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Tom Petty

(1950-2017, Gainesville, Florida, USA)

Adorato rocker americano della generazione di mezzo, da ragazzo vide Elvis che era venuto a girare un film vicino alla sua città e decise cosa voleva fare da grande. La maggior parte dei dischi li ha fatti con la fedele band degli Heartbreakers, ma ha anche partecipato alla rimpatriata di vecchie glorie (Bob Dylan, George Harrison, Jeff Lynne e Roy Orbison) sotto il nome di Traveling Wilburys. Fuori dall’America è conosciuto vagamente, per alcune cose rilanciate in video nel periodo della prima MTV.

I need to know
(You’re gonna get it!, 1978)
Va come una lippa – “I-need-to-know! I-need-to-know!” –, che al primo ascolto veniva il sospetto di aver sbagliato i giri del piatto (ora non c’è più il rischio). Il testo risale al frequente caso tematico del “mi dicono che te ne vuoi andare”: ma com’è che quando lei se ne vuole andare lo dice sempre a qualcun altro (che poi spiffera)?

Refugee
(Damn the torpedoes, 1979)
Rocchetto di organo elettrico, su un amore andato male ma bisogna farsene una ragione, sono cose che capitano: “you don’t have to live like a refugee”.

You got lucky
(Long after dark, 1982)
Brrrr, che spavento: un disco di Tom Petty con le tastiere elettroniche. I fans si fecero venire un colpo, gli altri si godettero una gran canzone: “remember, good love is hard to find”. Vai, vai pure. Vai pure. Ma ricordati, bellezza: sei stata fortunata, a incontrarmi. L’assolo di chitarra voleva somigliare a certi western di Sergio Leone.

Don’t come around here no more
(Southern accents, 1985)
“Non farti vedere più in giro”: ballata inquietante e psichedelica, anomala nella costruzione della strofa e del refrain (qual è una e qual è l’altro?). Quello che suona il sitar è Dave Stewart degli Eurythmics. C’è un gran cambio di ritmo nel finale, che sembrano arrivati i Police. Secondo la leggenda Petty era sempre scontento del risultato delle registrazioni e si fratturò una mano dando un pugno nel muro.

Needles and pins
(Pack up the plantation, 1986)
Ballatona dal suono country che dal 1963 in poi era stata cantata da molti altri (l’avevano scritta Jack Nitzsche, che poi sarebbe diventato un grande produttore e autore di colonne sonore, e Sonny Bono, quello di Cher). Tom Petty e Stevie Nicks la fecero assieme dal vivo con gran passione, e poi uscì come singolo.

Runaway trains
(Let me up (I had enough), 1987)
Lui se n’è andato e l’ha lasciata da sola. Adesso spera di dimenticarsela. Lei gli ha detto che lo capiva, che è abituata a restar sola, e che è molto più forte di quello che lui pensi. Insomma, viene un sospetto, su chi abbia aperto la porta, dei due.

Into the great wide open
(Into the great wide open, 1991)
Un raccontino di ascesa alla celebrità rock, prodotto da Jeff Lynne dell’Electric Light Orchestra, e si sente. Nel video c’erano Johnny Depp e Faye Dunaway.

Something in the air
(Greatest hits, 1993)
“Sta arrivando la rivoluzione, ed è giusta”. “Something in the air” era un classico dei Thunderclap Newman (la band “laterale” di Pete Townshend) usato nel film del 1969 The magic christian, con Peter Sellers e Ringo Starr, e poi in Fragole e sangue (anni dopo, ancora in Almost famous).

Hard on me
(Wildflowers, 1994)
“Hard on me” è una ballata con un bell’andamento soul, e una specie di preghiera al Signore che non gli complichi la vita e non gli chieda troppo, perché la sua pazienza è umana e tutto ciò di cui ha bisogno è solo un amico che gli metta un braccio intorno alle spalle.

Wake up time
(Wildflowers, 1994)
Canzone conclusiva, di pianoforte (e archi arrangiati da Michael Kamen, divo delle colonne sonore hollywoodiane). Sul momento in cui bisogna svegliarsi, e aprire gli occhi.


Brani citati
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This is ...
Radio

Get on the dancefloor

Grandi canzoni buone per ogni festa.

& Smalltown boy | Bronski Beat
(The age of consent, 1984)
Capolavoro pop, fece il botto nel 1984 con la voce formidabile di Jimi Somerville e la storia di persecuzioni di un giovane omosessuale inglese (il video rincarava indimenticabilmente la dose). La versione lunga ha tre minuti di prologo lento, imperdibili.

Loaded | Primal Scream
(Screamadelica, 1991)
“Just what is it that you want to do? We wanna get loaded and have a good time. We wanna have a party (yeah!). That’s what we wanna do”. Gran serie di invenzioni dovute al lavoro di Andrew Weatherhall: l’attacco di Peter Fonda che dice di voler solo strafarsi e godersela (tratto dal film I selvaggi), i fiati, il coro gospel, la schitarrata. Ne uscirono diversi remix altrettanto fantasiosi (uno con cornamuse, notevole).

Tainted love | Soft Cell
(Non-stop erotic cabaret, 1981)
“Amore contaminato” in origine lo cantava Gloria Jones, moglie di Marc Bolan e alla guida nell’incidente in cui lui morì: direi amore letale più che contaminato ... . In un ipotetico museo musicale stanno senz’altro le due note su cui è sostenuta tutta “Tainted Love”, difficile trovare un altro caso in cui due sole note, appunto, siano così immediatamente riconoscibili. Il resto, vien da sé.

Frederick | Patti Smith
(Wave, 1979)
Per quelli che amano ballare il rock. Patti Smith la dedicò a suo marito Fred “Sonic” Smith, che morì poi d’infarto a 45 anni.

Ma il cielo è sempre più blu | Rino Gaetano
(Rino Gaetano, 1975)
Diciamocelo, "Gianna" non si può sopportare. Ma "Sfiorivano le viole" e "Ma il cielo è sempre più blu" sono grandissime (e lo sono musicalmente, non per quei cliché sul genio poetico surreale di Rino Gaetano).

Comfortably numb | Scissor Sisters
(Scissor Sisters, 2004)
Loro sono una band newyorkese piuttosto kitsch di grande successo negli ambienti gay (il nome viene da una posizione sessuale lesbica). Presero un drammatico pezzo di The Wall dei Pink Floyd, e ne fecero una cosa dance e sfrontata a metà tra i Bee Gees e i Pet Shop Boys.

Waterloo | ABBA
(Waterloo, 1974)
Adesso, a voler fare le persone serie, questa è l’unica grande canzone degli ABBA: è vero che ci vinsero l’Eurofestival, ma pensatela riarrangiata rock come merita (e non con quei miseri ritocchi che le diedero Doctor and the Medics), e mettetela in mano ai White Stripes.

Survivor | Mike Francis
(Let’s not talk about it, 1984)
Della dance italiana degli anni Ottanta si salvano qualcosa di Gazebo e "Survivor" di Mike Francis, che si chiamava Francesco Puccioni. Il resto, da P.Lion a Baltimora a Den Harrow, va bene al massimo per farsi quattro risate.

& Let me go | Heaven 17
(The luxury gap, 1983)
"Pà-putumpà-pum-pà-pumpatappà!" La canzone riempipista degli anni Ottanta, repertorio formidabile di invenzioni strumentali e melodiche. Non si sa cosa sia meglio: il coro "pà-putumpà-pum-pàpumpatappà"? Lo wah-wah in sottofondo? Il bridge daytime-nightime con i controcanti? Il trampolino prima del refrain got-to-gotto…? “Once-we-were-years-aheadbut-now-those-thoughts-are-deadlet-me-go”? Imperdibile la versione lunga. Nel 2006 i Nouvelle Vague ne hanno fatto una imprevedibile versione da piano bar.

A world celebration | Cunnie Williams
(A world celebration, 1999)
Lui è un nero di Los Angeles, ma ha trovato spazio in Germania e Francia nei primi anni del Duemila, con un vocione per cui spesso si cita Barry White, e con dei ritmi soul-dance un po’ retrò. "A world celebration" ha un giro di chitarra da Studio 54, e un fantastico remix di Mousse T.

Hey Joe | Willy DeVille
(Backstreets of desire, 1992)
Se la festa è sulla spiaggia, non c’è niente come la travolgente versione caraibica di "Hey Joe" fatta da Willy DeVille: quella che sta dentro il suo Live è meglio ancora di quella in Backstreets of desire.

Crazy in love | Beyoncé ft. Jaz-Z
(Dangerously in love, 2003)
Una roba da scuotere i muri, il più formidabile successo dance degli ultimi anni. Il poderoso campionamento di fiati viene da "Are you my woman" dei Chi-Lites. Quello che rappa è Jay-Z, marito della signora.

Come into my life | Gala
(Come into my life, 1997)
La techno-soft italiana degli anni Novanta (unz, unz, unz) ha avuto qualche bel momento, come questa invenzione del deejay Molella. “Su le braccia!”

Can’t take my eyes off you | Muse
(Dead star/In your world, 2003 EP)
La versione più celebre è quella dei Four Seasons di Frankie Valli, usata in Il cacciatore di Michael Cimino. Poi ce ne sono state mille covers: quella più precipuamente ballabile è dei Boys Town Gang, ma se volete spiazzare gli invitati provate quella rock e cattiva dei Muse.

The lifeboat party | Kid Creole & the Coconuts
(The lifeboat party, 1983)
Di solito ci si ricorda soprattutto delle vistose Coconuts, o di "Stool pigeon". "The Lifeboat Party" ha un ritmone per cui bisogna essere allenati e una sezione fiati strepitosa.

Edge of seventeen | Stevie Nicks
(Bella Donna, 1981)
In School of rock l’altrimenti algida preside Joan Cusack perde la testa solo quando ascolta "Edge of seventeen". E la si può capire.

AA. Hang on in there baby | Curiosity killed the cat
(Hang on in there baby, 1992)
La prima versione era di un famoso autore e produttore soul, Johnny Bristol, che la cantò nel 1974. La versione dei Curiosity – volatile popband inglese, che aveva Andy Warhol tra i suoi fans – ha più frizzi e lazzi.

You spin me round (like a record) | Dead or aliveA
(Youthquake, 1985)
Stock, Aitken e Waterman erano la gallina dalle uova d’oro del peggior dance-pop britannico. Ma nel genere “peggior dance-pop britannico” produssero alcuni tormentoni indimenticabili. Uno lo affidarono a un quartetto di imitatori di Boy George: e non te lo levi dalla testa.

Snobbery and decay | Act
(Snobbery and decay, 1988)
Gli Act durarono pochissimo, e così le loro le pretese estetico-culturali, tipiche delle band che giravano intorno alla ZTT, l’etichetta di Trevor Horn. Erano due, Thomas Leer e Claudia Brücken, che già aveva fatto cose originali con i Propaganda (cose tipo "P.Machinery" e "Duel". Il loro primo singolo, tonante, teatrale, è una pacchia.

Justified and ancient | KLF
(1991)
Anche i KLF avevano delle pretese artistico-situazioniste, e in Gran Bretagna li ricordano più per i casini che combinarono nelle loro apparizioni pubbliche che non per la musica. Il maggiore successo internazionale lo trovarono con l’evoluzione di un loro vecchio pezzo, in cui cooptarono a cantare la leggenda del country Tammy Wynette (quella di “Stand by your man”): un gran casino, tutto da ballare.

Playlist


Brani citati


Altri brani, non su Spotify

AA. Hang on in there baby | Curiosity killed the cat