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ABBA

(1971-1983, Stoccolma, Svezia)

Beh, gli ABBA. Ovvero: quartetto svedese protagonista di successive rinascite. Simbolo dell’eurotrash negli anni Settanta, e poi assurti a culto e icona gay con la rivalutazione del trash, degli anni Settanta e dei loro arrangiamenti ridondanti (si erano intanto sciolti, con la separazione delle due coppie). Per chi c’era, evocano divertenti ricordi e lasciano una manciata di canzoni piacevoli; per chi non c’era, si passi alla voce successiva.

Waterloo
(Waterloo, 1974)
Adesso, a voler fare le persone serie, questa è l’unica grande canzone degli ABBA: è vero che ci vinsero l’Eurofestival, ma pensatela riarrangiata rock come merita (e non con quei miseri ritocchi che le diedero Doctor and the Medics), e mettetela in mano ai White Stripes.

S.O.S.
(Abba, 1975)
Caso unico, a memoria del curatore della presente raccolta, in cui titolo della canzone e nome della band sono entrambi palindromi.

Mamma mia
(Abba, 1975)
Il titolo del brano è la famosa espressione italiana, oramai internazionale che denota un'intensa emozione di vario tipo: stupore, paura, contrarietà, gioia. Per la trasmissione 610 di Radio2 è anche il solo brano, che passa h24 su Radio Mammamia.
Mamma Mia è anche il titolo del musical basato sulle canzoni degli ABBA e del successivo film con Meryl Streep, che lo interpreta nella colonna sonora. Anche il cast della serie televisiva statunitense Glee ha realizzato una bella cover.

Fernando
(Arrival, 1976)
Una melassata sensazionale, con quei flauti imbarazzanti in apertura. Allo stesso tempo, un pezzo di culto. Spopolò in tutto il mondo. Malgrado le interpretazioni del primo ascolto – sono due ragazze svedesi che cantano di un Fernando: lui avrà i baffi e l’avranno conosciuto a Riccione, no? – Björn Ulvaeus spiegò trattarsi di «due vecchi compagni di guerriglia in Messico seduti sulla veranda a ricordare i tempi andati». Cannoni, fucili, e nessun rimorso.

Dancing Queen
(Arrival, 1976)
Vi basti sapere che fu presentata al pubblico svedese in uno speciale televisivo alla vigilia del matrimonio del re Gustavo XVI con Silvia, la sua "dancing queen" (i due si erano conosciuti quattro anni prima alle Olimpiadi di Monaco, e tuttora regnano).

Nel 2004 la rivista Rolling Stone ha classificato questo brano al #171 della classifica 500 Greatest Songs of All Time.

Thank you for the music
(The album, 1978)
Costruita come parte di un mini-musical: l’introduzione è di grande maniera broadwayana, e poi arriva il ritornello che è una cosa che ancora vi verrà da canticchiare nel 3011, se non vi scappa da ridere.

Take a chance on me
(The album, 1978)
Un jingle, uno scioglilingua, una gnagna, un pezzo dei Beach Boys dissurgelati dai ghiacci scandinavi.

Gimme! Gimme! Gimme! (A man after midnight)
(Voulez-vous, 1979)
Storia di una giovane ragazza sola, che desidera una vita sentimentale e dipinge invece la sua solitudine come l'oscurità notturna.

The winner takes it all
(Super Trouper, 1980)
"Il vincitore prende tutto" fu decretata la più bella canzone degli ABBA e anche la migliore canzone dedicata ad una rottura amorosa. Tratta infatti del divorzio tra Björn Ulvaeus e Agnetha Fältskog, due membri del quartetto.


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James

(1982-2001, Manchester, Inghilterra)

I James erano di Manchester, facevano un pop un po’ rock e un rock un po’ pop, e all’inizio li avevano spacciati avventatamente per i nuovi Smiths. E in effetti i loro testi sono spesso altrettanto depressi: ma anche più criptici, e le musiche più robuste e diurne. In Inghilterra hanno mantenuto negli anni una solida base di fans e di attenzione dei critici, in America hanno venduto bene qualche singolo: quando il cantante Tim Booth si è stufato, hanno di fatto chiuso baracca.

Sit down
(Gold mother, 1990)
Il loro primo singolo di successo ha un suono pieno e ricco, da “big music” alla Waterboys. Tim Booth scrisse “Sit down” dopo aver letto i libri di Doris Lessing, che gli fecero capire di non essere solo nella sua depressione dei vent’anni. La prima uscita fu un fallimento, poi divenne di culto presso alcune discoteche inglesi dove nacque il costume di sedersi tutti per terra durante il refrain. Fu ripubblicata, a due anni di distanza e arrivò al numero due in classifica.
Quelli che sentono l’alito della tristezza, si siedano qui con me. Quelli che scoprono di essere toccati dalla follia, si siedano qui con me. Quelli che si trovano ridicoli, si siedano qui con me. Per amore, paura, odio e lacrime. Sedetevi qui con me.

Out to get you
(Laid, 1993)
Bel modo di cominciare un disco, piano piano, in crescendo, e nella mancanza di lei. “I’m so alone tonight...”, e un po’ alla volta entrano nuovi suoni, chitarra, basso, violino, batteria – “feel so small that they could step on you” – e il pezzo sale, sale, sale, “if you’d let me breathe”.

Sometimes (Lester Piggott)
(Laid, 1993)
Nel disco viene dopo “Out to get you”, e gli dà una scossa, come a dire “ok, fate spazio, siamo pronti: via!”. Gran chitarre, ritmone, e un coro gospel in fondo. Il sottotitolo – dedicato a un leggendario fantino inglese – si riferisce appunto all’andatura galoppante del pezzo. Laid fu prodotto da Brian Eno.

Lullaby
(Laid, 1993)
Un valzer, un racconto di abusi infantili che sembra un racconto di Chuck Pahlaniuk (e si chiama come un suo successivo romanzo):
In questo posto stregato, solo un senso di vergogna. Le finestre le hanno rotte i bambini e il vento urla per le scale, sbatte le porte e rovescia le sedie. Vorrei non fossimo nati con violenza.

Laid
(Laid, 1993)
This bed is on fire with passionate love
The neighbors complain about the noises above
But she only comes when she's on top

Tomorrow
(Whiplash, 1997)
Un pezzo del genere di “Sometimes”, con le chitarre caricate a mille, precipitose come il percorso del protagonista della canzone: “I... see you falling”.

Waltzing along
(Whiplash, 1997)
Ritmo alla Smiths dei giorni allegri, controcanti, e un bel cambio di tono sul refrain finale. Secondo il bassista Jim Glennie, invece, sembra un pezzo di Chris Rea (quello di “Josephine” e “On the beach”).

Strangers
(Millionaires, 1999)
Stupenda ballata di archi, dedicata a Qualcuno che ha lasciato un messaggio sulla sabbia: “Cercate di fare meglio che potete, questo mondo non è come lo avevo immaginato”. E che avrebbe bisogno di un buon amico, ma nessuno lo ascolta (parlano tutto il tempo): Lui è fuori dal mondo.

Hello
(Millionaires, 1999)
Ammaliante pezzo cinematografico e psichedelico in un suo modo minimale, che fu usato nella bellissima colonna sonora di Le conseguenze dell’amore.

Surprise
(Millionaires, 1999)
La sorpresa esposta è che non è ancora venuto il momento di togliersi la vita, e fu ispirata dalle disperazioni suicide di un amico di Booth.


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Britpop

1994 ALTERNATIVE | POP

If every reaction has a “re-reaction”, then Britpop is the re-reaction to Grunge (since Grunge was a reaction itself against Glam Metal). Enough with all the feeble, depressing sorrow and back to glamorous Rock! This soft but catchy kind of Pop is sometimes credited as the least original genre of the nineties. On an auditory level there is indeed not much shocking: a clear wink to British (of course) Mersey Beat but roughened up by the presence of Indie Rock, with sometimes synthesizers and electronic effects to cast a certain glam mood. What makes the genre so well-known, popular and clearly defined is not its sound then, but the Rock ‘n’ Roll mentality of it: the cocky attitude of British frontmen determined to conquer the stage, steal the show and awe the masses. There is a reason for such attitude: many British bands were fed up with the overall dominance of American Rock bands in the British hit charts of the early nineties (mostly due to Grunge). As such they created a strong anti-American music genre, with a very narrow range of influences (all British). Of course, the sound, vocals and song structure are all means to this end. Which explains why Britpop is same meat, different gravy, but very attractive.

da MusicMap
Britpop è il ‘movimento’ che raggruppa alcuni gruppi britannici alt/pop apparsi all'inizio degli anni novanta. Si tratta in generale di artisti che cercarono di riattualizzare le melodie degli anni sessanta e degli anni settanta, aggiungendovi tematiche mutuate dalla new wave o dalla dance music, e sfruttando le nuove tecniche produttive, sino a generare un suono del tutto peculiare.

Il britpop ha riscosso molto successo nel Regno Unito fra il 1994 e la fine degli anni novanta. Ad oggi gode ancora di discreta popolarità. Fuori dai confini britannici, fatta eccezione per pochissimi nomi (Oasis e Blur su tutti) ha comunque sempre avuto difficoltà ad attecchire, a causa della forte connotazione nazionalista della proposta.


Animal nitrate | Suede
(Suede, 1993)
Il titolo della canzone è un riferimento al nitrito di amile, una droga che si inala. L'idea della canzone è nata quando il cantante della band attraversa un periodo in cui "la droga stava prendendo il posto della gente".

Lucy | The Divine Comedy
(Liberation, 1993)
Per questo brano i Divine Comedy hanno semplicemente aggiunto le note ad alcuni versi dell'omonimo poema di William Wordsworth. Versi peraltro presi in ordine sparso: prima la strofa III, poi la II, poi la V. Che anche "Lucy in the sky with diamonds" dei Beatles sia ispirata alla stessa poesia?

Babies | Pulp
(His n hers, 1994)
Storia di angosce adolescenziali. La canzone termina con lui che si scusa con la sua amica per essere andato a letto con la sorella di lei: "Sono andato con lei solo perché ti assomiglia".

Common people | Pulp
(Different class, 1995)
Jarvis Cocker prese spunto da una studentessa d'arte di nazionalità greca (pare sia ora la moglie di Yanis Varoufakis, ex ministro del governo greco) che il cantante dei Pulp corteggiava nel 1988. Nonostante fosse fisicamente attratto da lei, trovava alcuni aspetti del suo carattere irritanti e snob, come ad esempio quando dichiarava di volersi trasferire a Hackney (un sobborgo di Londra) per vivere come le "persone comuni". Fa venire in mente "Love of the common people" di Paul Young.

Alright | Supergrass
(I should Coco, 1995)
We are young, we run green
Keep our teeth nice and clean
See our friends, see the sights
Feel alright

Don’t look back in anger | Oasis
((What’s the story) morning glory?, 1995)
Noel Gallagher disse che l’attacco l’aveva copiato da “Imagine”, e quello che “lanciò una rivoluzione dal suo letto” è notoriamente John Lennon. Il titolo si riferisce all’opera di John Osborne, Look back in anger. Gli Oasis hanno sempre detto che le parole non dicono niente in particolare e che Sally non esiste, lasciando ai fans involute spiegazioni su quel che le sarebbe successo (tamponata in auto? casini di droga? stuprata dalla band?).

Wonderwall | Oasis
((What’s the story) morning glory?, 1995)
Wonderwall era un film del 1968 in cui un professore squinternato riempiva di buchi i muri di casa sua per vedere l’avvenente vicina di casa, interpretata da Jane Birkin. La colonna sonora era di George Harrison. Quale sia la relazione di tutto questo con la canzone non si sa, e il suo significato è sempre stato misterioso. A un certo punto – quando si erano lasciati – Noel Gallagher spiegò che non c’entrava niente con la sua fidanzata Meg, ma che siccome tutti sostenevano di sì, lui non aveva avuto il coraggio di smentirlo.
Thom Yorke dei Radiohead disse che la svolta della sua band verso dischi più arditi e di ricerca nacque dall’ascolto di “Wonderwall”: «Il rock and roll aveva toccato la perfezione: o cambiavamo strada o cambiavamo lavoro». “Wonderwall” è una perfetta popsong, così perfetta che la cover più tormentata e languida di Ryan Adams è più bella ancora.

Beautiful ones | Suede
(Coming up, 1996)
Here they come
The beautiful ones

The day we caught the train | Ocean Colour Scene
(Moseley Shoals, 1996)
You and I should ride the tracks and find ourselves just wading through tomorrow.
Ingredienti beatlesiani e invenzioni rock in ugual misura, fu il singolo dei Ocean Colour Scene più popolare in Gran Bretagna, e arrivò al numero quattro in classifica. Di quelle canzoni con cui cominciare una giornata gasati: “When you find that things are getting wild, don’t you want days like these?”.

Hundred mile high city | Ocean Colour Scene
(Marchin’ already, 1997)
Quando uscì Marchin’ already, scalzò dal primo posto in classifica il disco degli Oasis, Be here now. Noel Gallagher degli Oasis, che aveva sempre apprezzato gli Ocean Colour Scene (più tardi disse che avrebbe voluto aver scritto “Golden gate bridge”), mandò allora un elegante complimento alla band: una targa che diceva “Alla seconda miglior band della Gran Bretagna”. Intervistato sul gesto, Steve Cradock degli Ocean Colour Scene disse che riteneva un onore appartenere alla seconda band della Gran Bretagna, secondi solo ai Beatles.

Song 2 | Blur
(Blur, 1997)
Quando la canzone fu presentata per la prima volta dal vivo Damon Albarn disse: "Questa si chiama "Song 2" perché ancora non le abbiamo dato un nome». Il titolo provvisorio divenne definitivo. Nel febbraio 2012, è stata decretata come il sesto ritornello più esplosivo di tutti i tempi dalla rivista NME.

Wide open space | Mansun
(Attack of the grey lantern, 1997)
Wide open space, I'm standing
I'm all alone and staring in to space

Good enough | Dodgy
(Ace A's + Killer B's, 1998)
If it's good enough for you, it's good enough for me
It's good enough for two, it's what I want to see

Tender | Blur
(13, 1999)
Il verso "Tender is the night" è tratto dal romanzo Tenera è la notte dello scrittore statunitense Francis Scott Fitzgerald, il cui titolo a sua volta è un omaggio alla Ode to a nightingale di John Keats.

Moving | Supergrass
(Supergrass, 1999)
"Moving" parla del tedio delle tournée della band.

Gin soaked boy | The Divine Comedy
(Secret history, 1999)
Neil Hannon in crisi di identità elenca le mille cose che lo descrivono (“sono questo”, “sono quello”), in un crescendo di arrangiamenti e di “pappà-pappa-parara”. Alcune battute sono fulminanti: “sono la bella nella bestia”, “sono il perché no nel perché”, “sono Jeff Goldblum nella Mosca”.
Il titolo cita una canzone di Tom Waits, ma nel testo ci sono anche “I’m the ruby in the dust” (da “Cowgirl in the sand” di Neil Young), “I’m the ghost in the machine” (il disco dei Police) e "I’m the catcher in the rye" (il titolo originale del Giovane Holden).

Suicide | Elastica
(single, 2000)
I know there's something out there
Feels like suicide
Always something turning
Something going through my mind

Playlist


Brani citati

AIR

(1995, Versailles, Parigi, Francia)

Gli AIR sono un duo musicale francese di musica elettronica o downtempo, composto da Nicolas Godin e Jean-Benoît Dunckel. Il nome della band andrebbe scritto tutto maiuscolo, AIR, poiché si tratta in realtà di un acronimo che sta per Amour, Imagination, Rêve, e cioè “Amore, Immaginazione, Sogno”. Si tratta di un omaggio all'architetto svizzero naturalizzato francese Le Corbusier. Il loro genere musicale sembra richiamare i suoni sintetici degli anni sessanta e settanta, come quelli di Jean-Michel Jarre e Vangelis, ma anche di compositori quali Ennio Morricone.

Sexy boy
(Moon safari, 1998)
Moi aussi un jour je serai beau comme un Dieu

Apollon deux mille zéro défaut vingt et un an
C’est l’homme ideal charme au masculin

La femme d’argent
(Moon safari, 1998)
Classico. Essenziale. Lasciati trasportare in un luogo di pace, con onde che lambiscono la spiaggia, l’aria fresca della sera sulla pelle, le stelle sopra di te.

All I need
(Moon safari, 1998)
All I need is a little time
To get behind this sun and cast my weight
All I need’s a peace of this mind;
Then I can celebrate

Kelly watch the stars
(Moon safari, 1998)

Playground love
(The virgin suicides, 2000)
Anytime, anyway,
You're my playground love
Diversa ma simile a "Highschool lover".

Highschool lover
(The virgin suicides, 2000)
Diversa ma simile a "Playground love".

Alone in Kyoto
(Talkie walkie, 2004)
Brano utilizzato come colonna sonora nel film Lost in Translation.

Cherry blossom girl
(Talkie walkie, 2004)
I don't want to be shy
Can't stand it anymore
I just want to say 'Hi'
To the one I love


Brani citati
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The Beach

The Beach è un film del 2000 di Danny Boyle, regista anche di Trainspotting, trasposizione dell'omonimo romanzo cult di Alex Garland. Racconta le avventure di un gruppo di viaggiatori ventenni che trovano il "paradiso" in una remota isola della Thailandia. A guidare il cast, un giovane Leonardo DiCaprio nel ruolo di Richard.

La colonna sonora del film è memorabile, fusione di rock e elettronica, dalla strumentazione tradizionale fino alle chitarre e agli effetti ritmati dei beat elettronici.


Snakeblood | Leftfield
Leftfield sono un duo che fa musica elettronica, formato nel 1990 a Londra e pioniere nel campo della musica dance intelligente (IDM). Uniscono sonorità house con influenze dub e reggae. Il brano contiene un non citato campionamento di "Almost" degli Orchestral Manoeuvres in the Dark. Pare che un membro della band si sia dimenticato dal toglierlo dalla versione finale de l brano.

Pure shores | All Saints
Brano realizzato appositamente per il film, giusto mix di musica elettronica, ambient, teen pop e R&B, di grande successo anche in Italia per essere stato utilizzato in alcuni spot pubblicitari della De Longhi.

Porcelain | Moby
Se all’inizio sembra una cosa suonata all’incontrario è perché è una cosa (tastiere) suonata all’incontrario. Poi si accatastano suoni e suoni, fino allo straordinario passaggio celestiale ai due minuti e undici.

Voices | Dario G ft Vanessa Quinones
Dario G è un gruppo di musica dance, fondato nel 1997 a Crewe, nel Cheshire, Inghilterra. Il nome del gruppo è un omaggio a Dario Gradi, storico allenatore del Crewe Alexandra Football Club.

8 Ball | Underworld
Gli Underworld sono un gruppo musicale britannico di musica elettronica attivo dalla fine degli anni settanta.

Spinning away | Sugar Ray
Cover dei Sugar Ray, gruppo californiano di alternative rock, di un brano di Brian Eno e John Cale.

Return of Django | Asian Dub Foundation
Gli Asian Dub Foundation sono un gruppo britannico di musica elettronica formato da componenti di origine asiatica. Sono diventati famosi grazie alla loro capacità di tenere insieme sonorità eterogenee, da quelle elettroniche e reggae, ai ritmi tradizionali indiani, oltre che per il loro impegno politico e sociale. Questa è la cover di un brano degli Upsetters, uno dei più importanti gruppi della musica giamaicana

On your own | Blur
Secondo Damon Albarn, frontman dei Blur e fondatore dei Gorillaz, questa canzone "è una delle prime dei Gorillaz".

Yeke yeke | Mory Kanté
Brano musicale disco-afrobeat, inciso nel 1987 dal cantante guineano Mory Kanté e hit in tutta Europa.

Woozy | Faithless
I Faithless sono un gruppo musicale inglese formatosi nel 1995. La band definisce la propria musica come una fusione fra l'hip hop e la dance, sebbene le loro canzoni presentino una grande varietà di stili intrisi da sonorità trance e house.

Richard, it's business as usual | Barry Adamson

Brutal | New Order
I Joy Division avevano annunciato la new wave, alla fine degli anni Settanta. Quando il cantante Ian Curtis si uccise, nel 1980, i restanti tre formarono i New Order e annunciarono la nuova dance elettronica, la cosiddetta club culture, e la house music, sempre tenendo un piede nel canone della new wave. Una band sfuggente, dedita a lunghe assenze e a severe censure sulla propria immagine, sempre rigorosa e “avanti”. In Gran Bretagna li idolatrano.

Lonely soul | UNKLE ft Richard Ashcroft
Gli UNKLE sono un collettivo musicale trip hop formatosi in Inghilterra nel 1994.Il brano è stato scritto anche da DJ Shadow.

Beached | Orbital & Angelo Badalamenti
Angelo Badalamenti è un compositore statunitense, autore di tutta la restante musica del film, raccolta su un album separato. Orbital è invece un duo musicale britannico di electronic dance music fondato nel 1989 e considerato tra i più influenti nella scena della musica elettronica degli anni novanta.

Nel film ci sono altri 6 brani, che però non compaiono nell'album 'ufficiale'

Out of control | The Chemical Brothers
The Chemical Brothers è un duo britannico di musica elettronica. Sono riconosciuti fra i maggiori esponenti del cosiddetto big beat, stile musicale che incrocia influenze techno, trip-hop e rock facendo un largo uso di breakbeat e sonorità psichedeliche.

Synasthasia | Junkie+XL
Tom Holkenborg, conosciuto anche come Junkie XL o JXL (XL sta per Xpanding Limits), è un musicista, compositore e polistrumentista olandese, che fa musica big beat.

Fiesta Conga | Movin' Melodies

Redemption song | Bob Marley
Canzoni di libertà, canzoni di redenzione. L’ultima cosa di Marley, stupenda. Meglio la versione da solo, che quella con la band: o anche le bella cover di Joe Strummer e di Johnny Cash (sempre con Joe Strummer). Nell’ultima puntata della prima serie di Lost, la cantava Sawyer.

Neon reprise | Lunatic Calm
Lunatic Calm era un gruppo inglese di musica elettronica formatosi nel 1996.

Smoke two joints | Sublime
"Smoke two joints" è un brano del 1983 dei Toyes, che lo eseguivano nel tradizionale stile reggae.

Playlist


Brani citati


Altri brani, non su Spotify

6. Spinning away | Sugar Ray

7. Return of Django | Asian Dub Foundation

10. Woozy | Faithless

11. Richard, it's business as usual | Barry Adamson

12. Brutal | New Order

14. Beached | Orbital

Counting Crows

(1991, San Francisco, California, USA)

La migliore rock band americana degli anni Novanta: grandi ballate, voce inconfondibile, storie vere. Se poi ti interessa, Adam Duritz è stato fidanzato con mezzo cast femminile di Friends.

& Mr. Jones
(August and everything after, 1993)
Questa vale due. Nel senso che la versione dal vivo in Across a wire, lenta, acustica, tormentata, è quasi un’altra canzone, ed è bellissima. L’originale sta invece nel loro primo disco, arrivò al numero uno in America ed è rimasta la loro più famosa di sempre. A smentire le molte ardite ipotesi sull’identità di Mr. Jones, Adam Duritz ha raccontato una volta che si tratta del suo amico Marty Jones con cui una sera finirono in un bar a sentirsi troppo sfigati per rimorchiare due ragazze presenti.

A murder of one
(August and everything after, 1993)
“Inutile come contare i corvi” è un’espressione che viene da una vecchia superstizione, cantata qui: “I dreamt I saw you walking up a hillside in the snow, casting shadows on the winter sky as you stood there counting crows”. Da cui il nome della band. Questi versi e i successivi sono anche una delle cose più piacevolmente cantabili della storia del rock.

Rain King
(August and everything after, 1993)
“And I deserve a little more...” Roba da portarti via correndo. Il titolo viene da un libro di Saul Bellow. Sul doppio live citato ce ne sono due versioni, una meglio dell’altra.

A long December
(Recovering the satellites, 1996)
«A metà dicembre del ’95 la mia amica Jennifer fu investita da una macchina, spappolata; e io passai tutto il mese e la maggior parte dei successivi in ospedale, mentre cominciavamo a registrare il disco» racconta Adam Duritz.
La migliore delle ballate Counting Crows. Pianoforte e nana-nana. E una sensazione familiare di quei brutti periodi che dovranno pur passare, si tratti di ospedali o altro.

Walkaways
(Recovering the satellites, 1996)
“Devo correre via, disse”. Appena un minuto e dodici, perfetti, voce e chitarra. “Un giorno o l’altro mi fermo, ma non oggi”.

& Have you seen me lately?
(Recovering the satellites, 1996)
L’originale è solo uno strepitoso rockettone alla Counting Crows. La versione lenta in Across a wire è una delle cose più struggenti citate in tutto questo blog.

Chelsea
(Across a wire: live in New York, 1998)
È la “hidden track” in fondo al primo cd di Across a wire, pianoforte e fiati dei Soul Rebels di New Orleans. Bellissima.

Mrs. Potter’s lullaby
(This desert life, 1999)
“Se i sogni sono film, allora i ricordi sono film di fantasmi”. Un grande racconto, incalzante nel ritmo e nei testi e pieno di frasi perfette, che non indugia un attimo di troppo sul ritornello. Versioni non confermate sostengono parli dell’attrice Monica Potter.

I wish I was a girl
(This desert life, 1999)
L’idea di essere una ragazza è di solito praticata dagli uomini solo per battute da caserma o per commedie cinematografiche leggere. Invece Duritz: “vorrei essere una ragazza, così mi crederesti”. E poi, viene voglia di incontrare una Elizabeth, nella vita, per dirle “hey, Elizabeth, you know, I’m doin’ alright these days”.

Amy hit the atmosphere
(This desert life, 1999)
Ancora tra dolore e speranza, e quella grande capacità di Duritz di trascinare e legare le parole, farne una musica.

Colorblind
(This desert life, 1999)
Una canzone bella ma tristissima. Divenne celebre perché fu la colonna sonora del funerale del padre di Dawson in Dawson’s Creek. Già, quello che morì perché si era rovesciato addosso un gelato mentre guidava. Colorblind significa 'daltonico.

Holiday in Spain
(Hard candy, 2002)
Questa è bellissima. C’è stata questa festa di capodanno, e adesso è l’alba e se ne sono andati tutti lasciando la tv accesa; alcuni sono svenuti dietro un divano. Qualcuno si è fregato le mie scarpe, e non c’è più niente: restano un paio di banane e una bottiglia di birra. Se ci mettiamo ora di buona lena possiamo ripulire tutto prima di sera. Oppure sai che c’è? Freghiamocene e prendiamo un aereo per Barcellona, che è la fine del mondo.

Black and blue
(Hard candy, 2002)
C’è quel momento, quando dice “to fall down on your knees” che può essere meravigliosamente commovente o meravigliosamente tragico, a seconda se capite subito le parole o no.

Big yellow taxi
(Hard candy, 2002)
Vecchia fantastica canzone di Joni Mitchell, usata persino da Janet Jackson in un raro momento di illuminazione. Reincisa con la voce di Vanessa Carlton, andò molto forte anche tra il pubblico più giovane della media dei fans dei Counting Crows.


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Euterpe

Qualche tempo fa, ad un rave-party, ho incontrato Euterpe, di professione Musa, specializzazione in Musica e Poesia lirica. Euterpe, “colei che rallegra”, mi ha fatto conoscere alcuni piccoli capolavori, ovvero poesie (vere e proprie poesie, non testi poetici) messe in musica (da ottimi musicisti).

Je suis venu te dire que je m'en vais | Serge Gainsbourg
(Vu de l'extérieur, 1973)
Je suis venu te dire que je m'en vais
Tes sanglots longs n'y pourront rien changer
Comm'dit si bien Verlaine au vent mauvais
Je suis venu te dire ue je m'en vais
Ne esiste una bella cover di Carmen Consoli, dalla colonna sonora del film Saturno contro di Ferzan Ozpetek.

La poesia di Verlaine citata da Gainsbourg è Chanson d’automne.

la poesia

Chanson d’automne
Verlaine

Les sanglots longs
Des violons
De l’automne
Blessent mon cour
D’une langueur
Monotone.

Tout suffocant
Et blême, quand
Sonne l’heure,
Je me souviens
Des jours anciens
Et je pleure,

Et je m’en vais
Au vent mauvais
Qui m’emporte
Deçà, delà,
Pareil à la
Feuille morte.

Il n’y a pas d’amour heureux | George Brassens
(Les amoureux des bancs publics 1954)
Il n’y a pas d’amour heureux è una poesia del 1943 di Louis Aragon, dove il poeta esprime la sua concezione di amore come un assoluto inaccessibile. Ci sono anche numerosi riferimenti alla Resistenza, in particolare nell’ultima strofa. Georges Brassens la mise in musica, ad eccezione dell’ultima strofa (la qual cosa, secondo Aragon, stravolgeva il significato della poesia trasformandola in un canto d'amore). La stessa melodia sarà utilizzata da Brassens per musicare un'altra poesia (La Prière di Francis Jammes). Il brano è stato successivamente interpretato da numerosi artisti, come Françoise Hardy, Barbara, Nina Simone, Poom o Danielle Darrieux (nel film 8 Femmes).

Che bello e come ‘suona’ bene il verso: “Mon bel amour mon cher amour ma déchirure”.

la poesia

Il n’y a pas d’amour heureux
Louis Aragon

Rien n’est jamais acquis à l’homme ni sa force
Ni sa faiblesse ni son coeur et quand il croit
Ouvrir ses bras son ombre est celle d’une croix
Et quand il croit serrer son bonheur il le broie
Sa vie est un étrange et douloureux divorce
Il n’y a pas d’amour heureux

Sa vie elle ressemble à ces soldats sans armes
Qu’on avait habillés pour un autre destin
A quoi peut leur servir de se lever matin
Eux qu’on retrouve au soir désoeuvrés incertains
Dites ces mots ma vie et retenez vos larmes
Il n’y a pas d’amour heureux

Mon bel amour mon cher amour ma déchirure
Je te porte dans moi comme un oiseau blessé
Et ceux-là sans savoir nous regardent passer
Répétant après moi les mots que j’ai tressés
Et qui pour tes grands yeux tout aussitôt moururent
Il n’y a pas d’amour heureux

Le temps d’apprendre à vivre il est déjà trop tard
Que pleurent dans la nuit nos coeurs à l’unisson
Ce qu’il faut de malheur pour la moindre chanson
Ce qu’il faut de regrets pour payer un frisson
Ce qu’il faut de sanglots pour un air de guitare
Il n’y a pas d’amour heureux

Il n’y a pas d’amour qui ne soit à douleur
Il n’y a pas d’amour dont on ne soit meurtri
Il n’y a pas d’amour dont on ne soit flétri
Et pas plus que de toi l’amour de la patrie
Il n’y a pas d’amour qui ne vive de pleurs
Il n’y a pas d’amour heureux
Mais c’est notre amour à tous les deux

The dull flame of desire | Björk ft Antony Hegarty
(Volta, 2007)
Una poesia russa di Fëdor Ivanovic Tjutcev, un grande poeta russo dell’800, messa in musica da Bjork e Antony Hegarty.

La poesia di Tjutcev appare anche nel finale dello splendido film Stalker (1979) di Andrej Tarkovskij, recitata dalla figlia dello stalker. (YouTube)

la poesia

The dull flame of desire
Fëdor Ivanovic Tjutcev

I love your eyes, my dear
Their splendid, sparkling fire
When suddenly you raise them so
to cast a swift embracing glance
like lightning flashing in the sky
but there’s a charm that is greater still
when my love’s eyes are lowered
when all is fired by passion’s kiss
and through the downcast lashes
I see the dull flame of desire.

La pallida fiamma del desiderio

Amo i tuoi occhi, mia cara
Il loro splendido, scintillante fuoco
Quando improvvisamente li alzi
per scoccare uno sguardo rapido e avvolgente
come il lampo che folgora il cielo
ma c’è un incantesimo che è più grande ancora
quando gli occhi del mio amore sono bassi
quando tutto è infiammato dal bacio della passione
e attraverso le ciglia abbassate
io vedo la pallida fiamma del desiderio.

I’ll rise | Ben Harper
(Welcome to the cruel world, 1994)
Una poesia russa di Fëdor Ivanovic Tjutcev, un grande poeta russo dell’800, messa in musica da Bjork e Antony Hegarty.

È l’ipnotico gospel che chiudeva il disco di debutto di Ben Harper. Il testo è una poesia di Maya Angelou, Still I rise.

la poesia

Still I rise
Maya Angelou

You may write me down in history
With your bitter, twisted lies,
You may tread me in the very dirt
But still, like dust, I’ll rise.

Does my sassiness upset you?
Why are you beset with gloom?
‘Cause I walk like I’ve got oil wells
Pumping in my living room.

Just like moons and like suns,
With the certainty of tides,
Just like hopes springing high,
Still I’ll rise.

Did you want to see me broken?
Bowed head and lowered eyes?
Shoulders falling down like teardrops.
Weakened by my soulful cries.

Does my haughtiness offend you?
Don’t you take it awful hard
'Cause I laugh like I’ve got gold mines
Diggin’ in my own back yard.

You may shoot me with your words,
You may cut me with your eyes,
You may kill me with your hatefulness,
But still, like air, I’ll rise.

Does my sexiness upset you?
Does it come as a surprise
That I dance like I’ve got diamonds
At the meeting of my thighs?

Out of the huts of history’s shame
I rise
Up from a past that’s rooted in pain
I rise
I’m a black ocean, leaping and wide,
Welling and swelling I bear in the tide.
Leaving behind nights of terror and fear
I rise
Into a daybreak that’s wondrously clear
I rise
Bringing the gifts that my ancestors gave,
I am the dream and the hope of the slave.
I rise
I rise
I rise.

L'amore con l'amore si paga | Fiorella Mannoia
(Certe piccole voci, 1999)
Splendido brano di Fossati. Pieno di citazioni. Intanto il titolo: Amor con amor se paga è un’opera teatrale ovvero – come lo definì l’autore – un “proverbio en un atto original” di José Martì, eroe nazionale, poeta e scrittore cubano. Ma sopratutto il testo: due strofe intere sono chiaramente ispirate da O Capitano Mio Capitano, la poesia di Walt Whitman.

la poesia

O Capitano Mio Capitano
Walt Whitman

O Capitano Mio Capitano
anche se il viaggio è finito
sento ancora tempesta annunciare
e le donne esultare
le campane suonare
e altre inutili parole d’amore.

O Capitano Mio Capitano
è che non posso lasciare
che nemmeno un sogno scivoli via
sotto nuove bandiere
ancora giorni e sere
per il tempo che ha l’anima mia
e per me.

The applicant | The Blue Aeroplanes
(Swagger, 1990)
I Blue Aeroplanes sono una band inglese guidata da Gerard Langley, un poeta-cantante di grande impatto. Hanno messo in musica The Applicant di Sylvia Plath. I versi di questa poesia sono in assoluta sintonia con le chitarre elettriche.

La poesia di Sylvia Plath dà voce alle sue ansie riguardo al matrimonio: sposarsi potrebbe soffocare la sua poesia in un ciclone di pressioni sociali e coniugali, responsabilità che la intrappolerebbero in un ruolo dal quale è difficile uscire.

la poesia

The applicant
Sylvia Plath

First, are you our sort of a person?
Do you wear
A glass eye, false teeth or a crutch,
A brace or a hook,
Rubber breasts or a rubber crotch,

Stitches to show something’s missing? No, no? Then
How can we give you a thing?
Stop crying.
Open your hand.
Empty? Empty. Here is a hand

To fill it and willing
To bring teacups and roll away headaches
And do whatever you tell it.
Will you marry it?
It is guaranteed

To thumb shut your eyes at the end
And dissolve of sorrow.
We make new stock from the salt.
I notice you are stark naked.
How about this suit—-

Black and stiff, but not a bad fit.
Will you marry it?
It is waterproof, shatterproof, proof
Against fire and bombs through the roof.
Believe me, they’ll bury you in it.

Now your head, excuse me, is empty.
I have the ticket for that.
Come here, sweetie, out of the closet.
Well, what do you think of that ?
Naked as paper to start

But in twenty-five years she’ll be silver,
In fifty, gold.
A living doll, everywhere you look.
It can sew, it can cook,
It can talk, talk , talk.

It works, there is nothing wrong with it.
You have a hole, it’s a poultice.
You have an eye, it’s an image.
My boy, it’s your last resort.
Will you marry it, marry it, marry it.

L'aspirante

Prima di tutto ce li hai i requisiti?
Ce l’hai
un occhio di vetro, denti finti o una gruccia,
un tirante o un uncino,
Seni di gomma, inguine di gomma,

Rattoppi o qualcosa che manca? Ah
No? E allora che mai possiamo darti?
Smetti di piangere
Apri la mano.
Vuota? Vuota. Ma ecco una mano

Che la riempie, disposta
A porgere tazze di tè e sgominare emicranie,
E a fare ogni cosa che gli dirai,
La vorresti sposare?
E’ garantita,

Ti tapperà gli occhi alla fine della vita
E del dolore,
Con quel sale ci rinnoviamo le scorte.
Vedo che sei nuda come un verme.
Che te ne pare di questo vestito –

Un po’ rigido e nero, ma niente male,
Lo vorresti sposare?
E’ impensabile, infrantumabile, abile
Contro il fuoco e imbombardabile
Credi a me, ti ci farai sotterrare.

E adesso, scusa, hai vuota la testa
Ho la cosa che fa per te.
Su, su, carina, esci fuori dal guscio.
Ecco, ti piace questa?
Nuda per cominciare come una pagina bianca.

Ma in venticinque anni d’argento,
D’oro in cinquanta, potrà diventare,
Una bambola viva, sotto ogni aspetto.
Sa cucire, sa cucinare,
Sa parlare, parlare, parlare.

E funziona, non ha una magagna,
Qua c’è un buco, che è una manna.
Qua un occhio, una vera visione.
Ragazzo mio, è l’ultima occasione.
La vorresti sposare, sposare, sposare?

The ground beneath her feet | U2
(All that you can’t leave behind, 2000)
Dopo aver letto il romanzo The ground beneath her feet di Salman Rushdie, Bono decise di mettere in musica la poesia che il protagonista Ormus Cama scrive in memoria della sua amata, appena defunta. La canzone usa questi versi parola per parola, omettendo solo la strofa centrale.

la poesia

The ground beneath her feet
Ormus Cama (Salman Rushdie)

All my life, I worshipped her
Her golden voice, her beauty’s beat
How she made us feel
How she made me real
And the ground beneath her feet

And now I can’t be sure of anything,
Black is white, and cold is heat
For what I worshipped stole my love away
It was the ground beneath her feet

She was my ground, my favorite sound
My country road, my city street
My sky above, my only love
And the ground beneath my feet.

Go lightly down your darkened way
Go lightly underground
I’ll be down there in another day
I won’t rest until you’re found

Let me love you, let me rescue you
Let me bring you where two roads meet
O come back above
Where there is only love
And the ground’s beneath your feet.

Tiger in the night | Katie Melua
(Call off the search, 2003)
Questo brano di Katie Melua è ispirato alla poesia The tiger di William Blake, poeta e pittore inglese della seconda metà del ‘700. (Anche il disegno è di Blake).

la poesia

Tiger in the night
William Blake

Tiger Tiger. burning bright,
In the forests of the night;
What immortal hand or eye.
Could frame thy fearful symmetry?

In what distant deeps or skies.
Burnt the fire of thine eyes?
On what wings dare he aspire?
What the hand, dare seize the fire?

And what shoulder, & what art,
Could twist the sinews of thy heart?
And when thy heart began to beat.
What dread hand? & what dread feet?

What the hammer? what the chain,
In what furnace was thy brain?
What the anvil? what dread grasp.
Dare its deadly terrors clasp?

When the stars threw down their spears
And watered heaven with their tears:
Did he smile His work to see?
Did he who made the lamb make thee?

Tiger Tiger burning bright,
In the forests of the night:
What immortal hand or eye,
Dare frame thy fearful symmetry?

Go no more a-roving | Leonard Cohen
(Dear Heather, 2004)
Questa pare una vecchia canzone di Van Morrison. Invece il testo è una poesia di Lord Byron.



la poesia

Go no more a-roving
Lord Byron

So, we’ll go no more a-roving
So late into the night,
Though the heart be still as loving,
And the moon be still as bright.

For the sword outwears its sheath,
And the soul wears out the breast,
And the heart must pause to breathe,
And love itself have rest.

Though the night was made for loving,
And the day returns too soon,
Yet we’ll go no more a-roving
By the light of the moon.

Non andremo più vagando

Così non andremo più vagando,
Nella notte fonda
Anche se il cuore vuole ancora amore
E la luna splende luminosa.

Perché la spada logora il fodero,
L’animo logora il petto:
Allora deve placarsi il cuore per respirare
E l’amore stesso riposare.

Anche se la notte fu creata per amare,
E il giorno ritorna troppo presto,
Tuttavia non andremo più vagando
Alla luce della luna.

Al Principe | Alice
(Viaggio in Italia, 2003)
Alice, in un suo magnifico album del 2003, Viaggio in Italia, ha inserito tutte splendide e famose canzoni, molte di ‘poesia in musica’. Questa è di Pier Paolo Pasolini.

la poesia

Al Principe
Pier Paolo Pasolini

Se torna il sole
Se discende la sera
Se la notte ha un sapore di notti future
Se un pomeriggio di pioggia sembra tornare
Dai tempi troppo amati mai avuti del tutto
Io non sono più felice
Di goderne né di soffrirne
Perché non sento più davanti a me tutta la vita
Per essere poeti
Bisogna avere molto tempo
Ore e ore di solitudine
Sono il solo modo perché si formi qualcosa
Che è forza, abbandono, vizio e libertà
Per dare stile al caos
Io di tempo ormai ne ho poco
Per colpa della morte
E un po’ anche di questo mondo
Così umano che ai poveri toglie il pane

Enivrez-vous | Stereolab
(Peng!, 1992)
Gli Stereolab hanno ‘aggiunto’ solo la musica a questa poesia di Charles Baudelaire.

la poesia

Enivrez-vous
Charles Baudelaire

Il faut être toujours ivre.
Tout est là:
c’est l’unique question.
Pour ne pas sentir
l’horrible fardeau du Temps
qui brise vos épaules
et vous penche vers la terre,
il faut vous enivrer sans trêve.
Mais de quoi?
De vin, de poésie, ou de vertu, à votre guise.
Mais enivrez-vous.
Et si quelquefois,
sur les marches d’un palais,
sur l’herbe verte d’un fossé,
dans la solitude morne de votre chambre,
vous vous réveillez,
l’ivresse déjà diminuée ou disparue,
demandez au vent,
à la vague,
à l’étoile,
à l’oiseau,
à l’horloge,
à tout ce qui fuit,
à tout ce qui gémit,
à tout ce qui roule,
à tout ce qui chante,
à tout ce qui parle,
demandez quelle heure il est;
et le vent,
la vague,
l’étoile,
l’oiseau,
l’horloge,
vous répondront:
“Il est l’heure de s’enivrer!
Pour n’être pas les esclaves martyrisés du Temps,
enivrez-vous;
enivrez-vous sans cesse!
De vin, de poésie ou de vertu, à votre guise.”

Ubriacatevi

Bisogna essere sempre ubriachi.
Tutto sta in questo: è l’unico problema.
Per non sentire l’orribile fardello del tempo.
Del tempo che rompe le vostre spalle
e vi inclina verso la terra,
bisogna che vi ubriachiate senza tregua.
Ma di che? Di vino, di poesia o di virtù,
a piacer vostro. Ma ubriacatevi.
E se qualche volta sui gradini di un palazzo,
sull’erba verde di un fossato,
nella mesta solitudine della vostra camera,
vi risvegliate con l’ubriachezza già diminuita o scomparsa,
domandate al vento, all’onda, alla stella, all’uccello all’orologio,
a tutto ciò che fugge, a tutto ciò che geme,
a tutto ciò che ruota, a tutto ciò che canta,
a tutto ciò che parla, domandate che ora è;
ed il vento, l’onda, la stella, l’uccello, l’orologio vi risponderanno
“E’ l’ora di ubriacarsi !”
Per non essere gli schiavi martirizzati del tempo, ubriacatevi;
Ubriacatevi senza smettere!
Di vino, di poesia o di virtù, a piacer vostro.

Il suonatore Jones | Fabrizio De André
(Non al denaro, non all'amore, ne al cielo, 1971)
Ispirato alla poesia Fiddler Jones da Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters. Ne esiste anche una cover di Morgan. E anche (sorpresa!) di Jovanotti, assai bella (YouTube)

la poesia

Fiddler Jones
Edgar Lee Masters

The earth keeps some vibration going
There in your heart, and that is you.
And if the people find you can fiddle,
Why, fiddle you must, for all your life.
What do you see, a harvest of clover?
Or a meadow to walk through to the river?
The wind’s in the corn; you rub your hands
For beeves hereafter ready for market;
Or else you hear the rustle of skirts
Like the girls when dancing at Little Grove
. To Cooney Potter a pillar of dust
Or whirling leaves meant ruinous drouth;
They looked to me like Red-Head Sammy
Stepping it off, to “Toor-a-Loor.”
How could I till my forty acres
Not to speak of getting more,
With a medley of horns, bassoons and piccolos
Stirred in my brain by crows and robins
And the creak of a wind-mill–only these?
And I never started to plow in my life
That some one did not stop in the road
And take me away to a dance or picnic.
I ended up with forty acres;
I ended up with a broken fiddle–
And a broken laugh, and a thousand memories,
And not a single regret.

Il suonatore Jones

La terra ti suscita
vibrazioni nel cuore: sei tu.
E se la gente sa che sai suonare,
suonare ti tocca, per tutta la vita.
Che cosa vedi, una messe di trifoglio?
O un largo prato tra te e il fiume?
Nella meliga è il vento; ti freghi le mani
perché i buoi saran pronti al mercato;
o ti accade di udire un fruscio di gonnelle
come al Boschetto quando ballano le ragazze.
Per Cooney Potter una pila di polvere
o un vortice di foglie volevan dire siccità;
a me pareva fosse Sammy Testa-rossa
quando fa il passo sul motivo di Toor-a-Loor.
Come potevo coltivare le mie terre,
- non parliamo di ingrandirle -
con la ridda di corni, fagotti e ottavini
che cornacchie e pettirossi mi muovevano in testa,
e il cigolìo di un molino a vento – solo questo?
Mai una volta diedi mani all’aratro,
che qualcuno non si fermasse nella strada
e mi chiedesse per un ballo o una merenda.
Finii con le stesse terre,
finii con un violino spaccato -
e un ridere rauco e ricordi,
e nemmeno un rimpianto.

The lake | Antony and the Johnsons
(The Lake, 2004)
Questo brano è la versione musicale, pressochè parola per parola, di una poesia di Edgar Allan Poe.

la poesia

To the lake
Edgar Allan Poe

In spring of youth it was my lot
To haunt of the wide world a spot
The which I could not love the less-
So lovely was the loneliness
Of a wild lake, with black rock bound,
And the tall pines that towered around.
But when the Night had thrown her pall
Upon that spot, as upon all,
And the mystic wind went by
Murmuring in melody-
Then–ah then I would awake
To the terror of the lone lake.
Yet that terror was not fright,
But a tremulous delight-
A feeling not the jewelled mine
Could teach or bribe me to define-
Nor Love–although the Love were thine.
Death was in that poisonous wave,
And in its gulf a fitting grave
For him who thence could solace bring
To his lone imagining-
Whose solitary soul could make
An Eden of that dim lake.

Il lago

Nel fior di giovinezza, ebbi in sorte
d'abitar del vasto mondo un luogo
che non poteva ch'essermi caro e diletto -
tanto m'era dolce d'un ermo lago
la selvaggia bellezza, cinto di nere rocce,
con alti pini torreggianti intorno.
Ma poi che Notte, come su tutto,
aveva lì disteso il suo manto,
e il mistico vento e melodioso
passava sussurrando - oh, allora,
con un sussulto io mi destavo
al terrore di quel solitario lago.
Pure, non mi dava spavento quel terrore,
ma anzi un tiepido diletto -
un diletto che nè miniere di gemme
nè lusinghe o donativi mai potrebbero
indurmi a definir qual era -
e neanche Amore - fosse anche l'Amor tuo.
Morte abitava in quelle acque attossicate,
e una tomba nel profondo gorgo
era disposta per chi sapesse ricavarne
un sollievo al suo immaginare:
il solingo spirito sapesse fare
un Eden di quell'oscuro lago.

Golden hair | Alice
(Viaggio in Italia, 2003)
Altra cover di Alice da Viaggio in Italia. "Golden hair" è una canzone di Syd Barrett, inserita nell'album The madcap laughs del 1970, ma da lui scritta nel 1961, all'età di 15 anni. Il testo è tratto da una poesia di James Joyce dalla raccolta Musica da camera.

la poesia

Goldenhair
James Joyce

Lean out of the window,
Goldenhair,
I hear you singing
A merry air.

My book was closed,
I read no more,
Watching the fire dance
On the floor.

I have left my book,
I have left my room,
For I heard you singing
Through the gloom.

Singing and singing
A merry air,
Lean out of the window,
Goldenhair.

Elemosina | Max Gazzé
(Max Gazzé, 2000)
Max Gazzé ha cantato in italiano questa poesia di Mallarmé. Buon risultato a mio parere. Il Battisti che cantava Panella, altro grande affastellatore di parole, ne sarebbe rimasto colpito.

la poesia

Aumône
Stéphane Mallarmé

Prends ce sac, Mendiant ! tu ne le cajolas
Sénile nourrisson d’une tétine avare
Afin de pièce à pièce en égoutter ton glas.

Tire du métal cher quelque péché bizarre
Et, vaste comme nous, les poings pleins, le baisons
Souffles-y qu’il se torde ! une ardente fanfare.

Eglise avec l’encens que toutes ces maisons
Sur les murs quand berceur d’une bleue éclaircie
Le tabac sans parler roule les oraisons,

Et l’opium puissant brise la pharmacie !
Robes et peau, veux-tu lacérer le satin
Et boire en la salive heureuse l’inertie,

Par les cafés princiers attendre le matin ?
Les plafonds enrichis de nymphes et de voiles,
On jette, au mendiant de la vitre, un festin.

Et quand tu sors, vieux dieu, grelottant sous tes toiles
D’emballage, l’aurore est un lac de vin d’or
Et tu jures avoir au gosier les étoiles !

Faute de supputer l’éclat de ton trésor,
Tu peux du moins t’orner d’une plume, à complies
Servir un cierge au saint en qui tu crois encor.

Ne t’imagine pas que je dis des folies.
La terre s’ouvre vieille à qui crève la faim.
Je hais une autre aumône et veux que tu m’oublies

Et surtout ne va pas, frère, acheter du pain.

Elemosina Prénditi questa borsa, Mendicante! tu accorto
Non l'hai toccata, antico lattante a poppa avara,
Per trarne goccia a goccia il tuo rintocco a morto.

Cava tu dal metallo qualche colpa bizzarra
E vasta come noi lo stringiamo sul cuore
Sòffiavi che si torca! un'ardente fanfara.

Chiesa ed incenso che tutte queste dimore
Sui muri quando culla un'azzurra chiarezza
Il tabacco in silenzio dilati le preghiere,

E l'oppio onnipossente ogni farmaco spezzi!
Stracci e pelle, vuoi tu buttare il cappottino
E ber nella saliva una felice inerzia,

E nei caffè sontuosi attendere il mattino?
I soffitti arricchiti di naiadi e di veli,
Si butta, al mendicante di vetrina, un festino.

Quando esci, vecchio dio, tremante sotto i teli
D'imballaggio, l'aurora è un lago di vin d'oro
E tu giuri d'avere nella tua gola i cieli!

Non avendo contato il lampo del tuo tesoro
Almeno puoi ornarti d'una piuma, e a ricordo
Portare un cero al santo in cui tu credi ancora.

Non pensar ch'io vaneggi in parole discordi.
La terra s'apre antica a chi muore di fame.
Odio un'altra elemosina, voglio che tu mi scordi,

Fratello, e innanzitutto non comprare del pane!

She walks in beauty | Sissel
(Vaniti fair, 2004)
Nella colonna sonora di Mychael Danna per il film Vanity Fair (2004) di Mira Nair, ci sono alcuni brani musicali i cui testi sono celebri poesie. Qui Sissel, una famosa soprano norvegese, canta una poesia di Lord Byron, del 1814.

la poesia

She walks in beauty
Lord Byron

She walks in beauty, like the night
Of cloudless climes and starry skies;
And all that’s best of dark and bright
Meet in her aspect and her eyes;
Thus mellowed to that tender light
Which heaven to gaudy day denies.

One shade the more, one ray the less,
Had half impaired the nameless grace
Which waves in every raven tress,
Or softly lightens o’er her face;
Where thoughts serenely sweet express,
How pure, how dear their dwelling-place.

And on that cheek, and o’er that brow,
So soft, so calm, yet eloquent,
The smiles that win, the tints that glow,
But tell of days in goodness spent,
A mind at peace with all below,
A heart whose love is innocent!

Ella incede in bellezza

Ella incede in bellezza, come la notte
di climi tersi e di cieli stellati;
E tutto il meglio del buio e della luce
s’incontra nel suo viso e nei suoi occhi:
Così addolciti da quel tenero bagliore
che il cielo nega al giorno fatto.

Un’ombra in più, un raggio in meno,
avrebbero turbato la grazia indicibile
che ondeggia in ogni ricciolo corvino,
O dolcemente schiarisce sul suo viso;
dove pensieri serenamente dolci mostrano
quanto pura, quanto cara sia la loro dimora.

E su quella guancia, e su quella fronte,
così dolce, così calma, eppure eloquente,
i sorrisi che incantano, i colori che brillano,
e raccontano di giorni spesi nella bontà,
Una mente in pace con il mondo,

Un cuore colmo di amore innocente!

Plaisir d'amour | Franco Battiato
(Come un cammello in una grondaia, 1991)
Celebre canzone cantata da tanti e eterogenei interpreti: oltre Battiato, Joan Baez, Marianne Faithfull, Nana Mouskouri, Brigitte Bardot, Mireille Mathieu ... . Pochi sanno però che si tratta di una canzone d’amore composta da attorno al 1785 da Martini il Tedesco su un testo del poeta romantico francese Jean-Pierre Claris de Florian, contenuto in una delle sue Six nouvelles. La canzone era una delle preferite della regina Maria Antonietta: si racconta che ai tempi della Rivoluzione francese i parigini potessero sentire la sventurata sovrana cantare "Plaisir d’amour" dalla sua prigione.

la poesia

Plaisir d'amour
Jean-Pierre Claris de Florian

Plaisir d'amour ne dure qu'un moment.
chagrin d'amour dure toute la vie.

J'ai tout quitté pour l'ingrate Sylvie.
Elle me quitte et prend un autre amant.

Plaisir d'amour ne dure qu'un moment.
chagrin d'amour dure toute la vie.

Tant que cette eau coulera doucement
vers ce ruisseau qui borde la prairie,

Je t'aimerai, me répétait Sylvie.
L'eau coule encore. Elle a changé pourtant.

Plaisir d'amour ne dure qu'un moment.
chagrin d'amour dure toute la vie.

La gioia dell'amore

La gioia dell'amore non dura che un momento,
La pena d'amore dura tutta la vita.

Ho lasciato tutto per l'ingrata Silvia,
E lei mi lascia e prende un altro amante.

La gioia dell'amore non dura che un momento,
La pena d'amore dura tutta la vita.

"Finché quest'acqua scorrerà lentamente
Verso quel ruscello che costeggia il prato

Io ti amerò", mi ripeteva Silvia.
L'acqua scorre ancora. Lei invece è cambiata.

La gioia dell'amore non dura che un momento,
La pena d'amore dura tutta la vita.

Playlist


Brani citati


13. The lake - Antony & The Johnson