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Colori

Canzoni di tutti i colori


True colors | Cyndi Lauper
(True colors, 1986)
But I see your true colors
Shining through
I see your true colors
And that's why I love you
So don't be afraid to let them show
Your true colors
True colors are beautiful
Like a rainbow

Colours | Donovan
(Fairytale, 1965)
Con rispetto parlando, il coretto suona del tutto incongruo rispetto alla leggerezza della canzone: sem-brano le sorelle Bandiera. Nick Drake lo avrebbe capito esercitandosi tutta la vita sugli stessi suoni, ma senza coretto.

Forbidden colors | Ryuchi Sakamoto ft David Sylvian
(Merry Christmas Mr. Lawrence, 1983)
Nel 1983 Ryuchi Sakamoto – frequente collaboratore di Sylvian e viceversa – coprodusse e recitò nel film di Nagisa Oshima Merry Christmas Mr. Lawrence (Furyo, in Italia). Compose anche la colonna sonora, e chiese a Sylvian di scrivere il testo e cantare nella canzone che poi divenne molto più famosa del film. Sylvian ne mise una versione in fondo al suo Secrets of the beehive, che scomparve in alcune edizioni in cd. È anche il titolo di un romanzo di Yukio Mishima del 1953, per restare in giapponeserie.


A whiter shade of pale | Procol Harum
(Procol Harum, 1967)
Nessuno ha ancora capito cosa accidenti volesse dire (se lo chiedevano anche in The commitments, il film), ma fu l’emblema dell’Estate dell’Amore hippie e rimase una delle canzoni più famose e riprodotte della storia. C’è soul, rock e musica classica assieme (Bach è citato esplicitamente), senza indulgere in sinfonismi à la Queen. “We skip the light fandango...”.


Ivory boy | The Nits
(Wool, 2000)
Era in un disco uscito nel 2000 – Wool – il più bel disco mai pubblicato da una band olandese, per quel che ne so io. Qualche tempo fa a Utrecht c’è stata una convention internazionale di fans dei Nits, per festeggiare i trent’anni della band (avete letto bene: trent’anni, che nel frattempo sono diventati quaranta e durante i quali ci fu anche lo spazio per una canzone dedicata a Bobby Solo). Wool aveva qualcosa degli Steely Dan (o degli Aluminium Group, o viceversa): qualcuno la chiamò “musica da camera pop”.


Mellow yellow | Donovan
(Mellow yellow, 1967)
Roba di ragazze, anche giovani, con una annosa questione filologica sulla attribuzione all’ambito sessuale o a quello stupefacente dell’espressione “electrical banana”. Comunque, è la canzone-bollino di Donovan, sempre parlando di banane. Si racconta che nel coretto, in un angoletto, ci fosse pure Paul McCartney: ma la tesi è controversa. Di giallo in giallo, Donovan mise le mani nella composizione di “Yellow submarine”. Adesso “Mellow yellow” è usata come sigla da Linus e Nicola su Radio DeeJay.


Yellow | Coldplay
(Parachutes, 2000)
Le cronache raccontano che nel video, a camminare sulla spiaggia avrebbero dovuto essere tutti e quattro e non solo Chris Martin. Ma gli altri tre dovettero andare al funerale della madre di Will Champion, il batterista. La domanda sorge spontanea: Chris Martin fu un po’ stronzo?

Big yellow taxi | Counting Crows ft Vanessa Carlton
(Hard candy, 2002)
Vecchia fantastica canzone di Joni Mitchell, usata persino da Janet Jackson in un raro momento di illuminazione. Reincisa con la voce di Vanessa Carlton, andò molto forte anche tra il pubblico più giovane della media dei fans dei Counting Crows.

Big yellow taxi | Joni Mitchell
(Ladies of the canyon, 1970)
La più famosa canzone di Joni Mitchell per chi non conosce Joni Mitchell. Grazie al campionamento di Janet Jackson nella sua notevole “Got ‘til it’s gone” e alla cover dei Counting Crows. Il taxi lo vide dalla finestra di un albergo alle Hawaii, e capì che “va sempre a finire che non sai quello che possiedi fino a che non lo hai perso: hanno asfaltato il paradiso e ci hanno messo un parcheggio”.

Yellow submarine | The Beatles
(Revolver, 1966)

Goodbye yellow brick road | Elton John
(Goodbye yellow brick road, 1973)
La strada dei mattoni gialli viene dal Mago di Oz. L’idea di Elton che molla tutto e torna dal vecchio gufo nel bosco, fa un po’ ridere: chissà il gufo, quando se lo vede comparire davanti.


Oro | Mango
(singolo, 1984)
Nel 1984 Mango presenta alla Fonit un provino che piace molto a Mara Maionchi. La musica, un downtempo dall'arrangiamento elettropop, ispirò Mogol, che decise di riscriverne il testo, credendo nelle potenzialità del pezzo.


Azzurro | Adriano Celentano
(Azzurro, 1968)
Bisognerebbe fare un’analisi della prevalenza dei toni del blu nella poetica della musica italiana, da “Volare” a “Celeste nostalgia” a “I’m blue, dabadì dabadà” (sì, il rischio sono quelle playlist sceme che pubblicano le riviste, tipo “canzoni scritte da uno che si chiama Paolo” ... oddio, ma è proprio quello che faccio qui!).
“Azzurro” l’aveva scritta Paolo Conte: stravendette, divenne un classico, e Conte si risolse a cantarla in concerto un quarto di secolo dopo.


Nel blu dipinto di blu | Domenico Modugno
(1958)
"Nel blu dipinto di blu" fu scritta da Franco Migliacci e Domenico Modugno, che con questa canzone vinse il Festival di Sanremo del 1958 in coppia con Dorelli. Da lì ottenne un successo planetario, fino a diventare una delle canzoni italiane più famose nel mondo. La parola che apre il ritornello, "Volare", divenuta identificativa della canzone, è stata depositata alla SIAE come titolo alternativo della canzone.
Modugno raccontava che l'idea del ritornello "Volare, oh oh" gli era venuta una mattina osservando il cielo azzurro dalla finestra della sua casa a Roma, mentre Migliacci affermava che l'idea era venuta a lui, osservando il quadro Le coq rouge dans la nuit di Marc Chagall. Musicalmente, la canzone rappresentò il punto di rottura della musica italiana tradizionale e l'inizio di una nuova era, recependo il nuovo stile portato dagli "urlatori" e mediandolo con un'esecuzione che risente delle influenze swing di importazione statunitense.

Blue | The Jayhawks
(Tomorrow the green grass, 1995)
La cosa migliore di Louris e Olson non sono tanto le canzoni che scrivevano assieme, o come le suonavano assieme: è come le cantano, assieme, con le due voci appiccicate una sopra all’altra: “Ho sempre pensato di essere qualcuno: viene fuori che mi sbagliavo”. Gran canzonetta, che mette allegri, malgrado lui sia un po’ abbattuto, “sobluuuuue!”.


Purple rain | Prince
(Purple rain, 1984)
Introduzione chitarresca leggendaria, voce nel megafono, la power-ballad definitiva, versione Prince: tutti con gli accendini e lui e la chitarra che imbizzarriscono un finale spettacoloso, buono per chiudere baracca e mandare tutti a casa.


English rose | The Jam
(All mod cons, 1978)
Ballata sentimentale piuttosto anomala nel repertorio Jam, ispirata dal tour americano e dalla lontananza dalla terra natìa e dalla fidanzata. Le parole sono così banali che finiscono per suonare del tutto sincere, e rivelatrici del legame della band con l’isola da cui proveniva.


La vie en rose | Grace Jones
(Portfolio, 1977)
“La vie en rose” è per i francesi quello che per gli italiani è "Nel blu dipinto di blu”, e uno può ragionarci a lungo, soprattutto sull’alternativa cromatica. Fu incisa nel 1946 da Edith Piaf, che ne aveva scritto il testo: la musica è di Louis Guglielmi. Farla cantare a Grace Jones fu una scelta piuttosto fuori moda – invenzione geniale del produttore Tom Moulton, considerato l’inventore del remix e dell’EP - ma funzionò alla grande, grazie al lezioso arrangiamento ballabile, ma ballabile piano. Si raccomanda la versione lunga.


Rosso | Niccolò Fabi
(Il giardiniere, 1997)
Rosso, è un vestito rosso oggi quello che indossi per il mio funerale

Rosso relativo | Tiziano Ferro
(Rosso relativo, 2001)
Il tuo è un rosso relativo

Little red Corvette | Prince
(1999, 1983)
Non che le allusioni sessuali – a parole e gesti – siano mai mancate nel repertorio di Prince, ma in questo caso la metafora automobilistica lo protesse dai censori disattenti. Il pezzo scalò le classifiche in una riedizione successiva assieme a “1999”. Anni dopo la Chevrolet pubblicò dei manifesti che ritraevano una Corvette rossa del ’63 e lo slogan “Nessuno scrive canzoni sulle Volvo”.

Red red wine | UB40
(Labour of love, 1983)
Una vecchia canzone di Neil Diamond, sul bere per dimenticare, che l’arrangiamento UB40 rende ancora più dondolante ed etilica (una versione reggae esisteva già, per voce del giamaicano Tony Tribe). Lo stesso Diamond, nelle esecuzioni dal vivo, si convertì al loro ritmo: ma raccontò come lui la intendesse meno allegra e più malinconica, la sbronza.


Crimson and clover | Tommy James & The Shondells
(Crimson and clover, 1968)
Ne esiste anche una versione in italiano, con un testo scritto dal solito Mogol, del cantante libanese Patrick Samson, con il titolo "Soli si muore".


Profondo rosso | Goblin
(Profondo rosso, 1975)
Il più famoso brano del gruppo musicale di rock progressivo italiano Goblin, parte della colonna sonora del film omonimo di Dario Argento.


Tangerine | Led Zeppelin
(III, 1970)
“Tangerine” risaliva ai tempi in cui Jimmy Page stava con gli Yardbirds, la band a cui appartennero anche Jeff Beck ed Eric Clapton, e da cui poi nacquero i Led Zeppelin.


Back in black | AC/DC
(Back in black, 1980)
Il titolo spiega il ritorno degli AC/DC dopo la morte del cantante Bon Scott: aveva 33 anni e fu trovato morto in una macchina per “intossicazione da alcolici” dopo una notte di eccessi. Quanto alla canzone, ricorda molto “Highway to hell”: attacco sensazionale anche qui, e il resto vien da sé. Negli Stati Uniti Back in black è il quarto album più venduto della storia.

Nero | Gazzelle
(singolo, 2017)
Nemmeno è tutto nero

Black | Pearl Jam
(Ten, 1991)
La canzone più amata del primo disco dei Pearl Jam, malgrado la band non abbia voluto farne un singolo sostenendo che ne sarebbe stata rovinata.
I know someday you’ll have a beautiful life, I know you’ll be a star in somebody else’s sky, but why, why, why can’t it be, oh, can’t it be mine?
E insomma, salvo il cantare assai più tormentato e tenebroso, è ancora lo stesso guaio di Baglioni in “E tu come stai?”.


Ebony and ivory | Paul McCartney ft Stevie Wonder
(Tug of war, 1982)
Celebre duetto musicale di Paul McCartney e Stevie Wonder. Potrebbe sembrare che il brano parli dell'ebano e dell'avorio, i colori dei tasti del pianoforte, ma i più perspicaci di voi hanno compreso che sottintende l'armonia fra bianchi e neri Come disse qualcuno"black notes, white notes, and you need to play the two to make harmony folks!"

Black and white unite | Belle and Sebastian
(Storytelling, 2002)
Nel 2000 Belle and Sebastian accettarono di scrivere le canzoni per un film di Todd Solondz, Storytelling. Il film ebbe vicende complicate, e anche i rapporti con la band furono faticosi. Alla fine, della loro musica fu usato solo qualche minuto. “Black and white unite”, lo scrive qualcuno su un muro, nella canzone.


Black and blue | Counting Crows
(Hard candy, 2002)
C’è quel momento, quando dice “to fall down on your knees” che può essere meravigliosamente commovente o meravigliosamente tragico, a seconda se capite subito le parole o no.


Colorblind | Counting Crows
(This desert life, 1999)
Una canzone bella ma tristissima. Divenne celebre perché fu la colonna sonora del funerale del padre di Dawson in Dawson’s Creek. Già, quello che morì perché si era rovesciato addosso un gelato mentre guidava. Colorblind significa 'daltonico.

Blinded by the light | Manfred+Mann's Earth Band
(The roaring silence, 1976)
"Blinded by the light" è il singolo del debutto di Bruce Springsteen, nel 1973 e non ebbe particolare successo. Nel 1976 il gruppo Manfred Mann's Earth Band realizzò una versione della canzone che raggiunse la prima posizione della Billboard Hot 100, prima e unica volta in cui Bruce Springsteen raggiunse la vetta della classifica statunitense dei singoli, sia pur solo come autore. Incredibile, ma vero. Comunque, per ragioni affettive, il brano nella versione di Manfred Mann è una delle mie personali 'all time favorites'!

Playlist
Brani citati

Euterpe

Qualche tempo fa, ad un rave-party, ho incontrato Euterpe, di professione Musa, specializzazione in Musica e Poesia lirica. Euterpe, “colei che rallegra”, mi ha fatto conoscere alcuni piccoli capolavori, ovvero poesie (vere e proprie poesie, non testi poetici) messe in musica (da ottimi musicisti).

Je suis venu te dire que je m'en vais | Serge Gainsbourg
(Vu de l'extérieur, 1973)
Je suis venu te dire que je m'en vais
Tes sanglots longs n'y pourront rien changer
Comm'dit si bien Verlaine au vent mauvais
Je suis venu te dire ue je m'en vais
Ne esiste una bella cover di Carmen Consoli, dalla colonna sonora del film Saturno contro di Ferzan Ozpetek.

La poesia di Verlaine citata da Gainsbourg è Chanson d’automne.

la poesia

Chanson d’automne
Verlaine

Les sanglots longs
Des violons
De l’automne
Blessent mon cour
D’une langueur
Monotone.

Tout suffocant
Et blême, quand
Sonne l’heure,
Je me souviens
Des jours anciens
Et je pleure,

Et je m’en vais
Au vent mauvais
Qui m’emporte
Deçà, delà,
Pareil à la
Feuille morte.

Il n’y a pas d’amour heureux | George Brassens
(Les amoureux des bancs publics 1954)
Il n’y a pas d’amour heureux è una poesia del 1943 di Louis Aragon, dove il poeta esprime la sua concezione di amore come un assoluto inaccessibile. Ci sono anche numerosi riferimenti alla Resistenza, in particolare nell’ultima strofa. Georges Brassens la mise in musica, ad eccezione dell’ultima strofa (la qual cosa, secondo Aragon, stravolgeva il significato della poesia trasformandola in un canto d'amore). La stessa melodia sarà utilizzata da Brassens per musicare un'altra poesia (La Prière di Francis Jammes). Il brano è stato successivamente interpretato da numerosi artisti, come Françoise Hardy, Barbara, Nina Simone, Poom o Danielle Darrieux (nel film 8 Femmes).

Che bello e come ‘suona’ bene il verso: “Mon bel amour mon cher amour ma déchirure”.

la poesia

Il n’y a pas d’amour heureux
Louis Aragon

Rien n’est jamais acquis à l’homme ni sa force
Ni sa faiblesse ni son coeur et quand il croit
Ouvrir ses bras son ombre est celle d’une croix
Et quand il croit serrer son bonheur il le broie
Sa vie est un étrange et douloureux divorce
Il n’y a pas d’amour heureux

Sa vie elle ressemble à ces soldats sans armes
Qu’on avait habillés pour un autre destin
A quoi peut leur servir de se lever matin
Eux qu’on retrouve au soir désoeuvrés incertains
Dites ces mots ma vie et retenez vos larmes
Il n’y a pas d’amour heureux

Mon bel amour mon cher amour ma déchirure
Je te porte dans moi comme un oiseau blessé
Et ceux-là sans savoir nous regardent passer
Répétant après moi les mots que j’ai tressés
Et qui pour tes grands yeux tout aussitôt moururent
Il n’y a pas d’amour heureux

Le temps d’apprendre à vivre il est déjà trop tard
Que pleurent dans la nuit nos coeurs à l’unisson
Ce qu’il faut de malheur pour la moindre chanson
Ce qu’il faut de regrets pour payer un frisson
Ce qu’il faut de sanglots pour un air de guitare
Il n’y a pas d’amour heureux

Il n’y a pas d’amour qui ne soit à douleur
Il n’y a pas d’amour dont on ne soit meurtri
Il n’y a pas d’amour dont on ne soit flétri
Et pas plus que de toi l’amour de la patrie
Il n’y a pas d’amour qui ne vive de pleurs
Il n’y a pas d’amour heureux
Mais c’est notre amour à tous les deux

The dull flame of desire | Björk ft Antony Hegarty
(Volta, 2007)
Una poesia russa di Fëdor Ivanovic Tjutcev, un grande poeta russo dell’800, messa in musica da Bjork e Antony Hegarty.

La poesia di Tjutcev appare anche nel finale dello splendido film Stalker (1979) di Andrej Tarkovskij, recitata dalla figlia dello stalker. (YouTube)

la poesia

The dull flame of desire
Fëdor Ivanovic Tjutcev

I love your eyes, my dear
Their splendid, sparkling fire
When suddenly you raise them so
to cast a swift embracing glance
like lightning flashing in the sky
but there’s a charm that is greater still
when my love’s eyes are lowered
when all is fired by passion’s kiss
and through the downcast lashes
I see the dull flame of desire.

La pallida fiamma del desiderio

Amo i tuoi occhi, mia cara
Il loro splendido, scintillante fuoco
Quando improvvisamente li alzi
per scoccare uno sguardo rapido e avvolgente
come il lampo che folgora il cielo
ma c’è un incantesimo che è più grande ancora
quando gli occhi del mio amore sono bassi
quando tutto è infiammato dal bacio della passione
e attraverso le ciglia abbassate
io vedo la pallida fiamma del desiderio.

I’ll rise | Ben Harper
(Welcome to the cruel world, 1994)
Una poesia russa di Fëdor Ivanovic Tjutcev, un grande poeta russo dell’800, messa in musica da Bjork e Antony Hegarty.

È l’ipnotico gospel che chiudeva il disco di debutto di Ben Harper. Il testo è una poesia di Maya Angelou, Still I rise.

la poesia

Still I rise
Maya Angelou

You may write me down in history
With your bitter, twisted lies,
You may tread me in the very dirt
But still, like dust, I’ll rise.

Does my sassiness upset you?
Why are you beset with gloom?
‘Cause I walk like I’ve got oil wells
Pumping in my living room.

Just like moons and like suns,
With the certainty of tides,
Just like hopes springing high,
Still I’ll rise.

Did you want to see me broken?
Bowed head and lowered eyes?
Shoulders falling down like teardrops.
Weakened by my soulful cries.

Does my haughtiness offend you?
Don’t you take it awful hard
'Cause I laugh like I’ve got gold mines
Diggin’ in my own back yard.

You may shoot me with your words,
You may cut me with your eyes,
You may kill me with your hatefulness,
But still, like air, I’ll rise.

Does my sexiness upset you?
Does it come as a surprise
That I dance like I’ve got diamonds
At the meeting of my thighs?

Out of the huts of history’s shame
I rise
Up from a past that’s rooted in pain
I rise
I’m a black ocean, leaping and wide,
Welling and swelling I bear in the tide.
Leaving behind nights of terror and fear
I rise
Into a daybreak that’s wondrously clear
I rise
Bringing the gifts that my ancestors gave,
I am the dream and the hope of the slave.
I rise
I rise
I rise.

L'amore con l'amore si paga | Fiorella Mannoia
(Certe piccole voci, 1999)
Splendido brano di Fossati. Pieno di citazioni. Intanto il titolo: Amor con amor se paga è un’opera teatrale ovvero – come lo definì l’autore – un “proverbio en un atto original” di José Martì, eroe nazionale, poeta e scrittore cubano. Ma sopratutto il testo: due strofe intere sono chiaramente ispirate da O Capitano Mio Capitano, la poesia di Walt Whitman.

la poesia

O Capitano Mio Capitano
Walt Whitman

O Capitano Mio Capitano
anche se il viaggio è finito
sento ancora tempesta annunciare
e le donne esultare
le campane suonare
e altre inutili parole d’amore.

O Capitano Mio Capitano
è che non posso lasciare
che nemmeno un sogno scivoli via
sotto nuove bandiere
ancora giorni e sere
per il tempo che ha l’anima mia
e per me.

The applicant | The Blue Aeroplanes
(Swagger, 1990)
I Blue Aeroplanes sono una band inglese guidata da Gerard Langley, un poeta-cantante di grande impatto. Hanno messo in musica The Applicant di Sylvia Plath. I versi di questa poesia sono in assoluta sintonia con le chitarre elettriche.

La poesia di Sylvia Plath dà voce alle sue ansie riguardo al matrimonio: sposarsi potrebbe soffocare la sua poesia in un ciclone di pressioni sociali e coniugali, responsabilità che la intrappolerebbero in un ruolo dal quale è difficile uscire.

la poesia

The applicant
Sylvia Plath

First, are you our sort of a person?
Do you wear
A glass eye, false teeth or a crutch,
A brace or a hook,
Rubber breasts or a rubber crotch,

Stitches to show something’s missing? No, no? Then
How can we give you a thing?
Stop crying.
Open your hand.
Empty? Empty. Here is a hand

To fill it and willing
To bring teacups and roll away headaches
And do whatever you tell it.
Will you marry it?
It is guaranteed

To thumb shut your eyes at the end
And dissolve of sorrow.
We make new stock from the salt.
I notice you are stark naked.
How about this suit—-

Black and stiff, but not a bad fit.
Will you marry it?
It is waterproof, shatterproof, proof
Against fire and bombs through the roof.
Believe me, they’ll bury you in it.

Now your head, excuse me, is empty.
I have the ticket for that.
Come here, sweetie, out of the closet.
Well, what do you think of that ?
Naked as paper to start

But in twenty-five years she’ll be silver,
In fifty, gold.
A living doll, everywhere you look.
It can sew, it can cook,
It can talk, talk , talk.

It works, there is nothing wrong with it.
You have a hole, it’s a poultice.
You have an eye, it’s an image.
My boy, it’s your last resort.
Will you marry it, marry it, marry it.

L'aspirante

Prima di tutto ce li hai i requisiti?
Ce l’hai
un occhio di vetro, denti finti o una gruccia,
un tirante o un uncino,
Seni di gomma, inguine di gomma,

Rattoppi o qualcosa che manca? Ah
No? E allora che mai possiamo darti?
Smetti di piangere
Apri la mano.
Vuota? Vuota. Ma ecco una mano

Che la riempie, disposta
A porgere tazze di tè e sgominare emicranie,
E a fare ogni cosa che gli dirai,
La vorresti sposare?
E’ garantita,

Ti tapperà gli occhi alla fine della vita
E del dolore,
Con quel sale ci rinnoviamo le scorte.
Vedo che sei nuda come un verme.
Che te ne pare di questo vestito –

Un po’ rigido e nero, ma niente male,
Lo vorresti sposare?
E’ impensabile, infrantumabile, abile
Contro il fuoco e imbombardabile
Credi a me, ti ci farai sotterrare.

E adesso, scusa, hai vuota la testa
Ho la cosa che fa per te.
Su, su, carina, esci fuori dal guscio.
Ecco, ti piace questa?
Nuda per cominciare come una pagina bianca.

Ma in venticinque anni d’argento,
D’oro in cinquanta, potrà diventare,
Una bambola viva, sotto ogni aspetto.
Sa cucire, sa cucinare,
Sa parlare, parlare, parlare.

E funziona, non ha una magagna,
Qua c’è un buco, che è una manna.
Qua un occhio, una vera visione.
Ragazzo mio, è l’ultima occasione.
La vorresti sposare, sposare, sposare?

The ground beneath her feet | U2
(All that you can’t leave behind, 2000)
Dopo aver letto il romanzo The ground beneath her feet di Salman Rushdie, Bono decise di mettere in musica la poesia che il protagonista Ormus Cama scrive in memoria della sua amata, appena defunta. La canzone usa questi versi parola per parola, omettendo solo la strofa centrale.

la poesia

The ground beneath her feet
Ormus Cama (Salman Rushdie)

All my life, I worshipped her
Her golden voice, her beauty’s beat
How she made us feel
How she made me real
And the ground beneath her feet

And now I can’t be sure of anything,
Black is white, and cold is heat
For what I worshipped stole my love away
It was the ground beneath her feet

She was my ground, my favorite sound
My country road, my city street
My sky above, my only love
And the ground beneath my feet.

Go lightly down your darkened way
Go lightly underground
I’ll be down there in another day
I won’t rest until you’re found

Let me love you, let me rescue you
Let me bring you where two roads meet
O come back above
Where there is only love
And the ground’s beneath your feet.

Tiger in the night | Katie Melua
(Call off the search, 2003)
Questo brano di Katie Melua è ispirato alla poesia The tiger di William Blake, poeta e pittore inglese della seconda metà del ‘700. (Anche il disegno è di Blake).

la poesia

Tiger in the night
William Blake

Tiger Tiger. burning bright,
In the forests of the night;
What immortal hand or eye.
Could frame thy fearful symmetry?

In what distant deeps or skies.
Burnt the fire of thine eyes?
On what wings dare he aspire?
What the hand, dare seize the fire?

And what shoulder, & what art,
Could twist the sinews of thy heart?
And when thy heart began to beat.
What dread hand? & what dread feet?

What the hammer? what the chain,
In what furnace was thy brain?
What the anvil? what dread grasp.
Dare its deadly terrors clasp?

When the stars threw down their spears
And watered heaven with their tears:
Did he smile His work to see?
Did he who made the lamb make thee?

Tiger Tiger burning bright,
In the forests of the night:
What immortal hand or eye,
Dare frame thy fearful symmetry?

Go no more a-roving | Leonard Cohen
(Dear Heather, 2004)
Questa pare una vecchia canzone di Van Morrison. Invece il testo è una poesia di Lord Byron.



la poesia

Go no more a-roving
Lord Byron

So, we’ll go no more a-roving
So late into the night,
Though the heart be still as loving,
And the moon be still as bright.

For the sword outwears its sheath,
And the soul wears out the breast,
And the heart must pause to breathe,
And love itself have rest.

Though the night was made for loving,
And the day returns too soon,
Yet we’ll go no more a-roving
By the light of the moon.

Non andremo più vagando

Così non andremo più vagando,
Nella notte fonda
Anche se il cuore vuole ancora amore
E la luna splende luminosa.

Perché la spada logora il fodero,
L’animo logora il petto:
Allora deve placarsi il cuore per respirare
E l’amore stesso riposare.

Anche se la notte fu creata per amare,
E il giorno ritorna troppo presto,
Tuttavia non andremo più vagando
Alla luce della luna.

Al Principe | Alice
(Viaggio in Italia, 2003)
Alice, in un suo magnifico album del 2003, Viaggio in Italia, ha inserito tutte splendide e famose canzoni, molte di ‘poesia in musica’. Questa è di Pier Paolo Pasolini.

la poesia

Al Principe
Pier Paolo Pasolini

Se torna il sole
Se discende la sera
Se la notte ha un sapore di notti future
Se un pomeriggio di pioggia sembra tornare
Dai tempi troppo amati mai avuti del tutto
Io non sono più felice
Di goderne né di soffrirne
Perché non sento più davanti a me tutta la vita
Per essere poeti
Bisogna avere molto tempo
Ore e ore di solitudine
Sono il solo modo perché si formi qualcosa
Che è forza, abbandono, vizio e libertà
Per dare stile al caos
Io di tempo ormai ne ho poco
Per colpa della morte
E un po’ anche di questo mondo
Così umano che ai poveri toglie il pane

Enivrez-vous | Stereolab
(Peng!, 1992)
Gli Stereolab hanno ‘aggiunto’ solo la musica a questa poesia di Charles Baudelaire.

la poesia

Enivrez-vous
Charles Baudelaire

Il faut être toujours ivre.
Tout est là:
c’est l’unique question.
Pour ne pas sentir
l’horrible fardeau du Temps
qui brise vos épaules
et vous penche vers la terre,
il faut vous enivrer sans trêve.
Mais de quoi?
De vin, de poésie, ou de vertu, à votre guise.
Mais enivrez-vous.
Et si quelquefois,
sur les marches d’un palais,
sur l’herbe verte d’un fossé,
dans la solitude morne de votre chambre,
vous vous réveillez,
l’ivresse déjà diminuée ou disparue,
demandez au vent,
à la vague,
à l’étoile,
à l’oiseau,
à l’horloge,
à tout ce qui fuit,
à tout ce qui gémit,
à tout ce qui roule,
à tout ce qui chante,
à tout ce qui parle,
demandez quelle heure il est;
et le vent,
la vague,
l’étoile,
l’oiseau,
l’horloge,
vous répondront:
“Il est l’heure de s’enivrer!
Pour n’être pas les esclaves martyrisés du Temps,
enivrez-vous;
enivrez-vous sans cesse!
De vin, de poésie ou de vertu, à votre guise.”

Ubriacatevi

Bisogna essere sempre ubriachi.
Tutto sta in questo: è l’unico problema.
Per non sentire l’orribile fardello del tempo.
Del tempo che rompe le vostre spalle
e vi inclina verso la terra,
bisogna che vi ubriachiate senza tregua.
Ma di che? Di vino, di poesia o di virtù,
a piacer vostro. Ma ubriacatevi.
E se qualche volta sui gradini di un palazzo,
sull’erba verde di un fossato,
nella mesta solitudine della vostra camera,
vi risvegliate con l’ubriachezza già diminuita o scomparsa,
domandate al vento, all’onda, alla stella, all’uccello all’orologio,
a tutto ciò che fugge, a tutto ciò che geme,
a tutto ciò che ruota, a tutto ciò che canta,
a tutto ciò che parla, domandate che ora è;
ed il vento, l’onda, la stella, l’uccello, l’orologio vi risponderanno
“E’ l’ora di ubriacarsi !”
Per non essere gli schiavi martirizzati del tempo, ubriacatevi;
Ubriacatevi senza smettere!
Di vino, di poesia o di virtù, a piacer vostro.

Il suonatore Jones | Fabrizio De André
(Non al denaro, non all'amore, ne al cielo, 1971)
Ispirato alla poesia Fiddler Jones da Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters. Ne esiste anche una cover di Morgan. E anche (sorpresa!) di Jovanotti, assai bella (YouTube)

la poesia

Fiddler Jones
Edgar Lee Masters

The earth keeps some vibration going
There in your heart, and that is you.
And if the people find you can fiddle,
Why, fiddle you must, for all your life.
What do you see, a harvest of clover?
Or a meadow to walk through to the river?
The wind’s in the corn; you rub your hands
For beeves hereafter ready for market;
Or else you hear the rustle of skirts
Like the girls when dancing at Little Grove
. To Cooney Potter a pillar of dust
Or whirling leaves meant ruinous drouth;
They looked to me like Red-Head Sammy
Stepping it off, to “Toor-a-Loor.”
How could I till my forty acres
Not to speak of getting more,
With a medley of horns, bassoons and piccolos
Stirred in my brain by crows and robins
And the creak of a wind-mill–only these?
And I never started to plow in my life
That some one did not stop in the road
And take me away to a dance or picnic.
I ended up with forty acres;
I ended up with a broken fiddle–
And a broken laugh, and a thousand memories,
And not a single regret.

Il suonatore Jones

La terra ti suscita
vibrazioni nel cuore: sei tu.
E se la gente sa che sai suonare,
suonare ti tocca, per tutta la vita.
Che cosa vedi, una messe di trifoglio?
O un largo prato tra te e il fiume?
Nella meliga è il vento; ti freghi le mani
perché i buoi saran pronti al mercato;
o ti accade di udire un fruscio di gonnelle
come al Boschetto quando ballano le ragazze.
Per Cooney Potter una pila di polvere
o un vortice di foglie volevan dire siccità;
a me pareva fosse Sammy Testa-rossa
quando fa il passo sul motivo di Toor-a-Loor.
Come potevo coltivare le mie terre,
- non parliamo di ingrandirle -
con la ridda di corni, fagotti e ottavini
che cornacchie e pettirossi mi muovevano in testa,
e il cigolìo di un molino a vento – solo questo?
Mai una volta diedi mani all’aratro,
che qualcuno non si fermasse nella strada
e mi chiedesse per un ballo o una merenda.
Finii con le stesse terre,
finii con un violino spaccato -
e un ridere rauco e ricordi,
e nemmeno un rimpianto.

The lake | Antony and the Johnsons
(The Lake, 2004)
Questo brano è la versione musicale, pressochè parola per parola, di una poesia di Edgar Allan Poe.

la poesia

To the lake
Edgar Allan Poe

In spring of youth it was my lot
To haunt of the wide world a spot
The which I could not love the less-
So lovely was the loneliness
Of a wild lake, with black rock bound,
And the tall pines that towered around.
But when the Night had thrown her pall
Upon that spot, as upon all,
And the mystic wind went by
Murmuring in melody-
Then–ah then I would awake
To the terror of the lone lake.
Yet that terror was not fright,
But a tremulous delight-
A feeling not the jewelled mine
Could teach or bribe me to define-
Nor Love–although the Love were thine.
Death was in that poisonous wave,
And in its gulf a fitting grave
For him who thence could solace bring
To his lone imagining-
Whose solitary soul could make
An Eden of that dim lake.

Il lago

Nel fior di giovinezza, ebbi in sorte
d'abitar del vasto mondo un luogo
che non poteva ch'essermi caro e diletto -
tanto m'era dolce d'un ermo lago
la selvaggia bellezza, cinto di nere rocce,
con alti pini torreggianti intorno.
Ma poi che Notte, come su tutto,
aveva lì disteso il suo manto,
e il mistico vento e melodioso
passava sussurrando - oh, allora,
con un sussulto io mi destavo
al terrore di quel solitario lago.
Pure, non mi dava spavento quel terrore,
ma anzi un tiepido diletto -
un diletto che nè miniere di gemme
nè lusinghe o donativi mai potrebbero
indurmi a definir qual era -
e neanche Amore - fosse anche l'Amor tuo.
Morte abitava in quelle acque attossicate,
e una tomba nel profondo gorgo
era disposta per chi sapesse ricavarne
un sollievo al suo immaginare:
il solingo spirito sapesse fare
un Eden di quell'oscuro lago.

Golden hair | Alice
(Viaggio in Italia, 2003)
Altra cover di Alice da Viaggio in Italia. "Golden hair" è una canzone di Syd Barrett, inserita nell'album The madcap laughs del 1970, ma da lui scritta nel 1961, all'età di 15 anni. Il testo è tratto da una poesia di James Joyce dalla raccolta Musica da camera.

la poesia

Goldenhair
James Joyce

Lean out of the window,
Goldenhair,
I hear you singing
A merry air.

My book was closed,
I read no more,
Watching the fire dance
On the floor.

I have left my book,
I have left my room,
For I heard you singing
Through the gloom.

Singing and singing
A merry air,
Lean out of the window,
Goldenhair.

Elemosina | Max Gazzé
(Max Gazzé, 2000)
Max Gazzé ha cantato in italiano questa poesia di Mallarmé. Buon risultato a mio parere. Il Battisti che cantava Panella, altro grande affastellatore di parole, ne sarebbe rimasto colpito.

la poesia

Aumône
Stéphane Mallarmé

Prends ce sac, Mendiant ! tu ne le cajolas
Sénile nourrisson d’une tétine avare
Afin de pièce à pièce en égoutter ton glas.

Tire du métal cher quelque péché bizarre
Et, vaste comme nous, les poings pleins, le baisons
Souffles-y qu’il se torde ! une ardente fanfare.

Eglise avec l’encens que toutes ces maisons
Sur les murs quand berceur d’une bleue éclaircie
Le tabac sans parler roule les oraisons,

Et l’opium puissant brise la pharmacie !
Robes et peau, veux-tu lacérer le satin
Et boire en la salive heureuse l’inertie,

Par les cafés princiers attendre le matin ?
Les plafonds enrichis de nymphes et de voiles,
On jette, au mendiant de la vitre, un festin.

Et quand tu sors, vieux dieu, grelottant sous tes toiles
D’emballage, l’aurore est un lac de vin d’or
Et tu jures avoir au gosier les étoiles !

Faute de supputer l’éclat de ton trésor,
Tu peux du moins t’orner d’une plume, à complies
Servir un cierge au saint en qui tu crois encor.

Ne t’imagine pas que je dis des folies.
La terre s’ouvre vieille à qui crève la faim.
Je hais une autre aumône et veux que tu m’oublies

Et surtout ne va pas, frère, acheter du pain.

Elemosina Prénditi questa borsa, Mendicante! tu accorto
Non l'hai toccata, antico lattante a poppa avara,
Per trarne goccia a goccia il tuo rintocco a morto.

Cava tu dal metallo qualche colpa bizzarra
E vasta come noi lo stringiamo sul cuore
Sòffiavi che si torca! un'ardente fanfara.

Chiesa ed incenso che tutte queste dimore
Sui muri quando culla un'azzurra chiarezza
Il tabacco in silenzio dilati le preghiere,

E l'oppio onnipossente ogni farmaco spezzi!
Stracci e pelle, vuoi tu buttare il cappottino
E ber nella saliva una felice inerzia,

E nei caffè sontuosi attendere il mattino?
I soffitti arricchiti di naiadi e di veli,
Si butta, al mendicante di vetrina, un festino.

Quando esci, vecchio dio, tremante sotto i teli
D'imballaggio, l'aurora è un lago di vin d'oro
E tu giuri d'avere nella tua gola i cieli!

Non avendo contato il lampo del tuo tesoro
Almeno puoi ornarti d'una piuma, e a ricordo
Portare un cero al santo in cui tu credi ancora.

Non pensar ch'io vaneggi in parole discordi.
La terra s'apre antica a chi muore di fame.
Odio un'altra elemosina, voglio che tu mi scordi,

Fratello, e innanzitutto non comprare del pane!

She walks in beauty | Sissel
(Vaniti fair, 2004)
Nella colonna sonora di Mychael Danna per il film Vanity Fair (2004) di Mira Nair, ci sono alcuni brani musicali i cui testi sono celebri poesie. Qui Sissel, una famosa soprano norvegese, canta una poesia di Lord Byron, del 1814.

la poesia

She walks in beauty
Lord Byron

She walks in beauty, like the night
Of cloudless climes and starry skies;
And all that’s best of dark and bright
Meet in her aspect and her eyes;
Thus mellowed to that tender light
Which heaven to gaudy day denies.

One shade the more, one ray the less,
Had half impaired the nameless grace
Which waves in every raven tress,
Or softly lightens o’er her face;
Where thoughts serenely sweet express,
How pure, how dear their dwelling-place.

And on that cheek, and o’er that brow,
So soft, so calm, yet eloquent,
The smiles that win, the tints that glow,
But tell of days in goodness spent,
A mind at peace with all below,
A heart whose love is innocent!

Ella incede in bellezza

Ella incede in bellezza, come la notte
di climi tersi e di cieli stellati;
E tutto il meglio del buio e della luce
s’incontra nel suo viso e nei suoi occhi:
Così addolciti da quel tenero bagliore
che il cielo nega al giorno fatto.

Un’ombra in più, un raggio in meno,
avrebbero turbato la grazia indicibile
che ondeggia in ogni ricciolo corvino,
O dolcemente schiarisce sul suo viso;
dove pensieri serenamente dolci mostrano
quanto pura, quanto cara sia la loro dimora.

E su quella guancia, e su quella fronte,
così dolce, così calma, eppure eloquente,
i sorrisi che incantano, i colori che brillano,
e raccontano di giorni spesi nella bontà,
Una mente in pace con il mondo,

Un cuore colmo di amore innocente!

Plaisir d'amour | Franco Battiato
(Come un cammello in una grondaia, 1991)
Celebre canzone cantata da tanti e eterogenei interpreti: oltre Battiato, Joan Baez, Marianne Faithfull, Nana Mouskouri, Brigitte Bardot, Mireille Mathieu ... . Pochi sanno però che si tratta di una canzone d’amore composta da attorno al 1785 da Martini il Tedesco su un testo del poeta romantico francese Jean-Pierre Claris de Florian, contenuto in una delle sue Six nouvelles. La canzone era una delle preferite della regina Maria Antonietta: si racconta che ai tempi della Rivoluzione francese i parigini potessero sentire la sventurata sovrana cantare "Plaisir d’amour" dalla sua prigione.

la poesia

Plaisir d'amour
Jean-Pierre Claris de Florian

Plaisir d'amour ne dure qu'un moment.
chagrin d'amour dure toute la vie.

J'ai tout quitté pour l'ingrate Sylvie.
Elle me quitte et prend un autre amant.

Plaisir d'amour ne dure qu'un moment.
chagrin d'amour dure toute la vie.

Tant que cette eau coulera doucement
vers ce ruisseau qui borde la prairie,

Je t'aimerai, me répétait Sylvie.
L'eau coule encore. Elle a changé pourtant.

Plaisir d'amour ne dure qu'un moment.
chagrin d'amour dure toute la vie.

La gioia dell'amore

La gioia dell'amore non dura che un momento,
La pena d'amore dura tutta la vita.

Ho lasciato tutto per l'ingrata Silvia,
E lei mi lascia e prende un altro amante.

La gioia dell'amore non dura che un momento,
La pena d'amore dura tutta la vita.

"Finché quest'acqua scorrerà lentamente
Verso quel ruscello che costeggia il prato

Io ti amerò", mi ripeteva Silvia.
L'acqua scorre ancora. Lei invece è cambiata.

La gioia dell'amore non dura che un momento,
La pena d'amore dura tutta la vita.

Playlist


Brani citati


13. The lake - Antony & The Johnson