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Bryan Adams

(1959, Kingston, Canada)

Bryan Adams è quel chitarrista canadese piccoletto col ciuffo che ha portato un rock da ragazzini in cima alle classifiche, ha scritto decine di canzoni inutili per quasi tutti i cantanti mainstream americani, ha avuto fidanzate notevoli e poi si è buttato a fare il fotografo di celebrities. Non lo si confonda col più valido Ryan Adams. Ma in macchina, certe estati, alcune sue vecchie cose sono ancora piacevoli.

Cuts like a knife
(Cuts like a knife, 1983)
Erano gli anni Ottanta, il rock dei ragazzotti di allora era questo, o gli Europe di “The final countdown”: bisogna essere indulgenti.

Summer of ’69
(Reckless, 1984)
Considerato che nell’estate del ’69 lui aveva nove anni, la pretesa che abbia suonato allora nella sua prima band e fatto lo scemo con la sua prima ragazza suona un po’ implausibile. Da qui (e dal conclusivo equivoco “me and my baby in 69”) l’ipotesi che quel 69 non sia un anno.

Somebody
(Reckless, 1984)
“I need somebody (somebody like you), everybody needs somebody”: siamo un po’ al livello di cuore e amore dal punto di vista dell’originalità, però si canticchia, e lui sembra così convinto che pare brutto disturbare.

Heaven
(Reckless, 1984)
Gli americani usano questo termine: “power ballad”. Sta per canzonaccia sentimentale ma con un robusto tono rock piuttosto convenzionale. Secondo il sito Allmusic.com, “Heaven” è il paradigma della power ballad.

Ain’t gonna cry
(Reckless, 1984)
Insomma, non fosse stato per la vocetta, un po’ di casino rock l’avrebbe saputo fare anche lui, no?

(Everything I do) I do it for you
(Waking up the neighbours, 1991)
Dalla musica di quella baracconata che fu il Robin Hood con Kevin Costner, un piagnisteo irresistibile composto assieme al Mida delle colonne sonore Michael Kamen, che però fu insoddisfatto della disomogeneità con la colonna sonora: e la canzone finì sui titoli di coda. Ciò nonostante, divenne uno dei singoli più venduti nella storia della musica mondiale.

Back to you
(MTV Unplugged, 1997)
Un bel rocchettino allegro e ispirato: gliene sono successe di tutte, ma poi ha trovato lei e lei l’ha aiutato e gli ha mostrato come fare, e insomma ecco perché sta tornan-do da lei, con tutte le solite metafore naturalistiche: il mare, le stelle eccetera.


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Röyksopp

(1999, Tromsø, Norvegia)

I Röyksopp sono un duo norvegese di musica elettronica e downtempo, che combinano ambient, lounge music e funk elettronico con sprazzi di colonne sonore e battiti dance.

Röyksopp’s night out
(Melody A.M., 2001)
Proprio quando alcuni di noi cominciavano a temere che la cultura dance ci avrebbe fatto sentire definitivamente esclusi dal giro giovanile (e, diciamolo, era ora), è stata inventata la chillout, e siamo tornati a sentirci inclusi. Gente tranquilla e di gusto come Zero 7, Gotan Project e Röyksopp potrà pure offire ristoro a chi è appena rientrato da un selvaggio sabato sera a base di droghe, ma corre anche il rischio di fornire sollievo a chi ha avuto una dura settimana nell’agenzia pubblicitaria dove lavora o a insegnare all’università. (…)

da 31 Canzoni di Nick Hornby

Eple
(Melody A.M., 2001)
Il titolo del brano in norvegese significa ‘mela’. Anche per questa ragione la Apple ne ha acquistato i diritti e ne ha fatto la sigla di un suo sistema operativo.

Alpha male
(The understanding, 2005)
Negli animali sociali, il maschio alfa è l’individuo nella comunità che gli altri seguono, mostrando spesso segni di deferenza e rispetto nei suoi confronti. Un altro stupendo brano strumentale, una mini suite “pinkfloydiana”, piena di progressioni notturne che anestetizzano.

What else is there?
(The understanding, 2005)
Brano cantato da una sensuale e cristallina Karin Dreijer degli svedesi Knife, qui a metà strada fra una Björk in versione balneare e una Cindy Lauper d’annata.
I don’t know what more to ask for
I was given just one wish

It’s about you and the sun
A morning run
The story of my maker
What I have and what I ache for

Circuit breaker
(The understanding, 2005)
Le strobo di una discoteca all’aperto tolgono il sonno con cascate di bpm a dosi crescenti, e il contrappunto cantato al femminile ci resta incollato addosso, irrimediabilmente.

Triumphant
(The understanding, 2005)
Splendida sinfonia strumentale, valzer per sintetizzatori, il brano è il tentativo del duo norvegese di reinterpretare, in chiave modernista, le intuizioni di Brian Eno. L’arrangiamento è avvolgente, tra campanellini, synth e orchestrazioni perse in crescendo che preannunciano incontrollabili accelerazioni. Il synth si staglia leggero tra i sussulti nevrotici e cinici dell’impianto ritmico.

Happy up here
(Junior, 2009)


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Lyle Lovett

(1957, Klein, Texas, USA)

Fuori dall’America diventò famoso solo quando sposò Julia Roberts all’apice del successo, e tutti commentarono quanto fosse brutto: ma era tutta invidia, lui ha solo la faccia molto spigolosa, e con quella ha fatto parecchi film di Altman e si è costruito un fascino di gran culto. Ma a parte questa parentesi – con Julia è finita da un pezzo – è un bravo cantautore americano di lunga carriera e repertorio tradizionale che va dal country, al blues a tutti quei generi tradizionali americani lì. Noioso qualche volta, ma se pescate le canzoni giuste è ottimo per il dopo barbecue, mentre il sole scende e la mandria pascola.

Nobody knows me
(Lyle Lovett snd his large band, 1989)
Alla fine è questo che vogliamo: qualcuno che si ricordi quanto zucchero vogliamo nel caffè e ci lasci dormire fino a tardi la domenica. Voi pensate che scherzi.

Stand by your man
(Lyle Lovett snd his large band, 1989)
Nessuno canterà mai “Stand by your man” meglio di Tammy Wynette, e nessuno trascinerà mai con altrettanta passione la sillaba finale di quel “the love you caaaaaan!”. Ma detto questo, può darsi che a voi maschi là fuori venga la lacrima facile anche con la versione di Lyle Lovett, come agli omaccioni del locale country dei Blues Brothers.

Step inside this house
(Step inside this house, 1998)
La scrisse Guy Clarke, vecchio cantautore country ancora in giro in tour con Lovett nel 2007: sulle cose a cui ci affezioniamo, per motivi nostri.
Here’s a book of poems I got
From a girl I used to know
I guess I read it front to back
Fifty times or so
It’s all about the good life
And stayin’ at ease with the world
It’s funny how I love that book
And I never loved that girl

I love everybody
(I love everybody, 1994)
“Io amo tutti quanti, e soprattutto te” è un verso geniale, malgrado i tentativi di rovinarlo enunciando poi come quarti di bue alcuni singoli elementi anatomici che ama di lei (senza mai entrare nello scabroso, peraltro). Coretto di Rickie Lee Jones e Julia Roberts, melodia appiccicosissima e ripetibile all’infinito: “so if you feel lonesome, remember it’s true, I love everybody especially you”.

Moon on my shoulder
(I love everybody, 1994)
Lei se n’è andata, e lui sta lì, con la luna alle spalle “e te in mente”. Molto bella canzone.

Moritat - Mack the knife
(Smile, 2003)
Ci voleva Lyle Lovett per limare al classico teatrale di Kurt Weill quell’andamento baldanzoso del tutto insopportabile e incongruo al suo lugubre testo e addolcirla alla perfezione. Stava nella colonna sonora di Quiz Show, poi fa raccolta in una selezione di canzoni cantate da Lovett nei film.


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