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One Hit Wonders - Prima degli anni Novanta

“One Hit Wonder”, letteralmente “un colpo fantastico”, è il termine universalmente conosciuto con il quale vengono indicate le cosiddette “meteore musicali”, ovvero quelle canzoni, o quegli artisti, che hanno brillato una sola stagione e dei quali poi si sono perse le tracce.

Prima degli anni Novanta


Venus | Shoking Blue
(At home, 1969)
Nel 1969, gli Shoking Blue, quartetto di rock psichedelico olandese ottenne un successo planetario con un singolo divenuto famosissimo: “Venus”. Chi non ha mai canticchiato: “She’s got it Yeah, baby, she’s got it, I’m your Venus, I’m your fire, At your desire?”.

You to me are everything | The Real Thing
(Real Thing, 1976)
Hit del gruppo soul britannico The Real Thing. Marina Rei nel 1997 ne face una versione in italiano, con il titolo "Primavera".

My Sharona | The Knack
(Get the Knack, 1979)
Clamoroso tormentone estivo in tutto il mondo, caratterizzato da un riff chitarristico che ha fatto storia. Una curiosità: la Sharona della canzone esiste davvero. È la ragazza che appare sulla copertina del singolo, la quale, adesso, fa l’agente immobiliare.

Video killed the radio stars | The Buggles
(The age of plastic, 1980)
Grandissimo successo di fine anni ’70 ad opera di un gruppo inglese che annoverava fra i suoi componenti due musicisti, Trevor Horn (voce, chitarra) e Geoffrey Downes (tastiere) che di lì a poco sarebbero entrati a far parte del ben più famoso gruppo progressive degli Yes. “Video killed the radio stars” può essere considerata a tutti gli effetti la canzone spartiacque fra la musica “dance” degli anni ’70 e quella – più spiccatamente elettronica – degli anni ’80.

AA. Giddy up a gogo | Ad Visser ft Daniel Sahuleka
(1982)
Musicista, ma soprattutto scrittore e vj, l’olandese Ad Visser pescò il jolly nel 1982 con questa canzone incisa con la voce del cantante indonesiano Daniel Sahuleka.

Maniac | Michael Sembello
(Flashdance, OST, 1983)
Michael Sembello, pur avendo nella sua carriera collaborato con artisti del calibro di Stevie Wonder, Michael Jackson, Donna Summer etc. arrivò alla notorietà nel 1983 quando la sua canzone “Maniac” entrò a far parte della colonna sonora del film Flashdance.

Captain of her heart | Double
(Blue, 1986)
Anche i Double erano due, ma svizzeri. La canzonetta per cui sono famosi fa molto frivolezza anni Ottanta ma era davvero bella: pop jazzato con gran pianoforte e sassofono.

BB. À caus’ des garçons | À caus’ des garçons
(1987)
Un tiro, un centro. Musicata da Alain Chamfort, uno dei nomi di punta del pop francese degli ultimi 40 anni, è stata più volte coverizzata, pur restando un successo simbolo di quegli anni, effimero quanto piacevolissimo.

C’est la ouate | Caroline Loeb
(C’est la ouate, 1987)
Umoristico inno alla pigrizia che nel 1986 schizza in testa alle classifiche europee.

Playlist


Brani citati


Altri brani, non su Spotify

AA. Giddy up a gogo | Ad Visser ft Daniel Sahuleka


BB. À caus’ des garçons | À caus’ des garçons

Stevie Wonder

(1950, Saginaw, Michigan, USA)

Arrivato all’apice di una sensazionale carriera, Stevie Wonder viene intervistato sulla sua incredibile esperienza; alla fine dell’intervista la giornalista esita un momento e poi, superato l’imbarazzo, gli chiede:
- «Mi perdoni se lo domando, ma pensa che avrebbe avuto ancora più chances se non fosse nato cieco?»
- «Si figuri: grazie a Dio non sono nato negro!»


I was made to love her
(I was made to love her, 1967)
La scrisse assieme alla mamma e la portò al numero due in classifica che ancora non aveva diciassette anni (il suo primo numero uno l’aveva fatto a 13: ormai era navigato). Nello stesso anno la incisero anche i Beach Boys.

I’d cry
(I was made to love her, 1967)
“I’d cry” è una festa allegra – malgrado il titolo e il testo: lui minaccia di piangere se lei lo lascia – che gira intorno a un circo di fiati e meriterebbe maggior fama, da piazzarlo tra le cose più note di Wonder.

For once in my life
(For once in my life, 1968)
For once in my life I have someone who needs me
Someone I've needed so long
For once, unafraid, I can go where life leads me
Somehow I know I'll be strong

Signed sealed and delivered
(Signed sealed and delivered, 1970)
Prima canzone prodotta interamente da Wonder, oltre che la prima canzone ad essere supportata dal coro femminile delle Wonderlove. Inoltre è il primo brano a procurare al cantante una nomination ai Grammy Awards, anche se poi il premio andò a un altro.

Superstition
(Talking book, 1972)
Che la superstizione sia drammaticamente contagiosa lo dimostrano le parole dell’autore, che per spiegare la sua critica ai superstiziosi, sostenne che “la cosa peggiore è che più sei superstizioso più ti capitano cose brutte”. L’aveva scritta per Jeff Beck, ma poi ci lavorò ancora e incise la sua versione, pubblicandola un mese prima di quella di Beck, che non fu contento. Fu eseguita per la prima volta dal vivo durante un leggendario tour di Wonder con i Rolling Stones. L’attacco è un missile, comunque.

Nel 2004 la rivista Rolling Stone ha classificato questo brano al #74 della classifica 500 Greatest Songs of All Time.

I believe (when I fall in love it will be forever)
(Talking book, 1972)
Accendini, e si dondola.

You are the sunshine of my life
(Talking book, 1972)
You are the sunshine of my life
That’s why I’ll always be around,
You are the apple of my eye,
Forever you’ll stay in my heart.

Nel 2004 la rivista Rolling Stone ha classificato questo brano al #281 della classifica 500 Greatest Songs of All Time.

Tuesday heartbreak
(Talking Book, 1972)
Tuesday heartbreak seem to be unfair,
Cause you say that you found another man.

Living for the city
(Innervisions, 1973)
Fatica, violenza, povertà, discriminazione, e coraggio, dignità, tenacia dei neri d’America. Metà cantata, metà recitata, arrangiamento formidabile.

Nel 2004 la rivista Rolling Stone ha classificato questo brano al #104 della classifica 500 Greatest Songs of All Time.

Don’t you worry ‘bout a thing
(Innervisions, 1973)
Ritmetto festaiolo e raccomandazione di non preoccuparsi di niente: ridivenne famoso e ballatissimo anni dopo nella cover degli inglesi Incognito.

Higher ground
(Innervisions, 1973)
La canzone è stata poi reinterpretata dai Red Hot Chili Peppers con gran successo.

Nel 2004 la rivista Rolling Stone ha classificato questo brano al #445 della classifica 500 Greatest Songs of All Time.

Joy inside my tears
(Songs in the key of life, 1976)
Songs in the key of life è considerato uno dei più grandi dischi di tutti i tempi (il settimo, nella classifica del canale televisivo VH1, concorrente americano di MTV). Doppio LP, Wonder ci tirò dentro Herbie Hancock, George Benson, e Michael Sembello (quello di “Maniac”, già). “Joy inside my tears” è una stupenda ballatona che si trascina appassionata per minuti e minuti.

Sir Duke
(Songs in the key of life, 1976)
Ancora una volta un buon incipit è metà dell’opera: questo è immortale. Le trombe sono Steve Madaio e Raymond Maldonado, che dopo potrebbero anche aver venduto gelati per il resto della loro vita (ma fate caso anche alla flemma ironica del batterista Raymond Pounds, mentre quelli impazzano). “The king of all Sir Duke” è Duke Ellington (“Sir Duke” è il nome di un suo disco del 1946).

Isn’t she lovely
(Songs in the key of life, 1976)
Il concorso per la migliore canzone in festeggiamento della nascita di un proprio bambino (a cui partecipano Jovanotti e molti altri) è stravinto da Stevie Wonder. Lei è Aisha, “less than one minute old”: grande ritmo, e ci sta anche il vagito finale che sarebbe stato imbarazzante in qualsiasi altro luogo.

Happy birthday
(Hotter than july, 1980)
Il festeggiato è Martin Luther King, postumamente. Stevie Wonder scrisse la canzone per la campagna per proclamare festa nazionale la data di nascita – 15 gennaio – del leader dei diritti dei neri (fu poi sancita nel 1983). Ciò che venne fuori fu un’allegra canzonetta di auguri.

Master blaster (Jammin')
(Hotter than july, 1980)
Il brano, costruito su una base reggae, è un’ode al leggendario Bob Marley.

Part-time lover
(In square circle, 1985)
“I’ve got some things that I must tell”: il guaio con questa canzone è che una volta ne ho ascoltata una versione in cui il giro iniziale era ripetuto in loop per un minuto buono, ed era uno spasso. A questo punto delle mie disperate ricerche mi sono rassegnato a che fosse un’invenzione artigianale del deejay, inedita.

Chemical love
(Jungle fever, 1991)
Una delle canzoni di Wonder per la colonna sonora di Jungle fever di Spike Lee, ha un gran ritmo e se la prende con il consumo di certe cose chimiche.

I just called to say I love you
(The woman in red, 1994))
Una delle canzoni di Wonder per la colonna sonora di La signora in rosso. Il brano è una ballata romantica abbastanza ritmata, in cui Wonder descrive come qualunque giornata ordinaria può diventare magica, se si confessano i propri sentimenti alla persona amata. Si tratta di una delle canzoni più “semplici” di Stevie Wonder, lontana dalle sperimentazioni anni ‘70, e pienamente in linea con lo stile anni '80, fatto di sintetizzatori e drum machine.


Brani citati
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