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Morcheeba

(1996-2014, Folkstone, Inghilterra)

I Morcheeba sono stati un gruppo musicale, esponenti del trip hop inglese degli anni novanta e duemila. Nell'ultimo periodo hanno modificato le proprie sonorità fino ad attuare una musica marcatamente pop ed elettronica.

Trigger hippie
(Who can you trust?, 1996)
Tune in, drop out of love
Pull the trigger, I'm a hippie
So said a truth, in blood
Alive and well, you push the buttons

Let me see
(Big calm, 1998)
Oh, let me see
All of the places that I can be
Oh, let me know
All of the places where we can go

The sea
(Big calm, 1998)
I left my soul there,
Down by the sea
I lost control here
Living free.

Rome wasn’t built in a day
(Fragments of freedom, 2000)
Grande ritorno dei Morcheeba dopo un anno di silenzio artistico, in una nuova veste. Il brano infatti si allontana dal trip hop e dalle atmosfere cupe che avevano caratterizzato il gruppo, per dare spazio a sonorità inedite più spensierate tipiche del pop e del rhythm and blues.

Otherwise
(Charango, 2002)
It ain't gonna hurt now
If you open up your eyes
You're making it worse now
Everytime you criticise
I'm under your curse now
But I call it compromise
I thought that you were wise
But you were otherwise


Brani citati
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Tricky

(1968, Bristol, Inghilterra)

Adrian Thaws, in arte Tricky, è un musicista noto per il suo canto in stile sussurrato e per il suo sound cupo e stratificato. La musica da lui prodotta è una fusione di differenti culture tra cui rock, pop e trip hop.

Hell is round the corner
(Maxinquaye, 1995)
I stand firm for our soil
lick a rock on foil
Say reduce me, seduce me,
Dress me up as Tootsie in Stussey.
Hell is round the corner where I shelter.

Nothing matters
(False Idols, 2013)
When nothing really matters
When nothing really matters
These broken hearts are shattered
As long as you love me
But something needs to matter
When love deceives it batters
These gunshots are a shatter
So you must love me

Same as it ever was
(ununiform, 2017)


Brani citati
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Groove Armada

(1996, Londra, Inghilterra)

Groove Armada sono un duo musicale originario di Cambridge, formato da Andy Cato e Tom Findlay. Groove Armada era il nome di una discoteca kitsch di Newcastle in voga negli anni ‘70, dove il duo incontrò il suo primo pubblico.

At the river
(Vertigo, 1999)
Il passaggio originale – “if you’re fond of sand dunes and salty air...” – era in “Old Cape Cod”, una canzone del 1957 cantata da Pattie Page. Il trombone è fantastico. Loro sono due, di Cambridge.

My friend
(Goodbye country (hello nightclub), 2001)
Whenever I'm down
I call on you my friend
A helping hand you lend
In my time of need

Superstylin'
(Goodbye country (hello nightclub), 2001)


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Portishead

(1991, Bristol, Inghilterra)

I Portishead sono un gruppo musicale trip hop inglese, formatasi dall'incontro di Beth Gibbons e Geoff Barrow (che prima collaborava con i Massive Attack e con Tricky).

Numb
(Dummy, 1994)
I can't understand myself anymore
'Cause I m still feeling lonely
Feeling so unholy

Glory box
(Dummy, 1994)
Roba che non si era mai ascoltata, all’epoca: poi divenne luogo comune del “sentimolo strano”, ma è ancora emozionante. Stessa base del coevo e vicino di casa Tricky> in Hell Is Round the Corner, che veniva da una vecchia cosa di Isaac Hayes.

Sour times
(Dummy, 1994)
To pretend no one can find
The fallacies of morning rose
Forbidden fruit, hidden eyes
Courtesies that I despise in me
Take a ride, take a shot now
'Cause nobody loves me
Its true
Not like you do

Roads
(Dummy, 1994)


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Thievery Corporation

(1997, Washington, USA)

I Thievery Corporation sono un duo musicale statunitense di musica elettronica e downtempo, formato da Rob Garza e Eric Hilton.

Lebanese blonde
(The mirror conspiracy, 2000)
Too low to find my way
Too high to wonder why
I've touched this place before
Somewhere in another time

Until the morning
(The richest man in Babylon, 2002)
It's gonna be alright alright
Sleep until the morning comes
The sun will warm your soul
Sleep until the morning comes for you

ascolta anche: Zero 7 || Nightmares On Wax || Morcheeba || Lemon Jelly || Tosca || Koop || AIR || Bonobo

Brani citati
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Zero 7

(1988, Londra, Inghilterra)

Gli Zero 7 sono un duo musicale inglese di musica elettronica formato da Henry Binns e Sam Hardaker. La loro musica si ispira alle sonorità degli anni settanta, con brani che si possono accostare a formazioni celebri come gli AIR. In genere vengono classificati sotto l'etichetta di downtempo. Nei loro brani, per le parti vocali si servono di prestigiose collaborazioni.

In the waiting line
(Simple things, 2001)
Do you believe
In what you see
There doesn't seem to be
anybody else who agrees with me

Destiny
(Simple things, 2001)


Brani citati
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Massive Attack

(1987, Bristol, Inghilterra)

Geni veri, e come tutti i geni, responsabili di capolavori e brani inascoltabili, ancorché geniali. Protagonisti di quella cosa che si chiamò il sound di Bristol, assieme a Tricky e Portishead, mescolarono elettronica a vocalizzi e influenze soul e hip-hop. Apparvero abbastanza “strani” e rivoluzionari da diventare rapidamente di moda presso quelli che se la tirano un po’: potevano marciarci una vita e invece seppero trattenersi facendo pochissimi dischi.

Unfinished sympathy
(Blue lines, 1991)
Una delle più belle canzoni degli ultimi vent’anni secondo molti sondaggi delle riviste britanniche. In effetti, è formidabile. È un pezzo assolutamente moderno, decisa- mente ballabile nel ritmo e nell’arrangiamento ma con ingredienti classici come il sottofondo di archi e pianoforte e la voce soul di Shara Nelson, che piomba in mezzo alla canzone – sentimentale, ma tene- brosa – come raggio di sole nella tempesta.

Hymn of the big wheel
(Blue lines, 1991)
Un po’ reggae, un po’ rap, finisce per essere il pezzo più canticchiabile del deflagrante primo disco dei Massive Attack, malgrado la monotonia. Parla del mondo che gira e delle cose che cambiano, fratello.

Protection
(Protection, 1994)
Se i Massive Attack avessero composto in tutta la carriera solo “Unfinished sympathy” e “Protection”, basterebbe a metterli nelle enciclopedie. Ma che dico (nelle enciclopedie ci va chiunque): a intitolargli una piazza. “Midtempo”, dicono gli inglesi di quei lenti sostenuti però da una base ritmica “importante”. Ma è un lento, in sostanza: un grande lento moderno che deve moltissimo alla voce e alla mano di Tracey Thorn degli Everything but the Girl. Ce ne sono diverse versioni extended e remix, tra cui una piovosa e di nove minuti a opera di Brian Eno.

Better things
(Protection, 1994)
Uno poi si ricorda solo della voce di Tracey Thorn, e di quei “tèng” di chitarra, e in effetti il resto dell’arrangiamento è molto più discreto che nelle altre cose dei Massive Attack. Lei cerca di spiegare a lui che arriveranno cose migliori, basta avere pazienza e accontentarsi dell’amore, senza pretendere ma- gie o presunte libertà.

Heat miser
(Protection, 1994)
Una specie di “Profondo Rosso” dei Goblin (ma sembra anche Gazebo, a un certo punto), più raffinata e alla fine ancora più tetra, so- prattutto per via di Darth Vader che ansima in qualche angolo là dietro.

Karmakoma
(Protection, 1994)
Una colonna sonora da catena di montaggio in un villaggio africano, meccanica ed eterna. I rappers sono ancora 3D e Tricky, che poi si metterà in proprio e ne scopiazzerà qualcosa.

Teardrop
(Mezzanine, 1998)
Lei questa volta è Elizabeth Fraser dei Cocteau Twins, una band resa celebre dai suoi ardimenti vocali fiabeschi. L’idea è che se la fate sentire agli impiegati di banca, potete procedere con tutta calma a svaligiare il caveau.
Ne esiste anche una cover - originale ed affascinante - di José González.

Angel
(Mezzanine, 1998)
You are my angel
Come from way above
To bring me love

A prayer for England
(100th window, 2003)
Scritta e cantata da Sinead O’Connor, parlava di bambini maltrattati e andò a sbattere contro l’arresto di Robert Del Naja – noto come 3D, membro stabile della band – per possesso di materiale pornografico a soggetto pedofilo. Fu prosciolto qualche tempo dopo.

Sam
(Danny the dog, 2005)
Nel 2005 i Massive Attack misero insieme la colonna sonora di un bel film francese, Danny the dog. Le richieste del caso limitarono piuttosto l’inventiva, e fuori dal film se ne godono solo poche tracce, tra cui questa.

Paradise Circus
(Heligoland, 2010)
Love is like a sin, my love
For the ones that feel it the most
Look at her with her eyes like a flame
She will love you like a fly
will never love you again


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Altri brani, non su Spotify

A prayer for England - Sinead O'Connor

Moby

(1965, Darien, Connecticut, USA)

Moby era un deejay newyorkese che aveva già inciso dei cd dance un po’ techno, un po’ ambient, e un po’ tutte queste definizioni necessarie alla sopravvivenza della critica musicale e incomprensibili alle persone normali. Musica originale, nel suo genere, ricca di citazioni e suoni accatastati da varie provenienze: ottima nelle discoteche, ostica per il grande pubblico. Poi, nel 1999 Moby fece un disco appiccicando frammenti di vecchi blues e ritmi elettronici, saldandone le ripetitività. Ebbe a cuore di non essere troppo ansiogeno, di salvaguardare la melodia, di fare per la prima volta della musica addirittura canticchiabile. Negli Stati Uniti ricevette diversi premi ed encomi critici. Diventò lentamente di culto in un’estesa nicchia modaiola e futurista, ma ci volle la colonna sonora di The Beach e una valanga di spot pubblicitari che usarono le sue canzoni per farlo diventare il primo grande boom discografico del nuovo millennio. Dopo passò un po’ di moda e non se ne preoccupò.

Why does my heart feel so bad?
(Play, 1999)
Grande attacco di pianoforte, che funziona sempre anche se gli anni d’oro della house erano passati. E poi un blues potente, sostenuto dall’escalation scratchata di “these open doors”.

Porcelain
(Play, 1999)
Fu quando la musica elettronica divenne radiofonica. Se all’inizio sembra una cosa suonata all’incontrario è perché è una cosa (tastiere) suonata all’incontrario. Poi si accatastano suoni e suoni, fino allo straordinario passaggio celestiale ai due minuti e undici.

Honey
(Play, 1999)
Let my honey come back, sometimes I want him right back jack, sometimes I get a hump in my back, sometimes I’m going over the hill, sometimes.
Ritmo formidabile, molto Fatboy Slim, l’altro genio del campionamento in circolazione nello stesso periodo.

Natural blues
(Play, 1999)
In effetti è un remix della canzone a cappella originariamente intitolata "Trouble so hard"della folk singer americana Vera Hall

We are all made of stars
(18, 2002)
People that come together, people that fall apart, no one can stop us now, ‘cause we are all made of stars.
Il primo singolo dal cd successivo a quello della conquista del mondo fu una cosa fatta più a forma di canzone, con meno campionamenti e trucchetti, e Moby che cantava intorno a un gran riff di chitarra. Lui lo definì un pezzo new wave, ed è vero: avrebbero potuto farlo gli Psychedelic Furs.

I’m not worried at all
(18, 2002)
Il meccanismo di Play però fu applicato ancora, questa volta attingendo più al repertorio soul che a quello blues, e aggiungendo i soliti pianoforte e tastiere elettroniche eteree. “I’m not worried at all” è la musica che suona durante un sogno.

In my heart
(18, 2002)
Giro frenetico di piano e canto soul che monta e monta, buono per una ripresa che allarghi progressivamente il campo, sempre di più, sempre di più, “just in my heart, oh Lord, just in my heart, oh Lord!”.

Lift me up
(Hotel, 2005)
Hotel invece se lo suonò e cantò tutto da sé, senza campionamenti (solo con un batterista di rincalzo), e qualcosa si perse: ma è vero che l’idea precedente era stata forse spremuta a sufficienza. “Lift me up” fu il primo singolo, con un refrain appiccicoso, se solo si capisse cosa dice (”Lift me up, lift me up, higher nowama”).

Forever
(Hotel, 2005)
Sempre più verso una post-new wave, in questo caso del genere tenebroso e ipnotico. Solo il testo è romanticamente sdolcinato, una buona idea: “ho guardato il sole sfiorarti mentre dormivi”.

Slipping away
(Hotel, 2005)
Hold on to people they’re slipping away
Hold on to this while it’s slipping away
Questo brano Moby lo ha “duettato” con alcune “star” della canzone europea come Eva Amaral e Mylène Farmer.

Mistake
(Wait for me, 2009)
Non si capisce bene se abbia sbagliato a lasciare qualcuno e ora sia disperato e prometta di stare più attento in futuro, o se sia stato lasciato da qualcuno e ora sia disperato e prometta di stare pù attento ai guai in cui si metterà d’ora in poi. Comunque è disperato.


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