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Gli immortali

Immaginiamo di costruire da zero una discoteca: per carità, non una discoteca che raccolga i documenti sonori di tutte le culture e tutte le tradizioni. Una discoteca privata, misura domestica, con pezzi scelti in tutta la musica classica con il solo criterio del valore: gli "immortali", appunto.

Trio in mi bemolle maggiore, op.100: II. andante con moto | Franz Schubert
Questo Andante con moto ha dei caratteri da marcia funebre. Ma con Schubert la marcia funebre diventa ironicamente un passo di danza, un balletto sinistro di figure spettrali, mentre la melodia del violoncello è il baricentro di tutto il pezzo. Tanto è vero che Schubert a un certo punto lo mette da parte; ma ecco che a metà del brano il grande tema del violoncello riappare inatteso, come il personaggio di un romanzo che – colpo di scena – torna, lavorato dal tempo e carico d'esperienze …

Gymnopédie n.1 in re maggiore: lent et douloureux | Erik Satie
Le Gymnopédies sono tre brevi pezzi pieni di atmosfera, in tempo di 3/4, che condividono un tema e una struttura comuni. Nel loro insieme sono considerate come precorritrici della moderna musica ambient – pezzi armoniosi ma tuttavia eccentrici che all'epoca uscivano dalla tradizione classica. Le melodie dei 3 pezzi fanno un uso deliberato di dissonanze, che producono un effetto melanconico come previsto dalle istruzioni di Satie, che prevedevano esecuzioni comunque lente, e poi dolorose, tristi e gravi. Se poi queste istruzioni fossero da prendere alla lettera, o fossero invece dei commenti satirici su altra musica del tempo non è dato sapere. Ma nulla toglie al fascino eterno dei pezzi.

Sinfonia n.7 in la maggiore, op.92: II. allegretto | Ludwig van Beethoven
Ascoltando la Settima sinfonia si ha l'impressione di una massa lanciata con impeto crescente verso l'apoteosi finale. Il ritmo è tutto: anche il celebre Allegretto non consente indugi perchè è tutto definito dal suo immutabile sottofondo ritmico che lo sospinge oltre, lo costringe a muoversi. Naturalmente questo correre in avanti, accumulando energia anziché consumarla strada facendo, ha pure una sua drammaticità, che ricorda la forza con cui la Quinta sinfonia si lanciava contro ogni ostacolo. Ma la Settima non conosce ostacoli, è un dramma di forme, un dramma danzato; appunto, l'apoteosi della danza, come la definì Wagner.

Duo des fleurs | Léo Delibes
"Duetto dei fiori" è un famoso duetto per soprano e mezzo-soprano dall'opera Lakmé di Léo Delibes. Il duetto si svolge nel primo atto, tra il personaggio di Lakmé, la figlia di un prete di Brahmin, e la sua serva Mallika, mentre vanno a raccogliere dei fiori in riva ad un fiume.

Trio in la minore per pianoforte, violino e violoncello: I. moderé | Maurice Ravel
Il modo migliore per conoscere il Trio di Ravel è quello di ascoltarlo dopo una fiera batosta, oppure storditi di stanchezza, con la testa che ronza a vuoto, gli occhi pesti e i nervi ancora tutti drizzati e indoloriti: così conciati, il primo tema del pianoforte, pianissimo, con il suo ritmo lieve e sospeso, con il suo gioco tra commosso e ironizzato, ci trasporta subito in un mondo nuovo, in un tempo nuovo, che non ha più nulla a che fare con le misure reali e dove ogni contingenza oscura, materiale, vergognosa scompare. Poi tocca al genio di Ravel preservare questa sensazione per tutta la durata del pezzo, per tutti e quattro i movimenti. Qui propongo il miracoloso Moderé, primo movimento.

Goldberg Variations, BWV 988: aria da capo | Johann Sebastian Bach
Per le Variazioni Goldberg di Bach suonate sul pianoforte da Glenn Gould verrebbe voglia di usare la sigla autorale abbinata: Bach-Gould. Non che Gould abbia trascritto nulla, che anzi tutto è scrupolosamente fedele all'originale, fino all'ultima nota e all'ultima pausa. Ma Gould ha la facoltà d'inventare una vita sonora e timbrica, un gioco di pesi e di rapporti temporali molto originale. Gould voleva essere tutto cervello, ma qui è anche cuore, tanto da cantarsi a voce percepibile le note che suona.



Il molto eclettico Dr. Hannibal Lecter (de Il silenzio degli innocenti) è notoriamente un appassionato delle Variazioni Goldberg nell'esecuzione di Glenn Gould.

Danse macabre | Camille Saint-Saëns
La Danza macabra è un breve poema sinfonico composto nel 1874 da Camille Saint-Saëns. Fonte di ispirazione fu un poemetto grottesco di Henri Cazalis in cui la morte suona un violino scordato in un cimitero. Il violino della Morte, oltre ad avere la corda più alta “scordata” appositamente, suona anche in tonalità sbagliata. Gli scheletri escono dalle tombe e avvolti in bianchi sudari si mettono a ballare forsennatamente: la danza vera e propria è formata da contrabbassi e violoncelli, con lo xilofono che imita il rumore secco delle ossa degli scheletri che danzano. Insomma un “Thriller” 110 anni prima di Michael Jackson!

Berceuse per pianoforte in re bemolle maggiore, op.57 | Fryderyl Chopin
Tutti sanno la differenza tra il tempo matematico degli orologi e il tempo psicologico percepito dalla coscienza; la musica, arte dell'interiorità, lavora su quel rapporto e ciascun compositore attira e organizza nel proprio tempo idee e immagini sonore. Quanto "dura" la Berceuse per pianoforte di Chopin? La mano sinistra ripete da cima a fondo sempre la stessa formula ritmica e il tempo sembra arrestarsi; ma su questa sorta d'ipnosi la mano destra disegna una linea immacolata e poi la conduce per una rete di varianti che ognuna illumina una faccia di quel purissimo diamante; partita da un filo di musica, la pagina passa per un rigonfiamento e poi si vuota alla fine tornando al punto di partenza: se a questo punto guardiamo l'orologio, vedremo che sono passati si e no cinque minuti; mentre nella realtà della fantasia siamo stati rapiti in una misteriora immobilità fuori da ogni tempo meccanico.

Sinfonia n.3 in fa maggiore, op.90: III. poco allegretto | Johannes Brahms
Secondo attendibili statistiche, delle quattro sinfonie di Bramhs la n.3 è di gran lunga la meno eseguita. Ma proprio quest'opera contiene, con il suo Terzo movimento, una delle pagine più popolari di tutto Brahms, specie dopo il successo mondiale del film ricavato dal romanzo di Françoise Sagan Aimez-vous Brahms?, dove il tema ricorre con persistente malinconia.

Adagio for strings | Samuel Barber
L'Adagio per archi di Barber è struggente e bellissimo.

The Elephant Man (1980), diretto da David Lynch, è stato il primo film ad utilizzare questo brano: fu aggiunto in coda al film per aumentare l'emotività della pellicola. Il pezzo è stato usato anche nel film Platoon (1986) di Oliver Stone, per sottolineare i momenti più forti della pellicola.

Sinfonia n.5 in do minore, op.67: I. allegro con brio | Ludwig van Beethoven
La buona musica non sempre sa tenere compagnia. Il caso più evidente è quello della Quinta sinfonia di Beethoven, che a dire la verità, se uno l'ascolta proprio bene, è un po' come mettersi un leone in casa: che non è certo una buona compagnia, a meno di non nascere con la vocazione del domatore. Eppure la Quinta sinfonia è irrinunciabile, essendo l'opera in cui il pensiero beethoveniano si presenta efficace come un dramma e chiaro come un teorema.

Water Music, suite n.2 in re maggiore, HWV 349: II. alla hornpipe | Georg Friedrich
Se c'è una musica che bisogna ascoltare tutte le mattine prima d'incominciare le solite occupazioni, nulla di piú tonico e corroborante si può trovare della Water Music di Haendel; come le pratiche igieniche, il rassettarsi e il vestire con appropriatezza, questa musica potrà mettere in forma lo spirito per buona parte della giornata. C'è persino il pericolo che quella grandiosità di respiro e quel fraseggiare sempre maestoso inducano – in chi ascolta e se ne compenetri – una certa qual grandigia e altezzosità di gesti e di atteggiamenti: c'è il rischio di non rispondere al saluto della vicina sul pianerottolo, peggio, di respingere schifati e annoiati la piú urbana osservazione di un superiore: tanto è maiuscola quella musica, tanto è impregnata di maniere graziose e regali!

Concerto in re maggiore per tromba e archi: I. adagio | Georg Philipp Telemann
Sono sicuro che questa melodia ti è molto familiare. Infatti è quella de "La canzone dell’amore perduto" di De André (vedi alla voce Plagi d'autore).

Agitata da due venti | Antonio Vivaldi
Aria dal II atto di Griselda, opera di Antonio Vivaldi su libretto di Carlo Goldoni. Fe-no-me-na-le la Cecilia Bartoli.
Agitata da due venti,
freme l’onda in mar turbato
e il nocchiero spaventato
già s’aspetta a naufragar.

Kinderszenen n.7 in fa maggiore, op.15: Träumerei | Robert Schumann
Una delle Kinderszenen. Schumann inizialmente le definì come scene infantili composte per bambini da parte di un adulto, ma in seguito modificò il proprio giudizio in 'reminiscenze per adulti da parte di un adulto'; non più musica per i bimbi dunque, bensì sui bimbi. Questa è "Sogno".

Variations on an original theme, op.36, Enigma: 9. Nimrod (adagio) | Edward+Elgar
Le Enigma Variations consistono in un tema principale, seguito da 14 variazioni, che differiscono dal tema per melodia, armonia e ritmo; l'ultima variazione costituisce il gran finale. Questa è Nimrod, la nona variazione, la più famosa.


Playlist

La musica che gira intorno

Voi pensate a una canzone, tipo "All by myself" di Eric Carmen. Ve la ricordate? Era quella melassa formidabile degli anni Settanta di cui non ci siamo più liberati a ogni occasione buona, una specie di “notte alta e sono sveglio” degli americani (il che la dice lunga sulle proporzioni artistiche tra noi e gli americani) che citava Rachmaninov.

E vi viene in mente quell’altra citazione classica, quella della Patetica di Beethoven nella melensa "This night" di Billy Joel. Oppure Coolio che in "C u when you get there" rifà rap le reiterazioni del Canone di Pachelbel.

E di violini e orchestre in violini e orchestre vi ricordate di Music di John Miles, capolavoro barocco del pop di trent’anni fa a cui "Winding me up" di Alan Parsons è lontanamente paragonabile.

Beh, e vogliamo parlare della versione lunga, sontuosa, di "MacArthur Park" di Donna Summer, la "MacArthur Park suite"? Della "Don’t let me be misunderstood" lunga dei Santa Esmeralda che Tarantino ha poi ripescato per la colonna sonora di Kill Bill? O dell’attacco di archi della versione lunga di "The power of love" dei Frankie Goes to Hollywood?

Ma anche la mediocre "I want your sex" di George Michael, quando poi la allungano e la rilassano, ne combina delle belle. Che le canzonette sono brevi, e spesso danno il meglio con quel che vi si appiccica per allungare: l’introduzione nella versione extended di "Smalltown boy" deiBronski Beat, la coda liberatoria di "Layla" di Eric Clapton o quella di "Sultans of swing" che i Dire Straits facevano solo dal vivo, col sassofono che uàu. E quando scopriste che nel cd c’era un’intro meravigliosa di "Your latest trick" dei Dire Straits che nel vinile non c’era?

Beh, e gli ultimi tre minuti di pianoforte nello "Stambecco ferito" di Venditti? E allora – non è una coda, no – ma vi viene in mente il momento straordinario in cui Jackson Browne passa da "The load-out" a "Stay", dove dice al pubblico “people stay, just a little bit longer…”. E poi l’entrata di "Afterglow" nel medley finale del live dei Genesis, quello post Peter Gabriel.

Voi pensate ad "All by myself" alla radio che ascoltavate da bambini. Che per annunciare cosa facevano al cinema, mettevano in sottofondo "Us and them" dei Pink Floyd, ma usavano anche un sacco "Falcon" della Rah Band e il tema di Shaft di Isaac Hayes.

Voi pensate a una canzone.


& All by myself | Eric Carmen
(Eric Carmen, 1975)
Per quelli che da ragazzi trovavano la musica classica “da vecchi”, fu una rivelazione scoprire che il passaggio chiave nella stupenda e supermelensa "All by myself" era di Rachmaninov, veniva da Concerto per pianoforte n.2, del 1901.
When I was young,
I never needed anyone
And making love was just for fun
Those days are gone

& This night | Billy Joel
(An innocent man, 1983)
Parte del brano è basata sul Secondo movimento della Sonata per pianoforte n. 8 (Patetica) di Ludwig van Beethoven (1798), che è anche accreditato tra gli autori.

& C u when you get there | Coolio
(My soul, 1997)
Coolio rifà rap le reiterazioni del Canone e giga in re maggiore di Johann Pachelbel, del 1653.

Music | John Miles
(Rebel, 1976)
Capolavoro barocco del pop di quarant’anni fa.

Winding me up | The Alan Parsons Project
(Eve, 1979)
Questa è fantastica. Suono di carica del carillon, carillon, strofa precipitosa e ritornello leggero, estivo. E poi la madre di tutti gli assoli strumentali dell’Alan Parsons Project, con il tema ripetuto in arrangiamenti crescenti: archi, flauti, pianoforte, fiati.

MacArthur Park suite | Donna Summer
(Live and More, 1978)
Formidabile supermix costruito intorno alla cover di "MacArthur Park" (scritta da Jimmy Webb nel 1968) con l’aggiunta di "One of a kind" e "Heaven knows". Diciassette minuti. MacArthur Park è a Los Angeles, per i feticisti.

MacArthur Park | Jimmy Webb
(1967)

& Don’t let me be misunderstood | Santa Esmeralda
(singolo, 1977)
Nel 1977 i Santa Esmeralda debuttarono con una versione disco di "Don’t let me be misunderstood", che saccheggiava l'arrangiamento dei The Animals ed aggiungeva ritmi ed elementi tipici della musica latino-americana. Nel 2003 la cover dei Santa Esmeralda acquistò nuova popolarità grazie al suo utilizzo nella scena finale del film Kill Bill Vol.1. Nel film infatti il duello fra la sposa e O-Ren Ishii è accompagnato da una lunga versione strumentale della canzone di oltre dieci minuti.

Don’t let me be misunderstood | The Animals
(singolo, 1965)

& The power of love | Frankie Goes To Hollywood
(Welcome to the pleasuredome, 1984) Appena uscito il doppio disco in cui erano stati inseriti i primi due singoli, fu pubblicato il terzo, di tutt’altro tenore. "The power of love" è un lento enfatico e orchestrale, di formidabile impatto cinematografico. Stavola niente sesso, niente violenza, e un’uscita alla vigilia di Natale: una mossa geniale quanto le precedenti. Nella versione di nove minuti e mezzo, del 12” c’erano un lungo prologo strumentale e un parlato di Holly Johnson preceduti da un attore che ricostruiva il breve monologo sdegnato del deejay Mike Read su "Relax" (“this record is absolutely obscene, I’m not going to play this record”).

I want your sex (Pts 1 & 2) | George Michael
(Faith, 1987)
Questa è un formidabile accrocchio dance, godibile solo nella versione di nove minuti (altrimenti perde moltissimo, ed è solo una canzoncina ripetitiva) che è all’altezza di certi spettacolari extended del tempo della disco, con fiati rhythm’n’blues e passaggi marvingayeani. Subì pesanti censure, malgrado sia un manifesto a favore della monogamia: “sex is best when it’s one-on-one”.

& Smalltown boy | Bronski Beat
(The age of consent, 1984)
Capolavoro pop, fece il botto nel 1984 con la voce formidabile di Jimi Somerville e la storia di persecuzioni di un giovane omosessuale inglese (il video rincarava indimenticabilmente la dose). La versione lunga ha tre minuti di prologo lento, imperdibili.

& Layla | Derek & The Dominos
(The History of Eric Clapton, 1972)
A quei tempi la band di Clapton si chiamava Derek and the Dominoes: si erano messi insieme dopo aver lavorato al primo disco di George Harrison. E Clapton era innamorato della moglie di George Harrison, Patti. Già. "Layla" (nome preso alla protagonista di un poema persiano) è lei, e non ne voleva sapere. E George Harrison era un grande amico di Clapton. Quindi dentro "Layla" c’è tutto questo tormento, che produce uno dei più grandi riff di chitarra della storia (creato da Duane Allman degli Allman Brothers) e la geniale invenzione della coda di pianoforte. Come se non bastasse, degli esecutori della canzone uno morì di lì a un anno, uno dieci anni dopo, e uno fu arrestato per omicidio. E Clapton passò un lungo periodo fulminato dall’eroina. Aspettate: nove anni dopo Patti ed Eric si sposarono (si separarono dopo altri nove anni, quando lui si mise con Lory del Santo). George Harrison suonò al matrimonio. Passò altro tempo, "Layla" finì sui titoli di coda di Goodfellas, e la canzone rinacque nuova, addomesticata e blues nel disco dal vivo Unplugged.

Nel 2004 la rivista Rolling Stone ha classificato questo brano al #27 della classifica 500 Greatest Songs of All Time.

& Sultans of swing | Dire Straits
(Dire Straits, 1978)
Fece un inatteso botto alcuni mesi dopo l’uscita del primo disco dei Dire Straits. Non ha la forma di regina delle classifiche, il ritornello praticamente non esiste, e ha un andamento monotono, ripetitivo e segnato solo dall’invadenza delle chitarre. Cose che, grazie al cielo, capitano. Negli anni, Knopfler si è divertito parecchio con l’assolo, che con la coda di pianoforte e sassofono, dura dieci minuti e passa.

Your latest trick | Dire Straits
(Brothers in arms, 1985)
Bel-lis-si-ma. Paraculissima, ruffiana, jazzata da intorto. Bel-lis-si-ma, sì. Imperdibile il prologo col sax, che su alcune versioni del vinile mancava. E come suona caramella in bocca “like a bowery-bum when he finally understand”.

Lo stambecco ferito | Antonello Venditti
(Lilly, 1975)
Dieci minuti, una storia, una suite. Il passaggio di pianoforte è all’altezza di Keith Jarrett. Bracconieri, soldi in Svizzera, allegorie, e stambecchi. «Mi ricordo che nello stadio di San Siro nel ’92, in uno stadio che aveva voglia di cantare, di essere felice, di far caciara, ho cantato Lo stambecco ferito. A volte sentire 70 mila persone ammutolire è più importante che sentirle applaudire».

& The load out / Stay | Jackson Browne
(Running on empty, 1977)
Duetto perfetto, che chiude e riassume la raccolta di registrazioni live che si chiamò Running on empty. Prima viene un fantastico racconto di vita in tournée (“dobbiamo guidare tutta la notte per uno show a Chicago, o a Detroit, chi si ricorda…”), e poi senza soluzione di continuità si sfocia nella cover di una deliziosa canzonetta degli anni Sessanta scritta da Maurice Williams, cantautore soul, a soli 13 anni. In cui Williams insisteva perché la sua fidanzatina rimanesse ancora un po’ con lui: Browne invece rivolge la preghiera al suo pubblico, parafrasando i passaggi opportuni. Con divertissements vocali e un classicissimo giro di chitarra (quello di "La gatta") a mandare tutti a casa.

Afterglow | Genesis
(Wind and wuthering, 1976) Il più bel pezzo dei Genesis post-Gabriel, straordinaria canzone conclusiva nel suono e nel testo (“come la polvere che mi si deposita attorno, devo trovare una nuova casa”), scritta da Tony Banks e amata anche dagli orfani inconsolabili di Peter Gabriel. In Three sides live Phil Collins la canta a squarciagola, travolgentemente – “oh, but I will search everywhere, just to hear your call!” – e conclude a far casino con la batteria.

Us and them | Pink Floyd
(The dark side of the moon, 1973) Noi e loro, i buoni e i cattivi, lo scontro di civiltá, la riga in mezzo: era tutto giá detto, in quest’altra cosa unica e leggendaria da The dark side of the moon.

Falcon | RAH band
(1980)
Mitico pezzone strumentale buono per mille sigle e sottofondi radiofonici nei primi anni Ottanta. Era un produttore inglese, Richard Anthony Hewson (lavorò coi Beatles, i Supertramp, Diana Ross, solo a dirne tre), e diede le sue iniziali al progetto.

Theme from Shaft | Isaac Hayes
(Shaft, 1971)
Isaac Hayes ne ha fatte parecchie, dal cantante, all’attore (era il Duca in 1997, Fuga da New York), al sostenitore di Scientology, alla voce di Chef in South Park. Ma soprattutto ha vinto un Oscar per un pezzo funkissimo e mitologico, scritto per la colonna sonora di Shaft.

Playlist

La versione di Barney

(Mordechai Richler, 1997, Adelphi)

Racconto della vita di Barney Panofsky, scritta in forma di autobiografia.
Tanto movimento in questo romanzo. Presente e passato si fondono in una narrazione che fa dei salti temporali repentini e immediati, senza preavviso, che potrebbero frastornare la lettura e che invece si integrano in un intreccio incredibile.
La musica qui è fondamentale e ci aiuta a capire l’atmosfera, contestualizza la storia in un’epoca e in un luogo ben precisi, con una certa cultura e una fascia sociale ben definiti. Dixieland, jazz e musica classica si fondono in un’ambientazione sublime e affascinante.


If I knew you were comin’ I’d’ve baked a cake | Eileen Barton

Requiem in D Minor: Introitus requiem aeternam | Wolfgang Amadeus Mozart

Mairzy Doats | The Merry Macs

Si tu vois ma mère | Sidney Bechet

All the things you are | Charlie Parker

Blue in green | Miles Davis

On the sunny side of street | Dizzy Gillespie, Sonny Rollins, Sonny Stitt

West Side Story: Act 1: America | Leonard Bernstein

Sonata al chiaro di luna | Ludwig Van Beethoven

Le quattro stagioni: L’autunno | Antonio Vivaldi

Concerto di Varsavia | Richard Addinsel

Overture 1812 | Tchaikovsky

When you’re smiling | King Oliver

Bye bye blues | Louis Armstrong

Make me a pallet on your floor | Buddy Bolden

Lipstick on your collar | Connie Francis

Mr. Five by five | Ella Mae Morse, Freddie Slack

Civilization - Bongo, Bongo, Bongo | The Andrews Sisters

Sleigh ride | Spike Jones

Shoo fly pie and apple pan dowdy | Dinah Shore

Ac-cent-tchu-ate the positive | Jools Holland

I’ll be seeing you | Billie Holiday

This land is your land | Woody Guthrie

My fair lady: without you | Frederick Loewe

The bluebird of happiness | Jan Peerce

Le Nozze di Figaro, K. 492: Sinfonia | Wolfgang Amadeus Mozart

Guglielmo Tell: Overture | Gioacchino Rossini

Blueberry Hill | Fats Domino



Playlist

Plagi d'autore

Senti qui. Brani bellissimi. Ma ascoltando attentamente (neanche tanto) ecco emergere le somiglianze con altri brani che ti è capita di sentire, composti anche 100, 200, 300 anni prima. Copiare è un’arte. Per qualcuno: Arte è copiare?

& Can’t help falling in love | Elvis Presley
(Blue Hawaii, 1961)
Grande successo mondiale di Elvis. La melodia è quella di "Plaisir d'amour" scritta da Jean-Paul-Égide Martini (detto Martini il Tedesco) nel 1795. Si dice che questa fosse la canzone preferita della regina Maria Antonietta e che il popolo la sentisse cantarla nella sua prigione nel palazzo delle Tuileries dove attendeva di essere ghigliottinata. Maria Antonietta & Elvis, che coppia!
Plaisir d'amour ne dure qu'un moment, chagrin d'amour dure toute la vie.....

& Angelica | Lamb
(Between darkness and wonder, 2003)
Un drago dei suoni e una cantante, si sono separati nel 2004. Sono di Manchester, cresciuti al tempo dei Portishead e dei Massive Attack. “Angelica” è una cosa di pianoforte e computers. Il brano ‘campionato’ è tratto da "Clair de lune" di Claude Debussy.

& La soledad | Pink Martini
(Sympathique, 2006)
Thomas Lauderdale, leader dei Pink Martini, è anche un brillante pianista, che interpreta assai bene i brani classici a volte incorporati nella musica del gruppo. In questo caso si tratta dell’Andante Spianato, Op. 22 di Chopin.

& Insensatez | Antonio Carlos Jobim
(The composer of Desafinado, Plays, 1963)
"Insensatez" (di solito tradotto in inglese "How insensitive", sebbene la parola portoghese significhi ‘assurdità’ o 'follia’) è una bossa nova jazz composta da Antônio Carlos Jobim, con parole di Vinícius de Moraes. La melodia è liberamente ispirata sul Preludio No.4 di Frédéric Chopin.
Ne esistono talmente tante notevoli cover che ne ho fatto una playlist ...


& La canzone dell’amore perduto | Fabrizio De André
(Tutto Fabrizio De André, 1966)
Vorrei dirti ora le stesse cose
Ma come fan presto, amore,
ad appassir le rose
Così per noi
È come lui aggiunge “amore”. Se ci fate caso non c’era bisogno, stando alla metrica: si poteva chiudere su “presto”. Invece lui dice “come fan presto, amore”, ed è tutto lì. Sempre che non vogliamo parlare di “l’amore che strappa i capelli è perduto ormai”, e di come canta in salita “ma sarà la prima che incontri per strada”.
La musica era del compositore tedesco Georg Philipp Telemann: l'Adagio del Concerto in Re maggiore per tromba, archi e continuo.

& Russians | Sting
(The dream of the blue turtles, 1985)
Un ticchettìo di orologio, quasi a ricordare la precarietà del tempo, introduce una melodia sontuosa che riprende un tema di Sergej Sergeevič Prokofiev, Lieutenant Kije Suite, Op. 60, II Mov. Romance.
Russians love their children too

& A groovy kind of love | Mindbenders
(singolo, 1965)
"A groovy kind of love" è una canzone basata, per quel che riguarda la melodia, sulla Sonatina in Sol Maggiore, op. 36 no. 5, III mov., Rondò di Muzio Clementi. Fu portata al successo nel 1965 dai Mindbenders. In seguito il brano è stato registrato da numerosi altri cantanti, tanto che anche qui serve una playlist.


& All by myself | Eric Carmen
(Eric Carmen, 1975)
Per quelli che da ragazzi trovavano la musica classica “da vecchi”, fu una rivelazione scoprire che il passaggio chiave nella stupenda e supermelensa "All by myself" era di Rachmaninov, veniva da Concerto per pianoforte n.2.
When I was young,
I never needed anyone
And making love was just for fun
Those days are gone

& Could it be magic | Donna Summer
(A love trilogy, 1976)
Scritta nel 1973 da Barry Manilow attingendo al Preludio in Do minore op.28 n.20 di Chopin, del quale sarebbe interessante conoscere il parere. L’album, A love trilogy, è un raro caso di LP di culto e quasi-concept proveniente dal genere disco.

& This night | Billy Joel
(An innocent man, 1983)
Al secondo 58 parte la citazione dalla Patetica di Beethoven.

& C u when you get there | Coolio
(My soul, 1997)
Coolio rifà rap le reiterazioni del Canone e giga in re maggiore di Johann Pachelbel, del 1653.

& Rain and tears | Aphrodite’s Child
(End of the world, 1968)
"Rain and tears" è un brano musicale scritto da Vangelis, adattamento (di nuovo!) del Canone e giga in re maggiore per tre violini e basso continuo di Johann Pachelbel.

& Un chimico | Morgan
(Non al denaro, non all’amore né al cielo, 2005)
Morgan nel 2005 ha fatto un album composto interamente dalle cover dei brani dell'omonimo album di Fabrizio De André, ispirato alla raccolta di poesie Antologia di Spoon River.
Dopo la quarta strofa vengono inserite sedici misure del Canone di Pachelbel eseguite dagli archi.

& Everytime | Glen Hansard
(Even better than the real thing Vol.2, 2004)
"Everytime" è una brano di Britney Spears del 2004. Nello stesso anno Glen Hansard ne ha fatto una bella cover, che nel minuto finale rende evidente l'ispirazione (ancora!) dal Canone di Pachelbel.

& All this time | Sting
(The soul cages, 1991)
La cultura musicale di Sting ha colpito ancora. Infatti il contrappunto melodico di "All this time" altro non è che|la Marcia del Principe di Danimarca composta nel 1699 da Jeremiah Clarke.

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