Visualizzazione dei post in ordine di data per la query Santana. Ordina per pertinenza Mostra tutti i post
Visualizzazione dei post in ordine di data per la query Santana. Ordina per pertinenza Mostra tutti i post

Aerosmith

(1970, Boston, Massachusetts, USA)

“La più grande banda di strafatti che abbia mai visto” disse Jerry “Pulpito” Garcia dei Grateful Dead. Tanto strafatti che dopo dieci anni di attività si separarono, all’inizio degli anni Ottanta. Dopo qualche tempo il manager di uno di loro li convinse a tornare assieme e a diventare la rockband dell’era MTV: gli Stones se non ci fossero già stati gli Stones. Bocca del leader compresa. Steven Tyler (già Steven Tallarico e già padre di Liv Tyler) diventò così il sex symbol di ragazze che potevano essere sue figlie e ci marciò parecchio. E gli Aerosmith infilarono una serie di singoli da classifica che ancora non ha fine.

Dream on
(Aerosmith, 1973)

Nel 2004 la rivista Rolling Stone ha classificato questo brano al #172 della classifica 500 Greatest Songs of All Time.

Walk this way
(Toys in the attic, 1975)
“Walk this way” lo diceva Marty Feldman in Frankenstein Jr., scatenando una gag che giocava sull’equivoco tra way-strada e way-modo. Il titolo lo presero da lì, ma il testo racconta dell’introduzione al sesso (e che sesso!) del giovane protagonista.
Undici anni dopo divenne un successo ancora maggiore nella versione condivisa con i rapper Run DMC. Stando alla leggenda, Tyler si dimenticò i testi sul taxi che lo aveva portato alla sala di incisione, e li riscrisse su due piedi.

Nel 2004 la rivista Rolling Stone ha classificato questo brano al #336 della classifica 500 Greatest Songs of All Time.

Sweet emotion
(Toys in the attic, 1975)

Nel 2004 la rivista Rolling Stone ha classificato questo brano al #408 della classifica 500 Greatest Songs of All Time.

Rag doll
(Permanent vacation, 1987)
Uno di quei motivetti che sembra siano sempre esistiti. Un ritmo fatto apposta per definire l’espressione “swinging”. Fantastico l’ingresso dei fiati, che non sono proprio roba loro, e la chiusura vocale jazz.

Love in an elevator
(Pump, 1989)
Allora: forse voi vorreste essere stati Steven Tyler. Ma io che sono umile avrei voluto essere un turista ciondolante nella hall dell’albergo nel momento in cui si aprirono le porte dell’ascensore e apparve Tyler insieme a due ragazze, tutti piuttosto spogliati e in atteggiamento, uhm, come dire... .
No, non credo sia vero: ma c’è chi sostiene che la canzone sia nata così.

What it takes
(Pump, 1989)
Lui la recita da campione, gigioneggiando ogni sillaba. Sarebbe fantastica solo per “Girl, before i met you I was F-I-N-E fine”. E poi c’è quell’infinita e rotatoria cavalleria di parole nel verso: “Without-thinking-you-lost-everything-that-was-good in-your-life-to-the-toss-of-the-diiiiiiiiiiiice...”.

Janie’s got a gun
(Pump, 1989)
Mica una canzone qualsiasi, a cominciare dall’inizio western. La storia narra che il padre di Janie le ha fatto delle brutte cose, e lei si è stufata e gli ha piantato una pallottola in testa.
Ed è raccontata con freddezza e rabbia inquietanti e antiretoriche. Una delle migliori cose degli Aerosmith di sempre.
Da una gag del popolare comico statunitense Jon Stewart, nel 2006 nacque una parodia dedicata all’incidente durante il quale il vicepresidente americano sparò a un amico scambiandolo per una quaglia: “Cheney’s got a gun”.

Livin’ on the edge
(Get a grip, 1993)
È che viviamo in un casino, e nessuno ci capisce più niente: c’è qualcosa di sbagliato, ma va’ a sapere cosa. E non ci puoi fare niente. Viviamo sull’orlo del precipizio. Everybody.

Crazy
(Get a grip, 1993)
Grande l’introduzione chiacchierata. Ballatona, consegnata all’immaginazione dei giovanotti da un video dove due ragazze marinano la scuola, se la battono su una cabrio, si spogliano, ne combinano parecchie, si tuffano in uno stagno e si capisce che si piacciono assai. E sono Alicia Silverstone e Liv Tyler, figlia di Steven, prima di rovinarsi in un film di Bertolucci.

Amazing
(Get a grip, 1993)
Copia di “Crazy”, dallo stesso disco, altrettanto successone mondiale e video straprogrammato (ancora con Alicia Silverstone, che è anche in quello di “Cryin’”). Il casino che fa lui sul finale, urlando, balbettando, trascinando le parole, vale il prezzo del biglietto.

Just feel better
(All that I am, Santana, 2005)
Nel 2005 Carlos Santana pubblica un disco di duetti, in cui può associare ai suoi rodati virtuosismi le efficaci voci di questo o quel divo. Il primo singolo è un rocchettone con Steven Tyler, che fa rimbalzare e rotolare le parole in giro per la canzone fermandosi solo per fare un po’ di posto qua e là alla chitarra dell’ospite.


Brani citati
Top 10 Spotify
This is ...
Radio

One Hit Wonders - Gli anni novanta

“One Hit Wonder”, letteralmente “un colpo fantastico”, è il termine universalmente conosciuto con il quale vengono indicate le cosiddette “meteore musicali”, ovvero quelle canzoni, o quegli artisti, che hanno brillato una sola stagione e dei quali poi si sono perse le tracce.

Gli anni Novanta


The Power | Snap!
(World powers 1990)
"I've got the power - tun tun tututun tun". Eurodance a manetta prodotta tra l'Italia e la Germania. Loro sono in effetti una Two Hits Wonder, perché hanno bissato con "Rhythm is a dancer".

I’ve been thinking about you | Londonbeat
(1990)
Come vivere di rendita con un solo brano. Nel 1990 questa canzone che arriva dopo due anni dall’avvio della loro carriera, proietta la band britannica in testa alle classifiche di mezzo mondo. Ma incredibilmente, non solo non trascina l’album, ma resterà l’unica hit anche in patria.

Two princes | Spin Doctors
(Pocket full of kryptonite, 1991)
Indimenticabile pezzo funk-rock per una band che ha lasciato poco altro. Alcuni ricorderanno anche il cappello indossato dal cantante Chris Barron nel video trasmesso all'infinito negli anni ’90, molto simile al copricapo che aveva John Frusciante in "Under the bridge".

All that she wants | Ace Of Base
(Happy nation, 1992)
Praticamente gli ABBA perversi. Sono sempre in attività ma la casa se la sono comprata con questo pezzo qui.

The rhythm of the night | Corona
(Happy nation, 1992)
Pezzone scritto dal fratello di Ivana Spagna e prodotto da Checco Bontempi. La modella Olga de Souza prestava solo la faccia, in realtà cantava Jenny B.

Would I lie to you | Charles & Eddie
(Duophonic, 1992)
Il nero e l'ispanico, smielati fino al diabete. Purtroppo Charles è morto nel 2001.

I'm too sexy | Right Said Fred
(Up, 1992)
Quando apparirono in tv, culturisti, machi e equivoci, ce ne innamorammo subito!

Runaway train | Soul Asylum
(Grave dancers union, 1992)
Un’altra band punk rock esplosa negli anni ’90 con una ballata, "Runaway train", trascinata dal videoclip in stile Chi l’ha visto? che pare abbia contribuito a far ritrovare parecchi bambini scomparsi. Sex symbol dell’epoca, il cantante Dave Pirner è diventato famoso anche grazie a una delle sue fidanzate, Winona Ryder.

What’s up? | 4 Non Blondes
(Bigger, better, faster, more!, 1992)
“And I say hey, yeah yeah…”. Un unico album e un unico, enorme successo. Ed è un’altra ballata uggiosa che nella prima metà degli anni ’90 ha ipnotizzato chiunque con la voce della cantante Linda Perry.

Paris Latino | Bandolero
(1993)
Precursori degli artisti francesi che cantano (anche) in spagnolo, i Bandolero entrano all’improvviso, da esordienti, nelle classifiche di mezza Europa del 1983. Il brano è la hit dell’estate. Poi scompaiono dai radar.

What is love | Haddaway
(1993)
Probabilmente la persona più famosa della storia di Trinidad e Tobago e di certo l'unico che sa cos'è l'amore.

'74-'75 | The Connells
(Ring, 1993)
Band americana di pop rock melodico e struggente, hanno raggiunto il successo con questo pezzo, nonostante continuino a sfornare album come se non ci fosse domani.

Informer | Snow
(12 inches of Snow, 1993)
Snow ha realizzato il singolo reggae più venduto negli Stato Uniti, nonostante sia canadese e di giamaicano non abbia proprio niente. Poi è sparito nel nulla.

“Mmm mmm mmm mmm” | Crash Test Dummies
(God shuffled his feet, 1993)
Le strofe cantate col tono basso dal cantante Brad Roberts e quella singola lettera, un verso con le labbra chiuse, trasformato in memorabile, bizzarro ritornello. Ogni strofa racconta l’isolamento e la sofferenza di un bambino, traumi infantili fatti hit.

Blue (da ba dee) | Eiffel 65
(1995)
Maury, Jeffrey Jey e Gabry Ponte, eurodance ai massimi livelli, famosi in tutto il mondo, gettonatissimi all'autoscontro.

Eins zwei polizei | Mo-Do
(Was ist das, 1995)
Nome d'arte di Fabio Frittelli, modello italiano nato da madre austriaca e purtroppo morto suicida nel 2013.

Lemon tree | Fool’s Garden
(Dish of the day, 1995)
Il supertormentone dell’estate 1995 è questa filastrocca composta dal tedesco Peter Freudenthaler e dai suoi sodali, ovvero i Fool’s Garden. Che hanno anche pubblicato anche un Greatest Hits. Ci sarà solo questo pezzo ripetuto 12 volte?.

I'll be there for you | The Rembrandts
(L.P., 1995)
Si può passare alla storia per un unico pezzo? Se è la sigla di Friends. Veterani del power pop, i Rembrandts avevano già pubblicato un paio di album prima di consegnare alla storia "I'll be there for you", scritta insieme agli stessi produttori della serie tv. Colonna sonora perfetta per i tuffi sul divano.

One of us | Joan Osborne
(Relish, 1995)
Il pezzo era la sigla del telefilm Joan of Arcadia e in quegli anni è stato cantato da tutte le aspiranti cantanti del mondo.

Strange world | Ké
(1996)
Nemmeno Wikipedia ci sa dire che fine abbia fatto questo modello e cantante. Sparito nel nulla.

Thubthumping | Chumbawamba
(Tubthumper, 1997)
I Chumbawamba, prima e dopo questo brano, loro unico vero successo hanno una carriera lunga così, che continua ancora nei circuiti alternativi, anche per via della loro dichiarata simpatia politica anarchica. L’unica vera incursione nel pop rock commerciale è appunto questo singoloche gira tutto intorno al refrain: “I get knocked down, but I get up again. You’re never going to keep me down“, che per loro è una sorta di manifesto.

Barbie girl | Aqua
(Aquarium, 1997)
Si narra che gli Aqua si stiano per riunire. Ma quali pezzi suoneranno, oltre a questo?

MMMbop | Hanson
(Middle of nowhere, 1997)
Che dire? Dopo 23 anni, sono costretti a suonare ancora "MMMbop". Beati loro.

Mr. Gorgeous (and Miss Curvaceous) | Smoke City
(Flying away, 1997)
Il ritornello da canticchiare fa la sua parte, ma a decretare il successo di questo brano acid jazz è senz’altro il video, dove spadroneggia la vocalist brasiliana di questo gruppo inglese, Nina Miranda.

Kiss the rain | Billie Myers
(Growing, pain, 1997)
Billie Myers è una cantante britannica dalle origini giamaicane e dal timbro caldissimo e carico di sfumature; nel 1997 debutta sulle scene musicali con questo brano dai profondi influssi soft rock, oggi diventato un classico.

Truly madly deeply | Savage Garden
(Savage Garden, 1997)
Duo australiano diventato famoso in tutto il mondo con questo singolone del 1997. Si sono sciolti nel 2001.

Walkin' on the sun | Smash Mouth
(Push Yu Mang, 1997)
Suonano dal 1994 e qualche singolo l'hanno piazzato, ma questo pezzo è il motivo per andare a vedere un loro concerto.

Brimful of Asha | Cornershop
(1997)
In pieno delirio brit pop, un inno alle canzoni del cinema bollywoodiano e alla musica a 45 giri, dalle sorprendenti coreografie indiane ai vinili di Marc Bolan e della Trojan Records. I Cornershop erano già al loro terzo album quando Norman Cook/Fatboy Slim si è innamorato di "Brimful of Asha", remixando il pezzo e trasformandolo in un successo epocale. Impossibile stare fermi e non cantarla.

Bitch | Meredith Brooks
(Blurring the edges, 1997)
Con questo singolo si aggiudicò anche una nomination ai Grammy. Incredibilmente suona ancora.

Kiss me | Sixpence None The Richer
(Sixpence None The Richer, 1997)
All'inizio erano una band cristiana, poi hanno deciso di passare al pop. Le nostre orecchie ringraziano.

Save tonight | Eagle Eye Cherry
(Desireless, 1998)
Il fratellastro di Neneh Cherry è un musicista e un attore, ma della sua carriera ci ricordiamo solo questo singolo.

Crush | Jennifer Paige
(1998)
Bella come il sole, questa cantante americana suona ancora ma non è mai riuscita a bissare il successo del suo singolo di punta.

Big big world | Emilia
(Big big world, 1998)
Emilia Mitiku è una cantante svedese. Dopo il suo singolo di maggior successo, è tornata anche a cantare in svedese.

Unforgivable sinner | Lene Marlin
(Playing my game, 1998)
Lene in realtà di canzoni famose ne ha fatte, ma dopo i primi due album si è volatilizzata. Resta sempre una delle nostre cantanti preferite degli anni '90.

Torn | Natalie Imbruglia
(Left of the middle, 1998)
“Torn” era già stata incisa nel 1993 (in danese, con il titolo "Brændt") dalla cantante Lis Sørensen, poi nel 1995 dagli autori, il gruppo californiano Ednaswap e ancora nel 1996 dalla cantante americana-norvegese Trine Rein. Ma fu con la cantante di origini australiane, Natalie Imbruglia, che arrivò al successo cinque anni dopo la sua prima uscita.

If you believe | Sasha
(Dedicated to ..., 1998)
Il tedesco Sascha Schmitz raggiunse il successo internazionale con questo successoche fece da traino all’album d’esordio “Dedicated to…” premiato col disco di platino.

Narcotic | Liquido
(Narcotic, 1998)
Band alternative tedesca, sciolta nel 2009. Un riff di tastiera da lavaggio del cervello.

Iris | The Goo Goo Dolls
(Dizzy up the girl, 1998)
Una corposa power ballad scritta da John Rzeznik, cantante e chitarrista dei Goo Goo Dolls, per la colonna sonora del film City of Angels.

Boom, Boom, Boom, Boom!! | Vengaboys
(1998)
Band europop olandese, amante dei travestimenti e del look sopra le righe. Dal 2007 si sono riuniti e non ce n'è più per nessuno. Forse.

Snow on the Sahara | Anggun
(Anggun, 1998)
La bellissima indonesiana, dopo il suo pezzo famoso, ha dovuto duettare anche con Piero Pelù in quell'apice di trash che è "Amore immaginato".

The bad touch | Bloodhound Gang
(Hooray for bobbies, 1999)
Il video con loro vestiti da scimmie, semplicemente mitico. "Io e te baby non siamo che mammiferi, quindi facciamolo come si vede fare su Discovery Channel".

Mambo no. 5 | Lou Bega
(A little bit of mambo, 1999)
"A little bit of Monica in my life". Ascoltata talmente tante volte che fa venire le bolle. Lou Bega è un cantante tedesco di origini italiane ed ugandesi. Il brano è basato sull'omonimo brano registrato da Pérez Prado nel 1952.

You get what you give | New Radicals
(Maybe you've been brainwashed too, 1998)
Dopo l'esperienza nella band, il cantante Gregg Alexander ha scritto anche il brano "The game of love" con cui i Santana vinsero un Grammy nel 2003.

Life | Des'ree
(Supernatural, 1998)
Cantante e compositrice britannica, famosa per due canzoni: "Life" e "You gotta be".

Goodnight moon | Shivaree
(I oughtta give you a shot in the head for making me live in this dump, 1999)
Goodnight moon, un brano carico di influenze country, suadente e notturno, fu in assoluto il primo singolo degli Shivaree, band americana dedita alla sperimentazione di vari generi musicali. registrato nel 1999 e pubblicato poi nel corso del 2000 per la Capitol Records. Spopolò in Italia e in Europa, anche grazie al suo inserimento in diverse colonne, come Kill Bill Vol.2 di Tarantino.

Playlist


Brani citati

31 canzoni

(Nick Hornby, 2002, Guanda)

31 canzoni è una raccolta di saggi sulla musica dello scrittore inglese Nick Hornby. Parla della particolare risonanza emotiva che queste 31 canzoni (e molte altre!) hanno avuto per lui.
«Un paio di volte l’anno mi faccio una cassetta da mettere in macchina, un nastro pieno di tutte le nuove canzoni che ho amato nel corso degli ultimi mesi. Ogni volta che ne completo una mi pare impossibile che potrà essercene un’altra. Ma c’è sempre, e non vedo l’ora che arrivi: basterebbe qualche altro centinaio di cose come questa per rendere la vita degna di essere vissuta.»
In un passaggio, Hornby fa questa perfetta sintesi del significato del libro.


Your love is the place where i come from | Teenage Fanclub
(Songs from Northern Britain, 1997)
Uno dei pezzi più belli di uno dei miei album preferiti.

da 31 Songs di Nick Hornby

Thunder Road | Bruce Springsteen
(Born To Run, 1975)
Forse "Thunder Road" mi ha aiutato perché, malgrado il suo vigore, il volume, le macchine sportive e i capelli, ha pur sempre un tono elegiaco. Più invecchio, più lo sento. In fondo, credo di essere anch’io dell’idea che se la vita è una cosa triste e molto seria, c’è sempre un po’ di speranza; sarò pure un depresso in preda al dramma esistenziale, o magari un idiota contento, ma in ogni caso "Thunder Road" dice esattamente come mi sento e chi sono, e questa in fin dei conti è una delle consolazioni dell’arte.

da 31 Songs di Nick Hornby

Nel 2004 la rivista Rolling Stone ha classificato questo brano al #86 della classifica 500 Greatest Songs of All Time.

I'm like a bird | Nelly Furtado
(Whoa, Nelly!, 2000)
Secondo una teoria di Dave Eggers, ascoltiamo e riascoltiamo canzoni perchè dobbiamo 'risolverle'. E’ vero che nei primi approcci e nella fase del corteggiamento di una nuova canzone si passa attraverso una specie di confusione mentale. Ad esempio, c’è un passaggio di "I’m like a bird", verso la metà, in cui la voce si sdoppia su una frase, e l’effetto – specialmente per chi non è musicista, per chi ama e apprezza la musica ma rimane stupito e sedotto di fronte al più semplice dei trucchi musicali – è quello di una droga succosa e fresca.(…)

da 31 Canzoni di Nick Hornby

Heartbreaker | Led Zeppelin
(II, 1969)
A un certo punto, in questi ultimi anni, mi sono accorto che la mia dieta musicale era povera di carboidrati, e che il riff rock è essenziale per l’alimentazione – specialmente in macchina o durante i tour di lancio dei libri, quando ti serve qualcosa di rapido e semplice per affrontare una lunga giornata. I Nirvana, The Bends e i Chemical Brothers hanno stimolato di nuovo il mio appetito, ma solo i Led Zeppelin sono riusciti a soddisfarlo. Infatti, se mi dovesse mai capitare di canticchiare un riff blues-metal a un alieno con le idee confuse, sceglierei "Heartbreaker" degli Zeppelin, da Led Zeppelin II. Non sono sicuro se intonando “DANG DANG DANG DANG DA-DA-DANG, DA-DA-DA DA-DA-DA-DANG-DANG DA-DA-DANG” riuscirei a illuminarlo, ma mi sentirei di aver fatto del mio meglio nei limiti delle circostanze. Perfino scritto così (sebbene con l'aiuto delle maiuscole), mi pare che la gloriosa e demenziale rumorosità del pezzo venga espressa con efficacia e chiarezza. Rileggetelo. Visto? Sballa.

da 31 Canzoni di Nick Hornby

One man guy | Rufus Wainwright
(Poses, 2001)
Era una canzone di suo padre Loudon, scritta come inno alla solitudine maschile. Nella versione di Rufus divenne anche un proclama fiero della propria omosessualità: “people will know when they see this show the kind of a guy I am”. Il coro del refrain è spettacolare, e lo canta anche sua sorella Martha.
Secondo me, Lui compare all’inizio della seconda strofa, appena Rufus e sua sorella Martha cominciano ad armonizzare. Forse è significativo (o magari Lui sta solo dimostrando un senso dell’umorismo fin qui insospettato) che cominci ad avvertire la Sua presenza quando senti “People meditate, hey, that’s just great, trying to find the Inner You”. Merito dell’armonia, anche se non mi sono chiari i rapporti di causa ed effetto. Dio compare perché Martha e Rufus cantano così bene insieme che Lui sentendoli da lontano si dice: “Ehi, questa è musica che fa per Me, vado giù a dare un’occhiata“

da 31 Canzoni di Nick Hornby

Samba pa ti | Santana
(Abraxas, 1970)
"Samba pa ti" è un pezzo strumentale, non una canzone, ma per un periodo cruciale della mia piena adolescenza, quando lo scoprii, mi parlò con la stessa eloquenza di qualsiasi altra cosa fosse composta di parole: ero convinto che fosse l’espressione dell’esperienza sessuale. Più precisamente, sapevo che "Samba pa ti" era il pezzo che avrei ascoltato durante la perdita della mia verginità – se non allo stereo, comunque nella mia testa. All’inizio è lenta e misteriosa e bella, e poi …, be’, poi sfuma (per inciso, dura quattro minuti e quarantesette secondi ma, per non essere accusato di sbruffoneria, avevo previsto di essere impegnato a fare altre cose durante la parte lenta – baciare, spogliare, forse aspettare l’autobus per casa dopo il cinema – per cui contavo di farcela fino al punto in cui sfuma).

da 31 Canzoni di Nick Hornby

Mama, you been on my mind | Rod Stewart
(Never a dull moment, 1972)
"Mama you been on my mind", di Dylan, mi sembra poco più che una strimpellata – una strimpellata squisita, ma pur sempre una strimpellata. Stewart è innamorato di questa canzone e sa valorizzarla, mentre Dylan la butta quasi lì così, dandoci a intendere di avere molte più cartucce da sparare; la devozione di Stewart sembra donargli dignità, la investe di un’epicità che Dylan le ha negato.

da 31 Canzoni di Nick Hornby

Can you please crawl out your window? | Bob Dylan
(Biograph, 1985)
"Can you please crawl out your window?" è, capisco, una delle cose minori di Dylan, uno dei suoi stizzosi (e meno che poetici) pezzi a muso duro, ma risale al mio periodo preferito (elettrico, con quel suono di organo chiaro e pulito), e non l’ho sentito un milione di volte; per questo adesso si insinua nelle cassette che tengo in auto.

da 31 Canzoni di Nick Hornby

Rain | The Beatles
(Past Masters, 1988)
"Rain" è una grande canzone dei Beatles risalente a una grande annata, quella che gli Oasis cercano di vivere da dieci anni, ed è fantastico ascoltare Lennon/McCartney in un brano che conserva ancora quasi tutta la sua polpa.

da 31 Canzoni di Nick Hornby

You had time | Ani DiFranco
(Out of range, 1994)

I've had it | Aimee Mann
(Whatever, 1993)
Verrebbe da pensare che le canzoni introspettive sulla vita nel mondo della musica – sulle gioie e i dolori dell’essere una cantautrice di talento in cerca di successo ("I’ve had it") o sulle difficoltà di conciliare una relazione di coppia con una carriera rock ("You had time") – facciano schifo. Verrebbe da pensare che questi brani puzzino di autocompiacimento o siano indice di carenza di immaginazione, di creatività ed empatia. Verrebbe da pensare che la Mann e la DiFranco non siano molto lontane dallo scrivere canzoni sul servizio in camera, sugli angoli bar al cinema e sull’imbecillità degli speaker delle radio locali. E allora come mai questi sono due tra i brani musicali più commoventi e belli che si possa sperare in un album pop?

da 31 Canzoni di Nick Hornby

Born for me | Paul Westerberg
Paul Westerberg, noto campione mancato, è tutt’altro che un pianista, ma il suo assolo in "Born for me" è semplicemente adorabile – forse perché lui è l’autore del pezzo e sa come la canzone lo fa sentire, e quindi come dovrebbe far sentire tutti noi.

da 31 Canzoni di Nick Hornby

Frankie teardrop | Suicide
(Suicide, 1977)
"Frankie teardrop", dei Suicide, sono dieci minuti e mezzo di autentico, terrificante rumore industriale, una specie di equivalente sonoro di Eraserhead. Come il film di David Linch, evoca una raggelante, cupa e monocromatica distopia, piena di acuti e clangori da brivido, ma del tutto priva, a differenza del film, di qualche raro momento di tregua, del più piccolo, sporadico sprazzo di una bizzarra e anomala speranza. (…) Se non lo avete ascoltato e ancora desiderate farlo, prendetevi una serata libera, assicuratevi di di non rimanere soli nella stanza (per inciso, ascoltarla in cuffia porta quasi certamente al ricovero in ospedale) e prendetevi il giorno successivo di ferie.

da 31 Canzoni di Nick Hornby

Ain't that enough | Teenage Fanclub
(Songs from Northern Britain, 1997)
Al contrario, "Ain't that enough", dei Teenage Fanclub, è una raffica di pop byrdsiano di tre minuti, zeppa di solarità, suoni accattivanti, armonie e bontà. Preferisco la canzone dei Teenage Fanclub.

da 31 Canzoni di Nick Hornby

First I look at the purse | The J. Geils Band
(J. Geils Band, 1970)
Il disco comincia con una solida botta di rumore di pubblico, fischi, incitazioni e grida, seguita da una presentazione urlata e molto non-inglese fatta da uno speaker: “Siete pronti per darci dentro? Siete pronti per un po’ di rock’n’roll? Dico, siete pronti per un po’ di rock’n’roll? Fateci sentire che siete pronti per la J. Geils Band!”. Poi, di colpo (senza accordare gli strumenti né borbottare un “come va?” la band si lancia in "First I look at the purse", un vecchio pezzo scritto da Smokey Robinson per un gruppo della Motown chiamato The Contours, e a quel punto perfino le vecchie canzoni di Smokey Robinson sembravano arrivare da un universo parallelo.

da 31 Canzoni di Nick Hornby

Smoke | Ben Folds Five
(Whatever and ever amen, 1997)
Per me, "Smoke" è poeticamente perfetta, intelligente, triste e chiara, anche se il mio amico non sarebbe disposto ad ammetterlo. È una delle pochissime canzoni che esprimono un pensiero profondo sull’amore piuttosto che sull’oggetto o sul soggetto, ed è stata la mia fedele compagna durante la fine (lunga ed estenuante) del mio matrimonio. aveva un senso allora e continua ad averlo adesso. Non si può pretendere di più da una canzone.

da 31 Canzoni di Nick Hornby

A minor incident | Badly Drawn Boy
(About a boy, 2002)
“A minor incident”, un dolce, caloroso pezzo acustico con chitarra e un dylanesco assolo di armonica ansante, si riferisce direttamente a uno degli episodi principali del libro e del film: Marcus torna a casa dopo aver trascorso una giornata fuori e trova sua madre Fiona distesa sul divano priva di conoscenza: ha tentato di suicidarsi, e c’è il vomito sparso tutto intorno sul pavimento. La canzone è il suo messaggio di addio al figlio.

da 31 Songs di Nick Hornby
Il film è Un ragazzo, tratto dall'omonimo romanzo di Hornby.

Glorybound | The Bible
(Walking the ghost back home, 1986)
Un piacevole shuffle mid-tempo che inizia in modo promettente (…) con lo stesso riff di basso a due note di "Rikki don’t lose that number" (che a sua volta parte con lo stesso riff di basso a due note di "Song for my father", di Horace Silver, per cui si può affermare che i Bible onorano rispettosamente una gloriosa tradizione musicale) e contenente uno stupendo, tirato assolo di chitarra.

da 31 Canzoni di Nick Hornby

Caravan | Van Morrison
(Moondance, 1970)
La magnifica versione di "Caravan" in It’s too late to stop now (indiscutibilmente il più bell’album di Van Morrison, quindi non provate neanche a discutere) sarebbe degna di accompagnare i titoli di coda del più bel film che abbia visto nella mia vita; e se una canzone mi fa questo effetto, allora di sicuro, per estensione, significa che potrebbe essere suonata al mio funerale. Troppo melodrammatico? Non credo.

da 31 Canzoni di Nick Hornby

AA. So I'll run | Butch Hancock and Marce LaCouture
(Yella rose, 1985)
Non mi ricordo più quando esattamente, negli anni Ottanta, andai a sentire il cantautore texano Butch Hancock in un pub grande e pieno di spifferi nella mia zona. Ricordo chiaramente lo scarso entusiasmo che provavo strada facendo. (…) Ma Butch Hancock è una figura leggendaria nell’ambito della musica country-folk, e poi veniva da molto lontano e non sarebbe tornato tanto facilmente a Finsbury Park… mi pareva incivile non andare. Ma Butch non suonò da solo. Quella sera era accompagnato da una cantante di nome Marce LaCouture e, appena iniziarono, mi sentii subito risollevato. Era una coppia fantastica, e sembrava un miracolo che due voci e una chitarra acustica potessero trasformare quel pub freddo (e, diciamolo, per tre quarti vuoto) in un luogo in cui potevano accadere belle cose.

da 31 Canzoni di Nick Hornby

Puff, the magic dragon | Gregory Isaacs
(Reggae for kids, 1992)
É impossibile non fare del sentimentalismo sui primi giorni di vita di un bambino, ma allora ero pronto a scommettere che la musica sarebbe stata importante per mio figlio (…) Danny era costante motivo di preoccupazione (a tre anni gli fu diagnosticato l’autismo) e, com’era prevedibile dato lo stress di quei primi tempi, i cerotti impiegati per rattoppare il rapporto dei suoi genitori si staccarono, mettendo a nudo delle ferite in cancrena. Ma Danny ha continuato a sentire la musica – la sente così tanto da aver coniato una sua parola per indicarla, e non è un’impresa da nulla quando la tua incapacità di comunicare coinvolge tutto il mondo circostante.

da 31 Canzoni di Nick Hornby

Reasons to be cheerful, part 3 | Ian Dury and the Blockheads
(Sex & Drugs & Rock & Roll, 1987)
Più la ascolto, più mi convinco che "Reasons to be cheerful" è il miglior inno nazionale: infonde un po’ di orgoglio persino in chi, come me, passa troppo tempo a sentirsi imbarazzato di appartenere al proprio paese (…) Per essere un capriccio funk,"Reasons to be cheerful" è culturalmente molto precisa, se la si ascolta bene; solo il tempo ci saprà dire se si riferisce a un’età dell’oro ormai definitivamente tramontata.

da 31 Canzoni di Nick Hornby

The Calvary Cross | Richard and Linda Thompson
(I want to see the bright lights tonight, 1974)
In "The Calvary Cross" si sente un’Inghilterra più antica, quella di Blake e delle sorelle Brontë: vecchia, spaventosa, piena di contadini satanici, venti ululanti, vesciche di maiale e quant’altro.

da 31 Canzoni di Nick Hornby

Late for the sky | Jackson Browne
(Late for the sky, 1974)
Deprimentissima e meravigliosa canzone di fallimento di coppia.
Per un quarto di secolo avevo ignorato il passionale e profondo assolo di chitarra di “Late for the sky” perché ero intollerante, gretto e ottuso come tutti i razzisti. Ora mi sento ben più combattivo per Jackson Browne di quanto sia mai stato per i Sex Pistols. Non vi piace “Late for the sky”? Beh, ‘fanculo, tanto non me ne frega un cazzo.

da 31 Songs di Nick Hornby

Hey self-defeater | Mark Mulcahy
(Fathering, 1999)
"Hey self-defeater", che si è guadagnato un posto più o meno in tutte le compilation in cassetta registrate da me quest’anno, esprime un solido ottimismo, un senso di compassionevole partecipazione col mondo attraverso i filtri della verità e un dimesso, quotidiano sarcasmo: ci parla, rivolgendosi alla gente sarcastica e compassionevole proprio come noi, e siccome, a quanto pare, non siamo in molti (Dio sola sa perché, visto che il sarcasmo e la compassione sono due delle qualità che rendono sopportabile la vita sulla terra), era una canzone destinata a trovare un pubblico solo tramite passaparola o il suggerimento di qualcuno che ha i tuoi stessi gusti.

da 31 Songs di Nick Hornby

Needle in a haystack | The Velvelettes
(singolo, 1964)
Ma poi, alla metà degli anni ottanta, mi ritrovai di nuovo ad andare a ballare di mia spontanea volontà, e senza neanche lo scopo di rimorchiare. Ci andavo perché mi piaceva. La serata si chiamava The Locomotion, e aveva luogo ogni venerdì sera a Kentish Town, Londra Nord. Quando non potevo andarci ero triste, proprio come quando non potevo veder giocare la mia squadra di calcio. La DJ, una certa Wendy May, metteva su una fantastica miscela di funk, Motown, ska, pop gay (…) Wendy May sapeva il fatto suo. Le canzoni della Motown che metteva su erano perfette, ma a eccezione dei pezzi Motown, che conoscevo e di cui mi ero stancato, lì sentii per la prima volta cose come la tagliente "Needle in a haystack" delle Velvelettes (che andai dritto a comprare.

da 31 Songs di Nick Hornby

Let's straighten it out | O.V. Wright
(The bottom line, 1978)
Una sera una mia compagna di appartamento portò in casa il suo nuovo ragazzo. Era un tipo più grande, uno scrittore che indossava un cappello di feltro floscio e metteva parecchia soggezione. Attaccammo a parlare di musica; ovviamente lui era un appassionato di jazz e non ascoltava la roba che piaceva a me: era troppo da ragazzini, come se non ci fosse nessuna differenza tra gli Osmonds e i Clash – e per lui forse non c’era. In un’illuminazione improvvisa – probabilmente quella fu la volta che arrivai più vicino a un atto di ritorsione – calai di nuovo la puntina sulla traccia che avevo appena ascoltato. La versione di O.V. Wright della bellissima "Let's straighten it out", di Latimore – e nel sorriso del jazzofilo vidi la sconfitta e una richiesta di perdono.

da 31 Songs di Nick Hornby

Röyksopp's night out | Röyksopp
(Melody AM, 2001)
Per qualche mese , verso la fine del 2001, ho ascoltato i Röyksopp nei momenti di ozio. Il mio pezzo preferito era "Röyksopp's night out", che è un po’ più mossa e vivace rispetto agli altri pezzi dall’atmosfera sognante contenuti nell’album (purtroppo non mi affatico abbastanza per aver bisogno di tirarmi su con la musica ambient). Ma proprio quando avevo deciso che "Röyksopp's night out" era una Buona Cosa – o perlomeno che era Okay – ho cominciato a ritrovarmela tra i piedi ovunque.

da 31 Songs di Nick Hornby

Frontier psychiatrist | The Avalanches
(Since I left you, 2000)
Gli Avalanches hanno un modo tutto loro per usare brandelli di materiale altrui; il risultato è che, in pratica, creano dal nulla. Il ritmo di "Frontier psychiatrist" nasce da frammenti di dialoghi tratti da vecchi film, rumori vari e un riff di corno rubato a un disco attempato e presumibilmente poco funky di Bert Kaempfert. Pur partendo da questo materiale così poco promettente, gli Avalanches ti trascinano via in un crescendo di vertiginosa potenza (e riescono perfino a mettere insieme due frammenti di dialogo per mezzo della rima).

da 31 Songs di Nick Hornby

BB. No fun vs Push it | Soulwax
(Too many DJS, 2000)
Nel frattempo, il fenomeno dei bootleg, per cui i DJ tagliano un paio di canzoni per il lungo e le sovrappongono una all’altra, si delinea come il movimento musicale più allegramente nichilista dai tempi del punk, anche se forse i punk, conservando il dolce antiquato bisogno di creare da sé la propria musica, aderivano solo a parole agli ideali del nichilismo. Gente come i Soulwax e i Freelance Hellraiser (i quali hanno fuso insieme, con risultati sorprendentemente ottimi, Christina Aguilera e gli Strokes) ci dicono che è finita e che ormai loro stanno usando i resti che gli abbiamo lasciato come legna da ardere per fare un fuoco attorno a cui stringersi mentre l’inferno del mondo musicale si congela.

da 31 Songs di Nick Hornby
Si tratta del mashup di "No fun" degli Stooges con "Push it" dei Salt 'n Pepa.

Pissing in a river | Patti Smith Group
(Radio Ethiopia, 1976)
Ci sono alcune cose di Patti Smith che è impossibile non amare: un inguaribile spirito bohémien e la fame insaziabile per tutto quanto abbia a che fare con l’arte, i libri e la musica. (…) Non ricordavo di aver mai sentito "Pissing in a river", ma se l’avevo sentita, allora evidentemente non mi aveva lasciato alcun segno. Invece quella sera, mentre Patti Smith cantava in un crescendo elettrizzante “Everithing I’ve done, I’ve done for you / Oh, I’d give my life for you” dondolandosi nella luce azzurra che arrivava dalle belle vetrate colorate alle sue spalle e invadeva il pulpito, lo sentivi che tutto il pubblico si stava innamorando di lei, della sua canzone e della serata. Fu uno di quei rari momenti – miracolosi nel contesto di uno spettacolo rock – in cui provi gratitudine per la musica che conosci e per quella che devi ancora sentire, per i libri che hai letto e per quelli che leggerai, forse addirittura per la vita che vivi.

da 31 Songs di Nick Hornby

Playlist


Altri brani, non su Spotify

11. I've had it | Aimee Mann


AA. So I'll run | Butch Hancock and Marce LaCouture


BB. No fun vs Push it | Soulwax

Come ho perso la verginità

"Samba pa ti" di Santana è un pezzo strumentale, non una canzone, ma per un periodo cruciale della mia piena adolescenza, quando lo scoprii, mi parlò con la stessa eloquenza di qualsiasi altra cosa fosse composta di parole: ero convinto che fosse l'espressione dell'esperienza sessuale. Più precisamente, sapevo che "Samba pa ti" era il pezzo che avrei ascoltato durante la perdita della mia verginità - se non allo stereo, comunque nella mia testa. All'inizio è lenta e misteriosa e bella, e poi …, be’, poi sfuma (per inciso, dura quattro minuti e quarantesette secondi ma, per non essere accusato di sbruffoneria, avevo previsto di essere impegnato a fare altre cose durante la parte lenta - baciare, spogliare, forse aspettare l'autobus per casa dopo il cinema - per cui contavo di farcela fino al punto in cui sfuma).

All'epoca non riuscivo a immaginare una colonna sonora migliore. A dire il vero, nemmeno oggi sono del tutto certo di aver mai ascoltato un pezzo in grado di batterla. Un sacco di brani musicali di tutti i generi vengono definiti ‘sexy’, ma questo non significa necessariamente che uno li voglia come sottofondo mentre fa l'amore. La maggior parte in realtà sta al posto del sesso, piuttosto che accompagnarlo. È musica per gente che non lo sta facendo, o perlomeno non lo farà prima di tornare a casa. Sarebbe mai possibile scopare con "Let’s get it on" di Marvin Gaye come sottofondo? Non che ci sia niente di male a ridere durante il sesso, ma non direi che il riso fosse l'effetto che Marvin intendeva provocare.

E che dire dell'altro brano, sempre di Marvin Gaye, "If I should die tonight"? Sei lì disteso con il tuo partner, o con qualcuno che non conosci molto bene, mentre Marvin ti informa che come avete fatto sesso adesso, non lo farete mai più, per il resto della vostra vita. Qualsiasi esperienza successiva è destinata ad essere talmente deludente che vi conviene cavarvi subito da quella spirale mortale. Questo è un insopportabile fardello per la coppia. E sicuramente inibisce le consuete attività post-coitali: sonno, caccia al calzino o al telecomando, scambio di indirizzi email (falsi), eccetera.

"Do me baby" di Prince è uno dei pezzi più sessualmente espliciti e genuinamente erotici mai realizzati, ma è problematico quanto Let’s get it on". Tanto per cominciare c'e un passaggio dopo il climax, un fracasso di corde di piano, di gemiti una sospiri e così via in cui da di matto e comincia a dire che fa “soo cooold!”. Ora, dire che fa tanto freddo può essere un po’ fuori luogo, a meno che non abbiate anche voi una corporatura molto leggera.

[Fin qui, da da 31 Songs di Nick Hornby. Non avrai mica pensato che io sappia scrivere così? Comunque, il seguito è opera mia. Attendo i tuoi suggerimenti per ampliare la playlist.]

Poi ci sono "Hallelujah" di Leonard Cohen (ma anche di Jeff Buckley e di Rufus Wainwright), che è evidentemente un inno all'orgasmo maschile; "Bad things" di Jace Everett; la sfrontata "Lady Marmalade" delle Labelle, con la famosa richiesta “Voulez vous coucher avec moi ce soir?” Oppure le canzoni di Rod Stewart come "Tonight’s the night" o "Do ya think I’m sexy?". O ancora quelle di Donna Summer tipo "Love to love you baby" o "Hot stuff". E di nuovo Marvin Gaye con almeno un'altra canzone a tematica sessuale, cioè "Sexual healing".

Poi ci sono quelle un po’ meno prevedibili, ad esempio Anita Ward con "Ring my bell": ti sei mai chiesto quale sia mai questo campanello che deve essere suonato? Oppure "Sledgehammer" di Peter Gabriel: è abbastanza chiaro di che martello parla. E "Hold on, I'm coming" di Sam & Dave non evoca invece la E.P. (che qui non sta per 'extended play', proprio no).

Tra le più esplicite possiamo mettere anche "Lollipop" di Lil Wayne, "I’ll make love to you" dei Boyz II Men e "I want your sex" di George Michael.

Ce ne sono infine altre per cui - quando ascoltiamo attentamente il testo - è palese ciò di cui parlano, ma che in genere associamo ad altro tipo di attività fisica: in particolare "Physical" diOlivia Newton-John oppure "Ci vuole un fisico bestiale" di Luca Carboni.

Insomma, la lista può essere molto lunga … .

Ah, per la cronaca: io non persi la verginità con "Samba pa ti"


Playlist

The Rolling Stones

(1963, Londra, Inghilterra)

Come è noto, i Rolling Stones sono il più spettacolare fenomeno della storia del rock’n’roll. C’è chi ha fatto canzoni più belle delle loro, chi ha inventato cose più difficili, chi ha creato culti maggiori. Ma loro sono sulla breccia da prima che ammazzassero JFK, hanno cavalcato ogni tempo senza mai finire fuori scena, aggiornandosi senza cambiare davvero mai e frequentando tutto il repertorio estetico di casini e passioni del rock. Quanto a belle canzoni, uuuf.

Time is on my side
(12 X 5, 1964)
Non era degli Stones: l’aveva scritta Jerry Ragovoy per una versione jazz, nel 1963. Poi la cantò soul Irma Thomas, e subito dopo gli Stones, che misero nei libri di storia l’attacco di chitarra blues (assente in alcune versioni) e lo slogan del titolo. Fu il loro primo pezzo a entrare nella top ten americana. Alla luce dell’accaduto, si dimostra che erano nel giusto: il tempo era dalla loro parte.

(I can't get no) Satisfaction
(Out of our heads, 1965)

Nel 2004 la rivista Rolling Stone ha classificato questo brano al #2 della classifica 500 Greatest Songs of All Time.

Out of time
(Aftermath, 1966)
Viceversa, “tempo scaduto, baby”.

Paint it, black
(Aftermath, 1966)
La canzone nacque mentre Wyman suonava l'organo durante una sessione di registrazione. Charlie Watts cominciò ad accompagnare l'organo con la batteria creando quella che sarebbe diventata la base della canzone finale. Brian Jones aggiunse il giro di sitar (che aveva pensato di suonare dopo una visita di George Harrison) e chitarra acustica. Jagger aggiunse il testo probabilmente incentrato sul dolore di un uomo che ha visto morire la propria fidanzata.

Nel 2004 la rivista Rolling Stone ha classificato questo brano al #174 della classifica 500 Greatest Songs of All Time.

Under my thumb
(Aftermath, 1966)
Brian Jones alla marimba (a me la marimba ricorda sempre una battuta in Alan Ford, «marimba fa rima con rimbamba»): anzi, il più celebre riff di marimba di tutti i tempi, si può dire. Quanto al testo, è uno di quelli di cui si dice “ha fatto arrabbiare le femministe”, facendo pensare a manifestazioni di virago urlanti in gonnelloni e zoccoli. In realtà è un testo misogino e vendicativo che può far arrabbiare anche le persone normali, a meno che siano così normali da trovarla solo una canzone e fregarsene. Lei una volta lo tirava scemo, ma ora sta sotto il suo pollice, e fa tutto quello che lui le ordina, “vero, piccolina?”. Come parla, come si veste, lo decido io: un gattino che fa le fusa, brava, così, brava, va tutto bene, piccola...

Ruby Tuesday
(Between the buttons, 1967)
In effetti, il martedì, inteso come giorno della settimana, non c'entra nulla: Tuesday sarebbe il cognome di una groupie conosciuta in tournée da Keith Richards.

Nel 2004 la rivista Rolling Stone ha classificato questo brano al #303 della classifica 500 Greatest Songs of All Time.

Jumpin’ Jack flash
(1968)
Il pezzo fu visto come un ritorno della band alle radici blues. La canzone venne registrata durante la sessione in studio dell'album Beggars banquet anche se poi il brano non fu incluso nel disco. Per la cadenza plagale utilizzata nel brano, Mick Jagger ha dichiarato di essersi ispirato ad alcune composizioni di Lou Reed per i Velvet Underground, come "Heroin" o "Venus in Furs".

Nel 2004 la rivista Rolling Stone ha classificato questo brano al #124 della classifica 500 Greatest Songs of All Time.

Sympathy for the devil
(Beggars banquet, 1968)
Il brano viene cantato da Jagger in prima persona dal punto di vista narrativo di Lucifero. Nel corso di una intervista del 1995 rilasciata alla rivista Rolling Stone, Jagger disse: «Penso che l'ispirazione venne da una vecchia idea di Baudelaire, credo, ma potrei sbagliarmi. Alle volte quando rileggo i miei libri di Baudelaire, non la ritrovo. Ma era un'idea che rubai ad uno scrittore francese. Ne presi solo un paio di frasi e le ampliai. La scrissi come una sorta di canzone alla Bob Dylan». In realtà la memoria di Jagger è fallace, poiché la tematica del brano è chiaramente desunta dal romanzo dello scrittore russo Mikhail Bulgakov Il maestro e Margherita, dove il Diavolo viene descritto come un affabile gentiluomo dell'alta società moscovita.

Nel 2004 la rivista Rolling Stone ha classificato questo brano al #32 della classifica 500 Greatest Songs of All Time.

Street fighting man
(Beggars banquet, 1968)
Altro pezzo forte dell'album, ispirato agli scontri studenteschi del maggio ‘68 e ai disordini di strada causati dalle manifestazioni contro la guerra in Vietnam che all'epoca impazzavano un po’ dappertutto. Presunto inno rivoluzionario, ma piuttosto un freddo resoconto dei fatti.

Nel 2004 la rivista Rolling Stone ha classificato questo brano al #295 della classifica 500 Greatest Songs of All Time.

You can’t always get what you want
(Let it bleed, 1969)
Fenomenale. Lo era già prima di entrare dentro nuovi cuori grazie alla scena del funerale che apre Il grande freddo, con tutto il coro del London Bach Choir (in alcune versioni è tagliato, e la canzone parte dalla chitarra). Poi tira avanti per sette minuti e mezzo di effettiva ascensione al cielo, in palese eccezione al titolo.

Nel 2004 la rivista Rolling Stone ha classificato questo brano al #100 della classifica 500 Greatest Songs of All Time.

Gimme shelter
(Let it bleed, 1969)
Un critico musicale così definì il brano: «Gimme Shelter è una canzone sulla paura; che probabilmente servirà, meglio di qualsiasi altra cosa scritta quest'anno, come passaggio diretto verso il futuro dei prossimi anni»

Nel 2004 la rivista Rolling Stone ha classificato questo brano al #38 della classifica 500 Greatest Songs of All Time.

Honky tonk women
(Through the past, darkly, 1969)
L’ingresso è da appendere al muro accanto a quello di “Time is on my side”: Keith Richards dice che lo imparò da Ry Cooder, Cooder disse che glielo aveva fregato. Una versione più country, “Country honk”, uscì in Let it bleed. In gergo, una “honky tonk woman” è un termine utilizzato in America per indicare le ballerine da saloon che spesso sono anche delle prostitute.
Il singolo fu pubblicato all’indomani del funerale di Brian Jones, il chitarrista e fondatore degli Stones allontanato poco prima dalla band con cui era giunto a tensioni inostenibili (Keith Richards nel frattempo gli aveva rubato la ragazza mentre lui era in ospedale). Lo trovarono morto sul fondo di una piscina, e sopravvivono molte teorie complottarde su cosa sia davvero avvenuto.

Nel 2004 la rivista Rolling Stone ha classificato questo brano al #116 della classifica 500 Greatest Songs of All Time.

Wild horses
(Sticky fingers, 1971)
Ballata lenta lenta con inflessioni country, uno dei loro momenti romantici al tempo in cui erano piuttosto bruschi con le ragazze. Jagger ha negato che parli della sua rottura con Marianne Faithfull, ma non con gran convinzione.

Nel 2004 la rivista Rolling Stone ha classificato questo brano al #334 della classifica 500 Greatest Songs of All Time.

I got the blues
(Sticky fingers, 1971)
Anche di “I got the blues”, che in effetti è blues nella chitarra e soul nei fiati e nel ritmo, si disse che il blues glielo aveva lasciato Marianne Faithfull: “avvicinandomi alla tua fiamma, mi sono bruciato di nuovo”.

Brown sugar
(Sticky fingers, 1971)
Il testo della canzone è stato spesso oggetto di polemiche e interesse da parte di critici e fan. La popolarità della melodia e del ritmo di "Brown Sugar", mette frequentemente in secondo piano la scandalosità delle liriche, che sono essenzialmente un misto di riferimenti a vari argomenti scabrosi come il sesso interraziale, lo schiavismo, il cunnilingus, lo stupro, e in maniera più velata, il sadomasochismo, la perdita della verginità, e l'eroina. Nientepopodimeno!

Nel 2004 la rivista Rolling Stone ha classificato questo brano al #490 della classifica 500 Greatest Songs of All Time.

Tumbling dice
(Exile on main street, 1972)
Il brano racconta la storia di un giocatore d'azzardo incapace di restare fedele ad una sola donna per volta.

Nel 2004 la rivista Rolling Stone ha classificato questo brano al #424 della classifica 500 Greatest Songs of All Time.

Time waits for no one
(It’s only rock’n’roll, 1974)
Suona diversa dal resto del loro repertorio: da terrazza del bar davanti alla spiaggia (l’assolo di chitarra è un po’ Santana). “Il tempo non aspetta nessuno, e non aspetterà me”. Sarà la cosa di aspettare, ma somiglia nell’andamento alla successiva “Waiting on a friend”.

Till the next goodbye
(It’s only rock’n’roll, 1974)
Till the next time we say goodbye, I’ll be thinking of you

Fool to cry
(Black and blue, 1976)
Il papà che piange è lui, e la sua bambina gli dice “daddy, you’re a fool to cry”. Ma glielo dicono anche la sua ragazza, e i suoi amici. Perché lui è un sentimentalone, e si commuove, anche quando canta del bene che gli vogliono e di quanto sia stupida e cieca la sua tristezza. Il modo come canta parlottando, sembra un po’ Springsteen.

Memory Motel
(Black and blue, 1976)
Pezzaccio romantico, che suona un po’ come “Fool to cry”, nello stesso disco. Il motel esiste davvero, a Long Island, e si chiama Memory Motel. La storia è che lui passa una notte con questa Hannah, bella ma con i denti storti, e lei nella vita canta in un bar, e gli canta questa canzone che dice “sei solo il ricordo di un amore passato”. E lui più tardi è in giro per gli States, in tour, e tutte le ragazze gli ricordano un amore passato. Al piano di sopra i suoi soci si divertono, ma lui è in camera da solo che beve e gli scappa la lacrima, al Memory Motel.

Beast of burden
(Some girls, 1978)
“Non sarò la tua bestia da soma”. Le chitarre di Keith Richards e Ron Wood (arrivato da un paio di dischi a rimpiazzare Mick Taylor, a sua volta ricambio di Brian Jones) si divertono a rincorrersi, e noi a guardarle, come i nonni con i bambini al parco. “Beast of burden” è un capolavoro rock-soul, con tutti che fanno cose fantastiche, persino nei falsetti di “am I rough enough”: “emairaffinà!”. Ce ne fu una bella cover di Bette Midler, con loro nel video.

Nel 2004 la rivista Rolling Stone ha classificato questo brano al #435 della classifica 500 Greatest Songs of All Time.

Miss you
(Some girls, 1978)

Nel 2004 la rivista Rolling Stone ha classificato questo brano al #496 della classifica 500 Greatest Songs of All Time.

Waiting on a friend
(Tattoo you, 1981)
Intanto l’assolo di sassofono è Sonny Rollins, se vi pare poco. E il pianoforte è Nicky Hopkins, che con gli Stones aveva suonato anche in “Time waits for no one” e diverse altre (oltre che in “Getting in tune” degli Who, in “Jealous guy” di Lennon, in “Revolution” dei Beatles, in “You are so beautiful” di Joe Cocker: mi fermo?). Ma soprattutto, qualcosa è cambiato e Jagger non ha più bisogno di donne, a dir suo, o almeno non di “una puttana, o di una bevuta”: “Non sto aspettando una signora, sto solo aspettando un amico”. Ma magari è un’amica.
Nel video, c’era Peter Tosh sui gradini ad aspettare con Richards.

Anybody seen my baby
(Bridges to Babylon, 1997)
La strofa da pedinamento è un po’ noiosa, ma il refrain è fantastico: “anybody seen myyyy, ba-by”. Solo che non era loro: era copiato da “Constant craving” di K.D. Lang, che fu quindi dovutamente citata col suo coautore nei credits della canzone, prima che li citasse lei.


Brani citati
Top 10 Spotify
This is ...
Radio