delle prostitute.
Il singolo fu pubblicato all’indomani del funerale di Brian Jones, il chitarrista e fondatore degli Stones allontanato poco prima dalla band con cui era giunto a tensioni inostenibili (Keith Richards nel frattempo gli aveva rubato la ragazza mentre lui era in ospedale). Lo trovarono morto sul fondo di una piscina, e sopravvivono molte teorie complottarde su cosa sia davvero avvenuto.

Nel 2004 la rivista Rolling Stone ha classificato questo brano al #116 della classifica 500 Greatest Songs of All Time.

Wild horses
(Sticky fingers, 1971)
Ballata lenta lenta con inflessioni country, uno dei loro momenti romantici al tempo in cui erano piuttosto bruschi con le ragazze. Jagger ha negato che parli della sua rottura con Marianne Faithfull, ma non con gran convinzione.

Nel 2004 la rivista Rolling Stone ha classificato questo brano al #334 della classifica 500 Greatest Songs of All Time.

I got the blues
(Sticky fingers, 1971)
Anche di “I got the blues”, che in effetti è blues nella chitarra e soul nei fiati e nel ritmo, si disse che il blues glielo aveva lasciato Marianne Faithfull: “avvicinandomi alla tua fiamma, mi sono bruciato di nuovo”.

Brown sugar
(Sticky fingers, 1971)
Il testo della canzone è stato spesso oggetto di polemiche e interesse da parte di critici e fan. La popolarità della melodia e del ritmo di "Brown Sugar", mette frequentemente in secondo piano la scandalosità delle liriche, che sono essenzialmente un misto di riferimenti a vari argomenti scabrosi come il sesso interraziale, lo schiavismo, il cunnilingus, lo stupro, e in maniera più velata, il sadomasochismo, la perdita della verginità, e l'eroina. Nientepopodimeno!

Nel 2004 la rivista Rolling Stone ha classificato questo brano al #490 della classifica 500 Greatest Songs of All Time.

Tumbling dice
(Exile on main street, 1972)
Il brano racconta la storia di un giocatore d'azzardo incapace di restare fedele ad una sola donna per volta.

Nel 2004 la rivista Rolling Stone ha classificato questo brano al #424 della classifica 500 Greatest Songs of All Time.

Time waits for no one
(It’s only rock’n’roll, 1974)
Suona diversa dal resto del loro repertorio: da terrazza del bar davanti alla spiaggia (l’assolo di chitarra è un po’ Santana). “Il tempo non aspetta nessuno, e non aspetterà me”. Sarà la cosa di aspettare, ma somiglia nell’andamento alla successiva “Waiting on a friend”.

Till the next goodbye
(It’s only rock’n’roll, 1974)
Till the next time we say goodbye, I’ll be thinking of you

Fool to cry
(Black and blue, 1976)
Il papà che piange è lui, e la sua bambina gli dice “daddy, you’re a fool to cry”. Ma glielo dicono anche la sua ragazza, e i suoi amici. Perché lui è un sentimentalone, e si commuove, anche quando canta del bene che gli vogliono e di quanto sia stupida e cieca la sua tristezza. Il modo come canta parlottando, sembra un po’ Springsteen.

Memory Motel
(Black and blue, 1976)
Pezzaccio romantico, che suona un po’ come “Fool to cry”, nello stesso disco. Il motel esiste davvero, a Long Island, e si chiama Memory Motel. La storia è che lui passa una notte con questa Hannah, bella ma con i denti storti, e lei nella vita canta in un bar, e gli canta questa canzone che dice “sei solo il ricordo di un amore passato”. E lui più tardi è in giro per gli States, in tour, e tutte le ragazze gli ricordano un amore passato. Al piano di sopra i suoi soci si divertono, ma lui è in camera da solo che beve e gli scappa la lacrima, al Memory Motel.

Beast of burden
(Some girls, 1978)
“Non sarò la tua bestia da soma”. Le chitarre di Keith Richards e Ron Wood (arrivato da un paio di dischi a rimpiazzare Mick Taylor, a sua volta ricambio di Brian Jones) si divertono a rincorrersi, e noi a guardarle, come i nonni con i bambini al parco. “Beast of burden” è un capolavoro rock-soul, con tutti che fanno cose fantastiche, persino nei falsetti di “am I rough enough”: “emairaffinà!”. Ce ne fu una bella cover di Bette Midler, con loro nel video.

Nel 2004 la rivista Rolling Stone ha classificato questo brano al #435 della classifica 500 Greatest Songs of All Time.

Miss you
(Some girls, 1978)

Nel 2004 la rivista Rolling Stone ha classificato questo brano al #496 della classifica 500 Greatest Songs of All Time.

Waiting on a friend
(Tattoo you, 1981)
Intanto l’assolo di sassofono è Sonny Rollins, se vi pare poco. E il pianoforte è Nicky Hopkins, che con gli Stones aveva suonato anche in “Time waits for no one” e diverse altre (oltre che in “Getting in tune” degli Who, in “Jealous guy” di Lennon, in “Revolution” dei Beatles, in “You are so beautiful” di Joe Cocker: mi fermo?). Ma soprattutto, qualcosa è cambiato e Jagger non ha più bisogno di donne, a dir suo, o almeno non di “una puttana, o di una bevuta”: “Non sto aspettando una signora, sto solo aspettando un amico”. Ma magari è un’amica.
Nel video, c’era Peter Tosh sui gradini ad aspettare con Richards.

Anybody seen my baby
(Bridges to Babylon, 1997)
La strofa da pedinamento è un po’ noiosa, ma il refrain è fantastico: “anybody seen myyyy, ba-by”. Solo che non era loro: era copiato da “Constant craving” di K.D. Lang, che fu quindi dovutamente citata col suo coautore nei credits della canzone, prima che li citasse lei.


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